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laR
 
11.09.2020 - 06:00

Bidogno: 'Gli spari allo stand non rispettano le sentenze'

Su riaccende la polemica in Capriasca fra fautori della chiusura del poligono e Tiratori, relativamente agli orari d'uso. La replica: 'Sentenza rispettata'

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Lo stand di tiro di Bidogno (Foto Ti-Press)

Si riaccende la polemica in Capriasca sull'ex poligono di tiro della frazione: secondo diversi cittadini, la Società dei franchi tiratori (Sft) non starebbe rispettando le disposizioni legali in materia di utilizzo della struttura. In concreto, la Sft starebbe utilizzando l'ex stand durante orari non concessi dalle recenti sentenze e senza avvisare adeguatamente il vicinato. Portavoce del malcontento degli ultimi mesi è Francesco Canonica, rappresentante dei quattordici cittadini che hanno portato all'interruzione dei tiri, membro del comitato di quartiere di Bidogno-Corticiasca, ed ex municipale dell'allora Comune di Bidogno.

'La gente è stufa'

«La gente è stufa – afferma Canonica –: questa storia va avanti da troppo tempo». La società è stata costituita nell'anno 1900, con lo scopo di avere un sito dove assolvere il tiro obbligatorio. «Negli anni Cinquanta fu costruita la 'butte' con quattro bersagli nel territorio di Corticiasca e da Bidogno si è continuato a sparare dal prato, portandosi una coperta. Di fatto non è uno stand vero e proprio: si sparava da una bruga all'altra, con un torrente in mezzo». Nel 1999 fu edificata una tettoia, ma senza domanda di costruzione, come altrettanto senza regolare licenza edilizia sono stati eseguiti altri lavori tra il 2014 e il 2015, dalla neonata Sft. «Una società formatasi dopo che la linea di tiro era stata chiusa a causa del mancato interesse della popolazione locale e di cui non fa parte nessun capriaschese. Ricordo che la struttura, riconosciuta abusiva, si trova su un sedime fuori dalla zona edificabile dove il Piano regolatore non prevede nulla».

Anni di scontri legali

È proprio con la Sft che negli anni è cresciuto lo scontro. Assumendo finalità sportive, la società stabilisce un calendario d'utilizzo cinque volte più fitto rispetto alla prassi precedentemente in vigore: tre mezze giornate la domenica dalle 9 alle 12. Ma soprattutto, la Sft fa una domanda di costruzione, per farne un piccolo poligono vero e proprio. Fioccano le opposizioni: 37 contro l'istanza di edificazione, mentre in 739 sottoscrivono una petizione contraria e una maggioranza dei consiglieri comunali si muove anche in legislativo. La vicenda assume contorni legali, coinvolgendo anche il Municipio. «Abbiamo vinto due ricorsi al Consiglio di Stato, altrettanti al Tribunale cantonale amministrativo (Tram) e si è arrivati al Tribunale federale (Tf), dove abbiamo vinto nuovamente», ricorda Canonica.

Un problema di interpretazione

La sentenza di Losanna è del 2019 ed è verosimilmente proprio lei all'origine di quest'ulteriore malcontento. «L'ultima sentenza del Tram, confermata dal Tf, nei considerandi parla dei tiri al mattino – ci spiega Piergiuseppe Vescovi, il municipale che sta seguendo il dossier – ma poi nel dispositivo scrive genericamente di tre mezze giornate (due per tiri obbligatori e uno per tiri di campagna, ndr), come nel passato». Un problema di interpretazione in sostanza: per alcuni (la Sft) è adesso possibile sparare anche al pomeriggio, mentre per altri lo si può fare unicamente rispettando gli orari precedenti.

'Non avvisano'

Interpretazione a parte, c'è un'altra questione 'calda': «Nella zona dei bersagli ci sono tre rustici – spiega Canonica –, e poco sopra passa anche la strada Cantonale che porta a Carusio. Secondo le sentenze e le direttive dell'allora ufficiale federale di tiro, la Sft deve avvertire i tre proprietari quando sparano. I segnali non bastano. Uno dei tre proprietari della casa di vacanza mi ha detto che a giugno era lì con la famiglia quando hanno cominciato a sparare senza che lo sapessero. Non ci sono paratie, potrebbe partire un colpo e arrivare sopra. Il Comune deve vigilare che i tiratori avvisino». 

È una situazione provvisoria

«Il problema c'è ed è noto, il Comune s'è mosso, magari avrebbe potuto farlo prima, ma l'ha fatto – ammette Vescovi –. Noi li abbiamo richiamati, dicendo di attenersi a quanto stabilito dalla sentenza, ma non ci hanno risposto». Qualsiasi sia l'interpretazione fatta dalle parti, un punto è certo: si tratta di una misura provvisoria. «La sentenza del Tram, confermata dal Tf, dice che la Sft deve presentare una domanda di costruzione in sanatoria per le opere abusive costruite negli anni e che nel frattempo possono utilizzare l'ex stand provvisoriamente». «La sanatoria non l'hanno mai portata avanti – precisa Vescovi –. Vista la situazione probabilmente le autorità cantonali e comunali non l'avrebbero concessa». E il Municipio non l'ha sollecitata? «Non desideriamo esasperare i toni e creare ulteriori contenziosi, perché si sta andando verso una chiusura positiva della vicenda».

I tiratori: 'Rispettiamo le sentenze e la convenzione'

Le accuse mosse alla Sft sono tuttavia rispedite al mittente dal presidente dei Franchi tiratori. «Sono dei pretesti per fermare la nostra attività, che è legittima – sostiene l'avvocato Paolo Tami –. La sentenza del Tram dice che la Sft può praticare gli esercizi obbligatori di tiro, che sono tre mezze giornate all'anno, e che questi possono essere eseguiti negli orari previsti dalla convenzione sottoscritta tra Cantone e Federazione ticinese delle società di tiro. Noi rispettiamo sia la sentenza, sia la convenzione. Siamo sovrani nel fare il calendario di tiro perché lo dice la legge per il tiro militare fuori dal servizio». E riguardo alla sicurezza? «Ci sono delle autorità federali preposte, in primis l'ufficiale di tiro, che hanno detto che non ci sono problemi da questo lato. È stato fatto anche uno studio dal Cantone qualche anno fa, che ha dato luce verde al nostro stand. Se il vicinato vuole più misure di sicurezza, cercheremo di attuarle».

Vescovi: 'Confidiamo di riuscire a farlo chiudere'

Tami aggiunge di «comprendere» il malcontento del vicinato, ma sottolinea anche che «con un'infrastruttura come questa alla collettività costiamo pochissimo: meno di un caffè per abitante. Se ci mandassero al Ceneri a sparare costerebbe quasi dieci volte di più. Abbiamo inserito appositamente un venerdì pomeriggio appositamente per disturbare di meno». In effetti per la contestata struttura potrebbe prospettarsi anche un altro epilogo. «Abbiamo in agenda un incontro con il Cantone, che speriamo essere abbastanza decisivo – svela il municipale –. Sottolineo che il Comune non è contro il tiro. A Tesserete abbiamo anche lo stand di tiro alla pistola e siamo ben contenti di averlo. Ma quello di Bidogno non ha senso: è attorniato da una zona edificabile, è fuori luogo, fuori tempo, fuori tutto. Confidiamo di riuscire a farlo chiudere entro fine anno».

L'elicottero e l'escavatore

Ma Canonica è diffidente: «Io ci credo quando lo vedo. Due settimane fa un elicottero ha portato un escavatore alla 'butte'. La Polizia Torre di Redde ha autorizzato il volo. L'elicottero ha scaricato un escavatore sul terreno di un privato, che ha toccato un manufatto sul quale c'è un diritto d'uso a favore del Comune. Tutto ciò su ordine dei tiratori senza avvisare le nostre autorità, le quali sono venute a conoscenza grazie all'intervento di alcuni cittadini. Ci si aspetta che la faccenda venga chiarita». «Chiediamo alla popolazione di avere ancora un po' di pazienza», la replica di Vescovi.

La vicenda resta quindi in sospeso, di certo c'è che l'ultimo tiro in calendario quest'anno è in programma domani.

 

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