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25.06.2018 - 21:270

La Sant'Anna porta la quotidianità in ospedale

La clinica di Sorengo inaugura oggi il suo rinnovato reparto di oncologia, con spazi resi più accoglienti e familiari per una presa a carico personalizzata

Pareti colorate, poltrone di casa, possibilità per pazienti e parenti di cucinare. Si è rinnovato nella forma, nei contenuti e nell’intenzione il reparto di oncologia della clinica Sant’Anna. «Abbiamo dato una risposta concreta alle domande che la società ci fa, si tratta di uscire da una mentalità estremamente ospedaliera pur continuando a credere nella medicalizzazione» spiega la direttrice Michela Pfyffer. Cambia in sostanza, nei concetti e nelle modalità, la presa a carico dei pazienti: diventa personalizzata, coinvolgendo maggiormente la famiglia.


«Le cure e la ricerca resteranno fondamentali – puntualizza Pfyffer –, qui si tratta di portare la quotidianità delle loro mura domestiche in ospedale. L’abbiamo pensato come un grande appartamento, con camere comuni ma anche private che permettono quindi di ospitare i familiari dei pazienti». Non mancano poi aree comuni, come ad esempio una cucina, una sala lettura e una sala relax. Circa due milioni di investimenti per un anno di lavori hanno radicalmente cambiato quindi sia l’immagine del reparto, che l’approccio. Quest’ultimo è multidisciplinare: oltre agli aspetti medici e infermieristici, è contemplata la fisioterapia, la ‘breast nurse’ (dalla diagnostica alla terapia delle patologie mammarie), il sostegno psicologico. I posti letto sono stati leggermente diminuiti e portati a quattordici, in modo da dar vita alla personalizzazione. «Abbiamo a disposizione un team di diciassette persone (di cui quattro infermieri in oncologia, ndr) – aggiunge Angela Cecchini, responsabile del reparto in questione –, personale specializzato e con esperienza che è in grado di prendere a carico il paziente a tutto tondo».


Un concetto già applicato


«Siamo conosciuti come la culla del Ticino, ma in realtà da oltre trent’anni abbiamo un servizio di oncologia – valuta la direttrice –, le dimensioni relativamente ridotte del reparto ci permettono di prenderci cura individualmente delle esigenze dei pazienti». Un concetto non nuovo per l’ospedale: «Già da quattro anni l’abbiamo sviluppato per altri settori, dalla maternità alla chirurgia, e abbiamo avuto numerosi feedback positivi».


Le innovazioni nella clinica non si fermano: nei prossimi mesi, lo stesso reparto sarà interessato dall’implementazione del progetto ‘Armonia e luce’. «Riguarderà l’aspetto più psicologico della malattia – svela Pfyffer –, per non snaturarci anche in situazioni altamente invasive, e sarà rivolto prevalentemente alle nostre ospiti femminili». La struttura di Sorengo è specializzata infatti in tumori della donna, «quindi del seno (130 circa i casi all’anno, ndr), dell’apparato genitale e riproduttivo – specifica il dottor Antonello Calderoni –, ma riceviamo anche pazienti trattati per altri tipi di tumori, eccezion fatta per le leucemie acute.


«Sono molto apprezzate sia l’attenzione riservata alla cerchia familiare, tassello fondamentale per accompagnare un processo di cura – l’opinione infine del consigliere di Stato Paolo Beltraminelli –, indipendentemente dall’esito finale, sia la volontà di affiancare il paziente nel prendersi cura di sé e nel conservare la propria dignità». E proprio quest’ultima parola sembra essere al centro del cambiamento di mentalità che la Sant’Anna, come altri istituti ospedalieri, sta interpretando.

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