Cure a domicilio di Locarnese e Vallemaggia, dopo le reticenze iniziali ecco la tassa: ‘Ma andrebbe estesa a tutti gli operatori’

L'Associazione Locarnese e Vallemaggia di assistenza e cure a domicilio (Alvad) ha deciso di adeguarsi all'introduzione dei contributi a carico degli utenti, deciso dal Cantone. La notizia è stata anticipata stamane ai giornalisti dal presidente Stefano Gilardi, nel corso di una conferenza stampa convocata per presentare i dati del 2025. In vigore dall'inizio dello scorso mese di aprile, la partecipazione ai costi per gli utenti che ricevono prestazioni LaMal a domicilio (aiuti per l'igiene, cure di base e infermieristiche) ammonta a 50 centesimi per ogni cinque minuti, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. L'Alvad in un primo momento si era messa di traverso, prospettando un posticipo a settembre: non tanto per il principio, quanto per quella che Gilardi ha definito una “mancanza di chiarezza”. «Abbiamo scritto al Dipartimento sanità e socialità e ci ha risposto il governo – ha affermato –. In sostanza ci è stato ricordato che, volenti o nolenti, questa tassa la dobbiamo introdurre anche noi. A nostro avviso, e qui lo ribadisco, non è la strada giusta da percorrere. Restano inoltre dei nodi da sciogliere. Primo fra tutti la non obbligatorietà: le Spitex, pubbliche o private, e gli infermieri indipendenti che hanno un contratto di prestazione con il Cantone devono applicare il contributo. Così ricevono la quota parte pagata dall'ente pubblico. Gli infermieri indipendenti che non hanno un contratto di prestazione possono fare a meno di riscuotere la percentuale dai pazienti. Per evitare disparità di trattamento, sarebbe auspicabile che tutti applichino le nuove regole. In questo senso, abbiamo suggerito al governo metodi per rendere l'incasso obbligatorio». C'è un altro aspetto che Gilardi ha sottolineato: «Il nuovo contributo a carico degli utenti rientra nei parametri per il calcolo delle complementari. Quindi aumenterà il sostegno elargito dai Comuni agli anziani che non hanno entrate sufficienti per vivere».
All'incontro con i giornalisti erano presenti anche il direttore Alvad, Gabriele Balestra, e la direttrice sanitaria, Alessandra Viganò. Il primo ha illustrato i dati 2025. L'anno scorso il numero dei casi è leggermente diminuito, passando dai 1'929 del 2024 a 1'881. Sono invece aumentate le ore di prestazioni, da 153mila a 158mila. La spiegazione: «I casi sono sempre più complessi e spesso quelli più ardui vengono dirottati a noi, perché copriamo tutte le prestazioni, anche quelle specialistiche. Lo stesso vale per gli utenti che vivono nelle zone discoste, con trasferte più lunghe per il nostro servizio».
Sull'altro fronte ci sono i costi di gestione per ogni caso: quelli dell'Alvad ammontano a ottomila franchi annui. Un dato al di sotto della media ticinese dei Sacd (nel 2024 era di 9'177 franchi), di quella svizzera (sempre nel 2024 era di 9'360) e con quella degli Spitex privati ticinesi (nel medesimo periodo 10'207 franchi). Un'ottimizzazione illustrata da Viganò: «L'Alvad valuta con attenzione le prestazioni, eseguendo quelle effettivamente necessarie. La risposta che diamo ai bisogni degli utenti è costantemente modulata e nel contempo spingiamo le persone a mantenere il più possibile la propria autonomia. Talvolta raggiungiamo dei risultati che ci mettono allo stesso livello di una casa per anziani medicalizzata, ma a domicilio». L'economicità fa sì che l'Alvad possa ristornare all'istanza cantonale di Compensazione (Cantone e Comuni) parte dei soldi che vengono versati: per il 2025 sono circa 420mila franchi (globalmente, dal 2009 a oggi la somma ammonta a 11,8 milioni).
Tra le novità annunciate alla stampa, anche la sperimentazione, iniziata quest'anno, tra l'Alvad e due servizi Spitex privati: «Hanno sottoscritto con noi contratti di prestazione integrati, ma possono gestirsi in modo autonomo – ha specificato Balestra –. È una prima a livello cantonale e offre diversi vantaggi: i servizi privati sono agevolati nelle procedure burocratiche. Noi trasmettiamo la nostra filosofia nella presa a carico e creiamo sinergie per la formazione. L'obiettivo è quello di migliorare le reti integrate regionali, aggiungendo un ulteriore tassello».
Un ultimo capitolo è quello legato ai familiari curanti: «Un anno fa abbiamo avviato un periodo di prova, con la formazione e seguendo passo per passo queste persone. Sono figure fondamentali, integrate nel piano delle cure – ha ricordato Viganò –. Noi subentriamo quando necessario. Attualmente quelli ingaggiati da Alvad sono una trentina. Si occupano dei loro cari e per alcune attività, legate ad esempio all'igiene personale, vengono pagati. Per sostenerli, appoggiamo pure il progetto biennale “Respiro per chi cura”, proposto da una nostra collaboratrice. Si tratta di uno “sportello” di consulenza che fornisce consigli e supporto, attraverso colloqui individuali, gruppi, workshop e momenti informativi. Un lavoro importante soprattutto pensando al carico emotivo e allo stress che queste persone devono gestire». Il progetto pilota, per una durata iniziale di oltre due anni, è cofinanziato dalla Divisione dell'azione sociale e delle famiglie.