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02.11.2020 - 06:00
Aggiornamento: 10:27

Lugano, la testata si ripercuote sul Molino

La collega colpita presenterà querela, la politica e le associazioni di categoria condannano l'episodio di violenza venerdì a Molino Nuovo

Peggio di così non avrebbe potuto andare. La protesta si è trasformata in un boomerang. E il movimento per l'autogestione ha perso quel (poco) credito su cui ancora poteva contare. Non ci sono giustificazioni per quella testata che, venerdì sera in piazza Molino Nuovo a Lugano mentre svolgeva il proprio lavoro, ha dovuto subire la collega de 'laRegione' Federica Ciommiento che domani sporgerà denuncia penale. Una testata da parte di una manifestante che le ha provocato una frattura al setto nasale. A poco servono le scuse chieste da alcuni manifestanti, dopo l'inaudito e senza precedenti episodio di violenza. Un episodio che ha svuotato di senso le legittime perplessità sulle misure restrittive introdotte dalla Confederazione e dal Cantone per limitare la diffusione del Covid-19 espresse da una trentina di autonomi del centro sociale. A completare il quadro negativo, i segni lasciati in piazza Molino Nuovo con la fontana, che era stata recentemente sistemata, imbrattata da una scritta e l'incursione in centro città dove i manifestanti hanno voluto 'marchiare' l'ex sede della Banca della Svizzera italiana, la pensilina e altri edifici privati. Ma non bastavano gli striscioni?

Sindaco sdegnato, se ne riparla giovedì

Sdegnato e sconcertato il sindaco di Lugano Marco Borradori. Da noi raggiunto, ribadisce quanto postato su Facebook: «Sui fatti capitati in piazza Molino Nuovo e in centro mi sento solo di dire che ci sono comportamenti deprecabili in qualsiasi momento. Ma in questo periodo, in cui davvero dobbiamo fare i conti con problemi più importanti e gravosi e dovremmo dimostrare unità e maturità, questi atteggiamenti sciagurati sono inaccettabili. La libertà di espressione è un diritto sacrosanto e intoccabile (e me ne avvalgo per sottolineare che dissento assolutamente dai contenuti della protesta) ma violenza e brutalità non vi hanno nulla a che vedere. Se già l’atto di violare un edificio, imbrattandolo, è da condannare fermamente, trovo inconcepibile e inammissibile la violenza su una persona. Tutto il mio sostegno a Federica Ciommiento, la giornalista de laRegione “presa a testate” (solo scriverlo mi fa ribrezzo), alla quale auguro di cuore di superare presto lo shock di questa triste vicenda». Il sindaco annuncia che la questione sarà oggetto di discussione giovedì prossimo quando il Municipio avrà sul tavolo il rapporto della Polizia comunale. Questi fatti pregiudicano i tentativi di trovare una soluzione concordata per l'ex macello (dove la Città ha licenziato all'attenzione del Consiglio comunale la richiesta di un credito di 450'000 franchi per organizzare un concorso internazionale di architettura in vista di un recupero e di valorizzare il comparto, senza il centro sociale)? «Diciamo che non facilita il tentativo di trovare un accordo», si limita a rispondere Borradori. Mentre il gruppo Lega in Consiglio comunale ha presentato un'interrogazione, la questione rischia di assumere contorni imbarazzanti per la politica accusata di lassismo nei confronti degli autonomi. Un lassismo che peraltro risale alla concessione degli spazi, lo ricordiamo, nel dicembre 2002 quando furono l'ex sindaco di Lugano Giorgio Giudici e Giuliano Bignasca a dare al Csoa metà dell'area del sedime.

A Zurigo, si blocca la manif, a Lugano no

Un altro aspetto che ha fatto storcere il naso a tanti è il mancato intervento delle forze dell'ordine di fronte a un assembramento ben superiore al limite di 15 persone con numerosi partecipanti senza mascherina. Poi, quella che avrebbe dovuto essere una discussione, come detto, è sfociata anche in atti di vandalismo. Tanto che il titolare del Dicastero Polizia di Lugano e vicesindaco Michele Bertini interpellato ieri da 'laRegione' dichiara che «quanto capitato venerdì non fa bene alla credibilità delle istituzioni. Un conto è il sacrosanto diritto di manifestare, un altro sono i comportamenti incivili sfociati in imbrattamenti di proprietà pubbliche e private». La decisione di non intervenire è stata peraltro presa dai vertici della Polizia cantonale. Dal canto suo, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dapprima condanna le derive assunte dalla protesta: «I partecipanti hanno abusato del diritto di manifestare e della libertà di espressione in maniera spregevole e irrispettosa della popolazione». Perché le forze dell'ordine non sono intervenute? «È stata presa questa decisione tenendo conto della proporzionalità. La manifestazione è stata relativamente tranquilla al di là dei danneggiamenti che verranno perseguiti, visto che si potrà procedere con le ricerche per risalire alle loro identità. Comprendo le persone che si sono lamentate e quelle che hanno subito danni e non si sono sentite tutelate dalla polizia ma a garanzia dello Stato di diritto le procedure saranno avviate su querela di parte. Non si è intervenuti anche perché, a fronte dello stato alterato dei manifestanti, ciò avrebbe potuto portare a scontri visto che nonostante non fossero in alcun modo stati provocati hanno iniziato a perpetrare dei danneggiamenti». Da un certo punto di vista, chi ha deciso non voleva che la situazione degenerasse. D'altro canto, sabato a Zurigo, gli agenti hanno invece interrotto una manifestazione, autorizzata, di 'Covid-scettici' alla quale partecipava un centinaio di persone, la maggior parte delle quali senza mascherina, per via del mancato rispetto della distanza sociale e della norma che impedisce assembramenti di oltre 15 persone nello spazio pubblico. 

La condanna di Syndicom e Atg 

Aggressioni verbali e fisiche contro i giornalisti - attacca in una nota il segretario regionale di Syndicom, Nicola Morellato - si moltiplicano in questi ultimi giorni in tutta Europa da parte di coloro che manifestano contro le misure decise dalle autorità per contrastare l’epidemia di Covid-19. Syndicom "condanna con forza l'aggressione subita ed esprime a tutti i colleghi coinvolti forte solidarietà e vicinanza. Un atto gravissimo e intollerabile che mirando a impedire ai giornalisti di svolgere il loro lavoro – informare l’opinione pubblica – mina i fondamenti stessi del nostro sistema democratico". Nessuno deve permettersi d'intimorire o aggredire gli operatori dell’informazione: "Che sono spesso sottopagatI e svolgono il loro lavoro in condizioni precarie, faticando quotidianamente per difendere la loro professionalità". L'appello è quindi rivolto alla politica, che "ha ora più che mai la responsabilità di evitare strumentalizzazioni e di impegnarsi maggiormente per migliorare le condizioni lavorative e l’immagine di questa, sempre più martoriata, importante categoria professionale".

"C’è da troppo tempo un modo sbagliato di guardare al giornalismo di qualità e al suo ruolo. Da troppo tempo se ne mettono in dubbio il valore, la credibilità e l’imprescindibilità per una società democratica". Commenta così l’Associazione ticinese dei giornalisti (Atg) quanto accaduto a Lugano. "Esprimiamo piena solidarietà alla collega aggredita mentre svolgeva il suo lavoro di giornalista", scrive l’Atg, che riferisce di un altro collega che ha subito violenza verbale. "Un grave fatto di violenza che va condannato. Ci si chiede come mai la polizia che è stata chiamata non sia intervenuta". Questo impone un ragionamento più profondo sulla professione: "Il giornalismo merita rispetto e attenzione così come chi lo svolge nel tentativo, come quello della collega Federica Ciommiento, di leggere e spiegare la realtà complessa in cui viviamo".

Leggi anche:

Una testata come scusa della disobbedienza

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