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21.12.2019 - 17:15

L'idea: dall'autorimessa Arl di Viganello a deposito d'arte

A lanciarla è il presidente della Commissione di quartiere Michele Amadò, che ha formulato una proposta in tal senso al Municipio di Lugano

l-idea-dall-autorimessa-arl-di-viganello-a-deposito-d-arte
L'autorimessa delle Arl di Viganello (Foto Ti-Press)

Da deposito di autobus a... sempre deposito, ma di opere d’arte. Per l’autorimessa delle Autolinee regionali luganesi (Arl) Sa a Viganello, il Municipio di Lugano si è trovato sul tavolo una proposta «molto interessante, perché colmerebbe una necessità». A sostenerlo è Michele Amadò – presidente della commissione di quartiere e della locale sezione liberaleradicale –, che vede un futuro culturale per lo stabile.

Riassunto delle puntate precedenti: la società intende trasferire l’autorimessa sul piano della Stampa e ha pertanto sottoscritto un diritto di compravendita con Artisa, che a sua volta ha inoltrato una domanda di costruzione per edificare sul sedime un palazzo con un centinaio di appartamenti a pigione moderata, un hotel a tre stelle, un bar/ristorante e non meglio precisati contenuti pubblici. Un’idea – quella di abbattere lo storico edificio che in passato ospitava la stazione della Ferrovia Lugano-Cadro-Dino per costruire un palazzo residenziale-alberghiero – che non è piaciuta a molti. Commissione di quartiere, Cittadini per il territorio, rappresentanti di tutti i principali partiti politici: tante le voci critiche che si sono levate contro lo scenario. Fra queste, spicca quella della Società ticinese per l’arte e la natura (Stan), che ha inoltrato ricorso contro la domanda di costruzione. E considerando che l’ultima parola sulla questione spetterà in tutti i casi alla Città, che dovrà – se vorrà – rilasciare la licenza edilizia, proprio all’esecutivo sono arrivate nei giorni scorsi alcune proposte sul destino del sedime di proprietà delle Arl. Fra queste, quella di Amadò.

«Si tratta di uno stabile che ha un valore storico – sostiene –, proprio per questo è un’idea interessante, perché si tratterebbe di un progetto conservativo. I contenuti sarebbero nuovi e utili, mentre l’involucro non rimarrebbe tale ma sarebbe esso stesso un patrimonio tutelato». Ricordiamo infatti che già oggi l’autorimessa è iscritta nell’Inventario Isos dei beni svizzeri da tutelare, che tuttavia non impone vincoli protettivi. Uno stato di cose al quale due recenti atti parlamentari Plr hanno chiesto di ovviare, proponendo al Municipio una cautelare per interrompere la procedura edilizia e salvare il bene.

Di Corato: ‘In città gli spazi conservativi non mancano, ma uno centralizzato non c’è’. E il Municipio incontrerà le Arl.

«C’è una carenza di depositi nel settore culturale e artistico luganese – valuta Amadò –. Ci sono più casi dove le collezioni sono state per anni in posti inadeguati». Ma non sarebbe solo una questione di spazi, ma anche di accessibilità. «Oggigiorno si fanno mostre e visite guidate dal valore didattico nei depositi, non sono più posti chiusi e inaccessibili. Non sono più solamente luoghi di conservazione, ma anche di fruizione, di ricerca e di rapporti con il pubblico». E anche in riferimento ai tragici fatti dell’antistante pensione La Santa di martedì sera (cfr. articolo sopra), il presidente ricorda che «il primo obiettivo della nostra commissione è proprio quello di rivalutare e migliorare la qualità di vita nel quartiere. Smettendo di costruire altri edifici-dormitorio per esempio: ci sono già troppi appartamenti vuoti. Piuttosto, edificare e riqualificare quel che è esistente in chiave pubblica. Migliorerebbe anche la percezione della sicurezza nella zona». L’idea di Amadò è che un deposito di opere d’arte possa servire diversi istituti della galassia culturale cittadina: dal Masi al Musec, all’archivio storico. «E la vicinanza con Usi e Supsi è determinante: si creerebbe un punto nevralgico di sinergie ancor maggiori fra le realtà universitarie, la Città e il Cantone». «Non entro nel merito della proposta – ci dice Luigi Maria Di Corato, da noi sollecitato sul tema –, bisognerebbe in ogni caso vagliare l’impatto tecnico e le necessità specifiche per un luogo del genere». In particolare, servirebbero misure di sicurezza particolari e luoghi climatizzati (con temperatura di 20° e umidità al 50%). «In città esistono diversi depositi, però non ce n’è uno centralizzato – continua il direttore della Divisione cultura –.

Averlo sarebbe bello, avrebbe il vantaggio di creare delle economie di scala e notevoli risparmi. Ma dovrebbe essere organizzato in contesti idonei». E se per gli spazi conservativi margini di miglioramento ce ne sarebbero, «credo che con la riapertura di Palazzo Reali non ci manchino gli spazi espositivi».

La palla, in tutti i casi, passa al Municipio. Esecutivo che, secondo nostre informazioni, ha chiesto alle Arl Sa un incontro.

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