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25.09.2018 - 05:50
Aggiornamento: 07:16

Disagio sociale in via Industra, la volontaria: ‘Non ero pronta’

Parla una dei due soccorritori della Spab entrati in azione venerdì a Pregassona: ‘Ho dormito male, non riesco a pensare che a Lugano ci sia una realtà così’.

di Dino Stevanovic
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«Non ero pronta». Quattro anni come volontaria della Società Protezione Animali Bellinzona (Spab) e una lunga esperienza in ambito sociale. Eppure, Marina Soldati una scena così non l’aveva «mai vista». Di fronte ai suoi occhi, un degrado profondo. Un intero appartamento letteralmente sommerso di rifiuti domestici, cucina e bagno compresi. A farsi largo nel pattume – in uno strato alto fino a trenta centimetri –, diciotto cani di piccola taglia. «Ho dormito male, non riesco a pensare che a Lugano ci sia una realtà di questo genere».

Operazione partita da una denuncia per presunte violenze domestiche

A rendere delicato il caso raccontato dalla nostra testimone, non sono solo la sporcizia e i cani. Secondo quanto riferito dai numerosi vicini sentiti – e sebbene le raccapriccianti immagini porterebbero a escluderlo –, l’appartamento al 14° piano era abitato da sette anni da una famiglia di cinque persone. I genitori – lui di origine balcanica e lei svizzera – e i tre figli, adolescenti, tutti minorenni. Secondo nostre informazioni, il giorno dell’intervento i ragazzi – due femmine e un maschio, affetto da problemi cognitivi – sono stati separati dalla mamma e dal papà e affidati a strutture sociali del Mendrisotto e del Luganese. Tutta l’operazione è partita infatti da una denuncia per presunte violenze domestiche: uno dei figli avrebbe riferito ai servizi sociali da cui è preso a carico che il padre avesse alzato le mani.

Il ‘Bronx’ del Ticino: Pink Panthers, droga e assistenza

«Qui è come un porto». «È la casa dei matti». Sono gli inquilini stessi a dirlo: il palazzo di via Industria non è un posto piacevole dove vivere. «Vivo qui da più da cinquant’anni – ricorda con ‘laRegione’ un’anziana –, una volta non era così: qui ci vivevano persino dei dottori». Poi, con gli anni le cose sono cambiate. Oggi, una considerevole fetta di chi vive in questo stabile di quindici piani in riva al fiume Cassarate sono persone in assistenza sociale, richiedenti l’asilo, tossicodipendenti. Persone al margine della società, in grosse difficoltà di vario genere. «La polizia viene spesso qui – spiega una donna –, ma non ci sentiamo sicuri: l’impressione è che non ci sia una vera sorveglianza». È dell’anno scorso un discusso e massiccio dispiegamento di polizia proprio lì, che ha portato alla scoperta di alcune infrazioni alle Leggi federali sugli stranieri e sugli stupefacenti. Di inizio anno invece l’arresto di quattro membri della famigerata banda di ladri Pink Panthers. Svariati poi i casi in cui gli appartamenti di via Industria hanno funto da punto d’appoggio per attività illecite in ambito di spaccio e consumo di droga.

‘Non bisogna ghettizzare’

Eppure, c’è chi alza la testa per dire no al degrado. Quegli inquilini – e sono comunque numerosi – onesti e perbene in primo luogo. E poi la commissione di quartiere di Pregassona. In un’intervista rilasciata a ‘laRegione’ pochi mesi fa invitava a non ghettizzare, promuovendo l’integrazione partendo da bambini e giovani, col rinnovo dei campi da calcio e da basket. Iniziative e dichiarazioni lodevoli, che tuttavia subiscono oggi un nuovo colpo d’immagine.

Alcolista e solo, il decesso che segnò Bellinzona

I cani non c’entrano, ma il tragico caso avvenuto quasi quattro anni fa a Bellinzona ha diversi elementi in comune con quello luganese. Era il gennaio del 2014 e dal vicolo Muggiasca un 66enne veniva ricoverato in condizioni disperate all’Ospedale civico di Lugano. Poche ore dopo, le apparecchiature che lo hanno tenuto in vita sono state spente. La sua morte ha contribuito a portare alla luce un drammatico caso di disagio sociale. L’uomo è deceduto per asfissia, dopo aver inalato il fumo dell’incendio che sviluppatosi nel suo appartamento. Le immagini di quest’ultimo hanno rivelato una realtà di profondo degrado, simile a quanto visto a Pregassona (cfr. articolo principale): rifiuti dovunque, dalla camera da letto alla cucina, fino al bagno. Pattume accumulatosi in grossa quantità, anche fino a un metro d’altezza. A spiccare, erano lattine e bottiglie. Il pensionato – che viveva solo – era infatti alcolizzato. Inoltre, come segnalato dai famigliari, l’uomo era seguito dall’Autorità regionale di protezione. Una tutela finanziaria, ma sotto accusa allora finirono proprio i servizi sociali, rei di non essersi accorti delle condizioni di vita dell’uomo. Una persona che, a causa dei problemi con l’alcol, aveva anche subito diversi ricoveri.

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