Locarnese

Campo pozzi alla Morettina, 15 milioni per l'approvvigionamento idrico del Locarnese

Da adesso a ottobre la prima fase di un progetto strategico di portata regionale che si svilupperà a tappe fino alla consegna dell'opera, nel 2029

30 gennaio 2026
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La prima fase del progetto “Nuovo campo pozzi alla Morettina” ha preso avvio in questi giorni sotto l’egida del Locarnese Ente Acqua (Lea). Si tratta di un investimento strategico, quantificato in 15 milioni di franchi, che ha l’obiettivo di “rafforzare l’approvvigionamento idrico del Locarnese nel medio e lungo periodo e che si svilupperà per tappe successive fino alla consegna dell’opera, prevista nel 2029”. L’ubicazione è nell’area della Morettina, tra il magazzino Ses e i campi sportivi.

Nella prima fase di progetto, che durerà fino a ottobre, verranno svolti i lavori preparatori necessari all’organizzazione del cantiere e alla predisposizione delle infrastrutture principali. In particolare sono previsti la gestione e il contenimento delle piante neofite invasive, l’allestimento delle aree e degli accessi di cantiere e la posa delle condotte e delle canalizzazioni per le future infrastrutture.

La captazione a 80 metri di profondità

Il progetto ha come detto un costo complessivo di 15 milioni di franchi e prevede la realizzazione di due nuovi pozzi di captazione profondi circa 80 metri, una nuova stazione di pompaggio con due vasche di accumulo per una capacità complessiva di 1’000 metri cubi, nonché spazi al piano terreno del nuovo edificio destinati anche ad attività di formazione e a iniziative per la comunità, con una capienza di circa 80 posti. I lavori di scavo dei pozzi sono previsti nell’autunno-inverno 2026-2027, mentre l’edificazione dei manufatti si svilupperà tra il 2027 e il 2029.

Qualità dell'acqua: monitoraggio regolare

I benefici attesi sono concreti, stando a quanto comunicato dal Lea: “Più sicurezza, grazie a pozzi più profondi e a un sistema di monitoraggio regolare della qualità dell’acqua; maggiore capacità e resilienza, con riserve in grado di far fronte a picchi di consumo e a brevi interruzioni; nonché più efficienza, attraverso un prelievo distribuito sulle 24 ore e l’impiego di tecnologie moderne per l’ottimizzazione dei consumi”.

Inoltre, al di là degli aspetti legati alla sicurezza e all’efficienza dell’approvvigionamento idrico, “il progetto rappresenta anche un’opportunità di miglioramento ambientale. La gestione e la rimozione delle piante neofite invasive presenti nell’area consentiranno infatti di favorire la rinaturalizzazione degli spazi interessati, accompagnata dalla posa di nuovi alberi e di vegetazione autoctona, con benefici per la biodiversità, il paesaggio e la qualità complessiva dell’area. Si evidenzia infine che si tratta di un’opera di valenza sovraccomunale, al servizio, a oggi, dei Comuni di Locarno, Losone, Muralto e Orselina, ma concepita in una prospettiva regionale”.

Pellegrini: ‘Gestione dell'acqua più sicura ed efficiente’

Marco Pellegrini, municipale a Locarno e presidente del Lea, sottolinea l’importanza dell’operazione: «Si tratta di un intervento strategico pensato per garantire l’approvvigionamento idrico anche in periodi di siccità: fenomeni che, con i cambiamenti climatici, sono destinati a diventare più frequenti e prolungati. I nuovi pozzi, più profondi, e la presenza di serbatoi di accumulo permetteranno una gestione più sicura ed efficiente della risorsa. Il risultato sarà un sistema più affidabile, di maggiore qualità e più efficiente».

Nel corso delle scorse settimane il Lea ha incontrato i rappresentanti delle associazioni dei quartieri di Solduno-Ponte Brolla-Vattagne e Campagna, così come altri portatori di interesse, tra cui società sportive e attività ricettive. Durante gli incontri sono stati presentati i lavori previsti e ascoltate le esigenze espresse.

Come in ogni cantiere, durante i lavori potranno verificarsi disagi temporanei, informa il Locarnese Ente Acqua. Le attività di cantiere si svolgeranno unicamente durante le fasce orarie consentite. In particolare rumori e attività di cantiere “verranno ridotti al minimo tramite vari accorgimenti; il transito di mezzi avverrà con una gestione regolata attraverso percorsi dedicati; e i collegamenti pedonali e ciclabili saranno sempre garantiti tramite percorsi alternativi interni all’area di cantiere, opportunamente segnalati”.

Il taglio degli alberi e la precisazione del Cdv

La zona golenale interessata dai lavori, di questi tempi, ha visto anche il taglio di diverse piante. Un intervento che ha suscitato la viva reazione dei Verdi del Locarnese, i quali hanno presentato al Municipio un'interrogazione (primo firmatario Ariele De Stephanis), lanciando nel contempo una petizione. Proteste che, a loro volta, hanno spinto il Consorzio Depurazione Acque Verbano (Cdv), promotore degli interventi di taglio, a una presa di posizione chiarificatrice. Innanzitutto, si legge nel testo trasmesso ai media, “quelli sull'argine della Maggia sono interventi infrastrutturali necessari per garantire il corretto ciclo dell’acqua a beneficio di un ambiente salubre”. Lo stesso Cdv assicura che la situazione in golena sarà ripristinata “in base a un progetto di rinaturazione qualitativo, già verificato e approvato dai competenti servizi cantonali, curato da un professionista”. Carlo Carafa, presidente del Consorzio, aggiunge che “la nostra missione è trattare le acque luride per ritornarle depurate alla natura. Teniamo a fare lo stesso anche con il territorio in cui operiamo, rispettandolo. I lavori di taglio piante in golena sono da ricondurre a interventi infrastrutturali, necessari e inderogabili, volti a garantire il sistema di smaltimento delle acque (...) Questo intervento risponde a precise esigenze di sicurezza, funzionalità e conformità normativa di un’infrastruttura – posata decenni fa – ormai non più adeguata e non poteva essere evitato, configurandosi quindi quale misura indispensabile”. L’intervento viaggia come detto di pari passo con quanto Lea realizza nelle vicinanze: “Tali progetti prevedono anche degli interventi legati alla lotta alle neofite invasive, che si riproducono e si diffondono in modo importante sui sedimi (che non sono di proprietà CDV), causando danni alla flora indigena, pregiudicando quindi la biodiversità, all’economia, alla percezione del paesaggio e per finire anche alla salute. L’intervento, strettamente legato all’ubicazione del collettore, non poteva essere realizzato altrove, quindi necessariamente all’interno dell’area golenale. Al termine dei lavori di posa del doppio tubo è prevista la ripiantumazione di tutte le aree interessate dall’intervento operato dal Cdv. In particolare, saranno messi a dimora numerosi cespugli e piante d’alto fusto tipiche di una zona come quella in esame. Il Cdv comprende, infine, l'irritazione degli ambientalisti e conferma dunque la propria volontà di “restituire alla natura senza pregiudizio non solo l’acqua, ma anche il territorio salubre e integro”.

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