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laR
 
12.10.2022 - 05:10
Aggiornamento: 18:35

Cantieri stradali nel Locarnese, i rimbalzi delle responsabilità

Sono troppi e pianificati male: di chi è la colpa? Bruno Storni punta il dito sulla pianificazione del Cantone; Paolo Caroni (Cit): ‘Si lavori 24/24’

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Comune che attraversi, cantiere che trovi. È un adagio (andante) al quale gli automobilisti locarnesi (ma non solo) hanno ormai, da tempo, fatto le orecchie. Il problema dei cantieri stradali sulla sponda destra del fiume Ticino, tra Locarno e Bellinzona, unica alternativa alle colonne della Cadenazzo-Quartino, è purtroppo di attualità. E le prospettive, per chi si sposta in automobile, non sono certo delle più rosee. Qua e là sul tracciato, nuovi cantieri si apriranno a macchia di leopardo nei prossimi mesi.

Lavori giorno e notte, laddove possibile

Opere pubbliche necessarie, sia ben chiaro, ma purtroppo in alcuni casi anche frutto di errori di valutazione da parte degli Uffici tecnici preposti. Resta il fatto che, a pagare, saranno una volta ancora i nervi degli automobilisti. Lo sa, anche per esperienza personale, Paolo Caroni, presidente della Commissione intercomunale dei trasporti del Locarnese e Vallemaggia: «Evidentemente la questione dei lavori di manutenzione delle strade è un problema serio e per il quale di soluzioni efficaci non se ne intravedono. Anche perché qualsivoglia strada di aggiramento non può essere sfruttata, dal momento che sono tutte al limite. Oggi come oggi l’unica via percorribile per ridurre i disagi è quella di accorciare i tempi degli interventi, procedendo con i cantieri, laddove possibile, 24 ore su 24. Prima si chiudono, prima il traffico torna a scorrere normale. È chiaro che nei nuclei abitati, per ragioni di disturbo fonico, non sempre è possibile; tuttavia con delle "finestre temporanee" si potrebbe comunque guadagnare tempo utile».

Una critica che si sente spesso rivolta ai committenti è quella della pianificazione degli interventi, che non sembra proprio funzionare: «Sicuramente a livello di coordinamento, tra Comuni e Cantone le cose andrebbero migliorate. Ci vuole una regia che pianifichi attentamente gli interventi, che funga da collettore dei lavori previsti, in modo da evitare di avere ad esempio più cantieri su un identico tracciato in contemporanea».

Sussidi a rischio, bisogna intervenire

Quanto al discorso dei termini da rispettare per non perdere i preziosi sussidi della Confederazione? «La Confederazione impone scadenze precise per l’avvio dei lavori; se i cantieri non vengono iniziati, gli aiuti da Berna saltano. Prendiamo il caso delle opere contemplate nei piani d’agglomerato come il PaLoc 3, la tempistica parla chiaro: il primo colpo di piccone deve avvenire entro il 31 dicembre del 2025. Purtroppo è una tempistica rigida, ma non possiamo farci nulla. Se vi sono delle procedure ricorsuali di mezzo, è chiaro che si va oltre i termini prestabiliti. Altrimenti non si sgarra».

C’è anche chi fa il mea culpa

Cantieri, restringimenti, scambi di carreggiata possono anche essere – per fortuna di rado – frutto di errori di valutazione da parte degli Uffici tecnici. È il caso di Tenero-Contra, dove i lavori effettuati l’anno scorso nel tratto dalla rotonda fino al Ponte Asciutto dovranno essere ripetuti, sull’altra corsia, a causa di uno sbaglio dei tecnici preposti, i quali in sostanza non avevano considerato la necessità di sostituire le canalizzazioni della fognatura contemporaneamente a quelle per elettricità e acqua potabile. Ciò significa ulteriori mesi di disagi per gli automobilisti. All’Ut ammettono di aver peccato di una certa ‘superficialità nelle valutazioni’. Il guaio è che ora si rischia, proprio a causa di questi ritardi, di perdere il treno dei sussidi federali per la posa dell’asfalto fonoassorbente nel vicino comune di Gordola. Una disattenzione che arrischia di costare caro proprio ai Comuni, che potrebbero essere chiamati a coprire i mancati introiti da Berna.

‘Servirebbe anche un po’ di buon senso’

In merito ai tempi lunghi degli interventi alle sottostrutture, le accuse piuttosto dirette formulate nei confronti delle aziende comunali dal Dipartimento del territorio – che alla Regione (del 7 ottobre) ha parlato senza mezzi termini di scarsa professionalità, citando in particolare il caso di Gordola, dove i lavori hanno richiesto tre mesi più del previsto – non sono piaciute al municipale gordolese Bruno Storni, responsabile proprio del Dicastero mobilità.

«Il Cantone scarica la responsabilità sui Comuni e non va bene», ci dice il consigliere nazionale socialista, riprendendo quanto da lui stesso già scritto su Facebook e facendo notare come a Gordola quest’anno le autorità ticinesi abbiano «creato sei cantieri su strade cantonali», di cui quattro per rifare la pavimentazione fonoassorbente. Interventi questi ultimi che le autorità cantonali dovevano «realizzare da almeno un decennio e solo grazie a due proroghe decise dalle Camere non perdiamo i sussidi decisi 30 anni fa dal Consiglio federale». Proprio per ottenere i finanziamenti della Confederazione, ora «il Cantone ha avviato cantieri dappertutto, mettendo in difficoltà non pochi Comuni che in poco tempo devono rifare le sottostrutture in molte strade cantonali. E rifare le sottostrutture, su strade comunque a metà aperte, non è mica semplice come rifare l’asfalto. A maggior ragione se vengono imposte delle condizioni assurde. Ad esempio noi in via Valle Verzasca avevamo progettato di cambiare anche le canalizzazioni, ma a metà ci hanno detto che non avremmo potuto farlo perché il cantiere non avrebbe garantito una larghezza di scorrimento di tre metri e mezzo. In questo il Cantone è veramente pignolo, quando invece ci vorrebbe anche un po’ di buon senso. E se è vero che a Tenero sono stati commessi degli errori, non devono comunque buttare tutti nello stesso calderone».

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