Locarnese

A processo per una truffa da otto milioni con lo ‘schema Ponzi’

Di fronte alle Assise criminali di Locarno tre imputati che hanno ingannato circa 150 persone tramite un fondo di investimento indiano inesistente

A processo per una truffa da otto milioni con lo ‘schema Ponzi’
Promettevano rendite da capogiro
(archivio Ti-Press)
6 novembre 2026
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Tre imputati per una truffa in grande stile, con un bottino di oltre otto milioni di franchi. Il processo di fronte alle Assise criminali di Locarno, presiedute dal giudice Amos Pagnamenta (giudici a latere Rosa Item ed Emilie Mordasini), con la partecipazione degli assessori giurati, si terrà da lunedì 9 novembre al Palazzo di giustizia di Lugano. Alla sbarra compariranno tre uomini, prevenuti colpevoli di truffa per mestiere e appropriazione indebita (tra i capi di imputazione anche un'infrazione grave alla Legge federale sulla circolazione stradale).

Tra il 2020 e il 2023 avevano rastrellato una somma ingente – si parla di 8,4 milioni di franchi – con il classico sistema dello “schema Ponzi”. Avevano usato come esca un fondo indiano inesistente, denominato “Bridge”, presentato ai potenziali clienti nel corso di un incontro organizzato nel lusso delle sale di un grande albergo luganese. Stando alla procuratrice Chiara Borelli, i lauti guadagni e le rendite promesse agli investitori andavano dal 5 per cento mensile al 71 per cento annuo, assicurando allo stesso tempo la copertura totale o parziale del capitale. In verità, i soldi degli interessi (quando venivano versati...) erano attinti dal denaro raccolto presso altri risparmiatori, secondo quello che viene definito in finanza uno “schema Ponzi”.

Tre, come detto, gli uomini alla sbarra, difesi dagli avvocati Luisa Polli, Fabiola Malnati e Stefano Stillitano. Due di loro, domiciliati in Ticino, sono a piede libero. Il terzo, un 39enne italiano considerato a capo del gruppo, si trova invece in carcere. Con lui operavano pure due cittadini indiani, residenti oltre confine, che – come risulta dall'incarto – sono tuttora latitanti.

I danneggiati, in buona parte ticinesi, sarebbero quasi 150. Persone legate in qualche modo alla cerchia degli imputati: conoscenti, amici e persino familiari. Secondo la procuratrice i tre avevano creato una sorta di “rete di agenti”. Alle vittime del raggiro è stata proposta la sottoscrizione di un contratto di investimento che poi, nel corso del tempo, veniva aggiornato e migliorato con formule all'apparenza sempre più vantaggiose. Di più: per rassicurare gli investitori, era stata creata un'applicazione informatica, che permetteva di monitorare costantemente il rendimento e la crescita del capitale. Ma si trattava di un ulteriore inganno visto che le cifre che apparivano sulla medesima app erano completamente inventate a seconda delle necessità. La procuratrice pubblica chiederà pene superiori ai cinque anni di carcere.

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