‘Crampi al cuore’ (con il ‘Bingo Birikino’ a Casa Rusca) nel mirino. ‘Quali criteri applica la Città di Locarno quando concede un proprio museo?’

Dal 25 al 27 settembre scorsi si è svolta a Locarno la quarta edizione del festival “Crampi al Cuore”, manifestazione che ha interessato diversi luoghi della città e, in particolare, il museo Casa Rusca. Nella pinacoteca si è svolto il “Bingo Birikino”, una reinterpretazione della tradizionale tombola “nella quale ai numeri sono associate vignette che affrontano, con toni marcatamente dissacranti e provocatori, temi quali la sessualità, l’identità, la religione, la politica e diverse questioni sociali”. La satira, a tratti pesante, e l'impronta politica della due-giorni culturale non sono sfuggite ai consiglieri comunali della Città; in 17, di diversi partiti, hanno presentato al Municipio un'interrogazione per chiedere chiarimenti (primi firmatari sono Giuseppe Abbatiello e Simone Beltrame del Centro, nonché Simone Merlini del Plr).
L'evento figura nell’agenda ufficiale della Città. “Viene presentato come un festival interdisciplinare nel quale convivono, fra l’altro, folklore e pratiche queer, ritualità popolari, arti visive, performance e musica – scrivono gli interroganti –. Intenti che rientrano nella libertà della proposta culturale e artistica. La questione è però un’altra: quali criteri applica la Città quando mette un proprio museo a disposizione di una manifestazione nella quale proposta culturale e attivismo politico tendono a intrecciarsi? Tra i partner della manifestazione figurava il Laboratorio Zanna Dura, realtà torinese attiva nell’editoria indipendente, che non nasconde la dimensione di attivismo politico che accompagna parte della propria produzione artistica. Nulla di problematico in sé. La questione assume però un’altra valenza quando arte e attivismo entrano in un museo comunale. A quel punto non è in discussione la libertà di espressione di chi propone determinati contenuti, bensì la responsabilità della Città nel decidere quali iniziative ospitare nei propri spazi culturali, secondo quali criteri e con quali garanzie di pluralismo e parità di trattamento”.
L'attenzione si sposta poi sul “Bingo Birikino”, con numeri associati a vignette: “Una casella merita una considerazione particolare, poiché solleva una questione di particolare serietà. Al numero 88 compare Luigi Mangione, rappresentato attraverso un evidente richiamo a Luigi, il noto personaggio della serie Super Mario, e accompagnato dalla frase ‘Let's kill a rich’, ossia ‘uccidiamo un ricco’. In questo caso non siamo confrontati con un personaggio immaginario, né con una provocazione astratta sul rapporto tra ricchezza, disuguaglianza e violenza”. A Manhattan, negli Usa, il 4 dicembre del 2024 Brian Thompson, Ceo di UnitedHealthcare, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco. Il 14 agosto del 2026 Luigi Mangione si è dichiarato colpevole e ha ammesso di aver ucciso Thompson. La vignetta “trasforma una vicenda tragica e concreta in uno degli elementi di una tombola proposta al pubblico. Ciò va oltre il semplice cattivo gusto. L’accostamento tra l’espressione ‘uccidiamo un ricco’ e l’autore confesso di un omicidio reale solleva interrogativi seri sul modo in cui la violenza viene rappresentata, banalizzata o resa oggetto di provocazione”. E più avanti: “La questione assume un rilievo particolare poiché il gioco è stato proposto nell’ambito di una manifestazione ospitata all’interno di un museo comunale. La domanda, ancora una volta, non riguarda ciò che un artista abbia il diritto di pensare, esprimere o rappresentare. La libertà artistica comprende anche contenuti provocatori, disturbanti o controversi. La questione è invece un’altra: quali contenuti la Città ritenga opportuno accogliere e proporre al pubblico all’interno di una propria istituzione culturale e secondo quali criteri tali scelte vengano valutate”. Nel caso concreto, chi ha preso la decisione e secondo quali criteri?
L'interrogazione passa in rassegna anche un gruppo di vignette che prende di mira la religione cattolica e il clero: “Troviamo Miss Vaticano, con una religiosa rappresentata come concorrente di un concorso di bellezza; Scherzi da prete, nel quale un sacerdote afferma ‘… e Gesù disse: tirami il dito’; ‘2 Priest 1 Cup’, con due sacerdoti che si baciano sopra un calice contrassegnato da una croce; ‘Prete piedofilo’, costruito sul gioco di parole tra piede e pedofilo; ‘Crocidildo’, nel quale il simbolo della croce viene associato alla forma di un oggetto sessuale”, e altri ancora. “Colpisce come una parte rilevante della carica dissacrante del gioco si concentri sulla religione cattolica, sui suoi simboli e sul clero. Non è questa la sede per stabilire ciò di cui si possa o non si possa fare satira, se sia o meno di buon gusto, né si intende assumere la difesa di una particolare confessione. Trattandosi però di uno spazio pubblico, una domanda appare legittima: la stessa libertà e la medesima disinvoltura sarebbero state riconosciute qualunque fosse stato il bersaglio della provocazione? È una questione di coerenza, pluralismo e parità di trattamento da parte dell’ente pubblico”.
Vengono poi elencate altre vignette, legate a temi sociali, politici e identitari. O anche sessuali. “Perché proprio Casa Rusca? Casa Rusca non è uno spazio qualsiasi. Dimora storica settecentesca, dal 1987 ospita la pinacoteca comunale e nel corso degli anni ha accolto esposizioni di artisti di rilievo nazionale e internazionale, consolidandosi come uno dei principali luoghi espositivi della Città. Proprio per la sua storia, il suo prestigio e la sua vocazione museale, appare quantomeno discutibile metterla indistintamente a disposizione per manifestazioni organizzate da terzi, soprattutto quando alla dimensione culturale si affiancano contenuti di attivismo politico e sociale. La questione non è quindi di censura. Una cosa è il diritto di esprimere liberamente un contenuto; un’altra è la decisione di un ente pubblico di mettere a disposizione di quel contenuto un proprio museo, le proprie strutture ed eventualmente risorse e prestazioni pubbliche. È quindi legittimo chiedere chi abbia assunto la decisione di mettere a disposizione Casa Rusca, quali contenuti fossero conosciuti e quali criteri siano stati applicati, anche per garantire che realtà portatrici di sensibilità differenti vengano trattate secondo parametri coerenti”. Partendo dal presupposto che il Municipio, o perlomeno il Dicastero cultura, la direzione del medesimo e i Servizi culturali, fossero a conoscenza dei contenuti del programma e delle attività che sarebbero state proposte all’interno del museo gli interroganti pongono una serie di domande, per capire come si è mossa la Città, quali valutazioni ha fatto e con quali criteri. “Se invece non fosse corretto, si porrebbe una questione diversa, ma altrettanto importante: attraverso quali verifiche e sulla base di quali informazioni vengono concessi gli spazi di un museo comunale a manifestazioni organizzate da terzi?”.