Locarnese
Mata Hari: giovane, libera e vittima del suo tempo
Va in scena da venerdì a domenica l’ultima produzione della Compagnia Teatro Paravento di Locarno, per la regia di Miguel Cienfuegos
Isabella Giampaolo è Mata Hari
(Daniela Domestici)
15 novembre 2022
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Giovane, donna, indipendente, libera. Le aveva per così dire "addosso tutte", Mata Hari, al secolo Margaretha Zelle, quando nel 1917 fu arrestata in Francia con l’accusa di essere una spia al servizio della Germania. Infatti fu processata da una Corte militare, ritenuta colpevole e infine fucilata il 15 ottobre di quell’anno. Della selva di colpi esplosa dal plotone d’esecuzione, tre colpirono la giovane donna. Dove e con quale effetto lo rende bene sul palco, in una delle scene iniziali, Isabella Giampaolo, la Mata Hari della Compagnia Teatro Paravento, che porta in scena la controversa, storica vicenda con la sua ultima produzione: "Mata Hari - spia o ballerina?". Con Isabella Giampaolo sono sul palco Luisa Ferroni e Davide Gagliardi. Testo e regia sono del direttore artistico Miguel Angel Cienfuegos. Con lui laRegione ha parlato del nuovo spettacolo, che debutterà venerdì prossimo alle 19, con repliche sabato allo stesso orario e domenica alle 17 al Teatro Paravento di Locarno.

Miguel Cienfuegos, perché la vicenda di Mata Hari?

In realtà di Mata Hari sapevo quello che un po’ tutti sanno rispetto al "mito": pensavo fosse una spia e credevo fosse indiana (ma non lo era: era olandese di nascita). Insomma non me ne sono mai preoccupato più di tanto, anche se mi incuriosiva il fatto che qualcuno aveva detto che la sua storia era controversa, che le accuse di spionaggio rivoltele non erano poi così sicure. Questo, fino al 2017, quando Paulo Coelho ha pubblicato un libro intitolato "La spia", in cui, come già altri, in base a nuovi documenti, dà una nuova versione dei fatti. Sono rimasto colpito dallo scritto di Coelho, che la "salva’, riabilitandola. Ho trovato il caso molto interessante, poi ho cominciato a leggere quello che trovavo, anche se di recente e reperibile non c’è tantissimo. Dopo aver indagato, ho capito che oltre alla narrazione ufficiale dei poteri militari francesi se ne contrapponeva un’altra secondo cui Mata Hari probabilmente qualcosa aveva combinato, ma verosimilmente perché era finita in un gioco più grande di lei. L’aspetto fondamentale che mi ha spinto a lavorare a un testo teatrale è che parliamo di un’artista condannata a morte.

Un’artista particolarmente sregolata, per l’epoca…

Certo, ma non era una discriminante, visto che nella Belle Epoque condurre vite sregolate non era un’eccezione, e non solo nell’ambiente artistico. Chi erano gli amanti di Mata Hari? Diplomatici, politici, militari… Era un tempo di edonismo e vita notturna, di trasgressioni. Comunque, la condanna arriverà per lei soprattutto poiché donna e poiché artista; e poi anche in quanto bella e indipendente. Molti documenti sottolineano questi aspetti, rilevando che al di là delle presunte colpe militari, Mata Hari doveva scontarne molte individuali per il fatto di essere così com’era. In sostanza ho sentito l’esigenza di ridare dignità a una persona sulla quale è stato costruito molto, a partire dai film, da cui spesso risulta un profilo diabolico come nemmeno i militari osavano insinuare: è stata rappresentata come una spia che con i movimenti delle mani, mentre ballava, trasmetteva messaggi segreti. Pure fantasie. E poi mi ha colpito il contesto storico, con il fermento artistico che si dissolve per l’arrivo della guerra.

E a proposito di guerra, un’altra, tutta europea, è scoppiata a febbraio.

Purtroppo sì, e questo segna un certo parallelismo rispetto al tempo di Mata Hari. Comunque il mio testo è precedente all’invasione russa dell’Ucraina.

La scelta di Isabella Giampaolo per il ruolo di Mata Hari non è casuale.

No, in effetti il profilo artistico di Isabella si confà perfettamente al personaggio. Oltre che una brava attrice – fresca di Master all’Accademia Dimitri – ha anche una solida formazione come danzatrice, il che la rende assolutamente credibile nelle scene di danza. In più, ha la stessa età di Mata Hari quando, nel 1905, arrivò a Parigi in cerca di fortuna.

A proposito di solidità, va rilevata quella degli altri due attori sul palco, che ricoprono entrambi diversi ruoli: Luisa Ferroni e Davide Gagliardi.

Certamente loro sono sempre una garanzia e lo dimostrano anche con questa produzione, dove sono chiamati a rapidi cambi di personaggio, per nulla scontati. Alle loro "performances" bisogna aggiungere quelle di molte altre persone: Debora Erin Parini ha curato i costumi – molto belli, che rimandano alla Belle Epoque – e la scenografia, Fabio Martino – già con noi in diverse occasioni, ultima delle quali in scena con Luisa in "Scusate una domanda" – la musica, e Josef Busta, il nostro storico tecnico, è impegnato alle luci. Ogni nuova produzione deve i natali a un gruppo, non a una singola persona.