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laR
 
05.08.2022 - 05:20
Aggiornamento: 14:20

A Cevio è doppio referendum

Partita ieri la raccolta firme contro la costruzione della scuola a Bignasco e la vendita del terreno nel sedime di Cevio

Non uno, ma ben due i referendum lanciati nel Comune di Cevio e pronti a infiammare – il già acceso – dibattito nel capoluogo valmaggese. La doppia caccia alle firme (120 ciascuna, da raccogliere entro venerdì 19 agosto) vuole contrastare quanto approvato lo scorso 20 giugno in Consiglio comunale. Due, come detto, i temi toccati: il primo riguarda la convenzione, stipulata fra Comune e Patriziato, per la costruzione delle Elementari a Bignasco; il secondo la vendita di un terreno, nel quartiere di Cevio, in zona "Piano", acquistato allora dal Municipio per realizzare abitazioni a pigione moderata, destinazione quest’ultima rimasta disattesa.

‘Vogliamo che la scuola sia fatta dal Comune’

Sì alla costruzione di una nuova sede scolastica, ma senza l’aiuto del Patriziato, senza fare troppi "giri dell’oca" e possibilmente a Cavergno, come pattuito all’epoca della fusione. Questo, volendo riassumere quanto scritto nel volantino di raccolta firme, il pensiero dei referendisti, che vede come primi firmatari l’ex municipale Marco Bonetti e le consigliere comunali Renata Bonetti e Nadia Poncetta Ceresa, entrambe in lista per Paese Libero. "La situazione dell’edilizia scolastica nel Comune di Cevio – sedi sparse in edifici datati – è insoddisfacente da parecchio tempo e necessita di trovare, in tempi ragionevoli, una soluzione centralizzata e moderna. La soluzione recentemente votata dal Consiglio comunale di affidare la costruzione della nuova scuola elementare al Patriziato di Bignasco, non ci trova però d’accordo", premettono gli iniziativisti aggiungendo che anche loro desiderano una nuova sede, costruita però dal Comune e non dal Patriziato o da un altro ente. "La scuola, nel progetto di aggregazione era stata pensata a Cavergno, e quello resta il luogo adatto, vista anche la vicinanza con la palestra riattata di recente con investimenti ingenti – si legge nel testo, che rammenda inoltre come il Comune sia già in possesso di uno spazio, ubicato vicino alla palestra e alla scuola dell’infanzia, che necessiterebbe solo di una piccola variante pianificatoria "di poco conto". Anche l’aspetto finanziario gioca la sua parte: "Se il Patriziato di Bignasco si dice in grado di finanziare la costruzione di una nuova scuola, perché non potrebbe finanziarla e costruirla il Comune di Cevio?" Infatti nel messaggio il Municipio scrive: "L’investimento potrebbe di fatto essere sopportato direttamente dal Comune e l’onere dell’affitto in definitiva equivale all’onere per interessi passivi e ammortamenti". Con i preventivati 130mila franchi d’affitto annui, il Comune sarebbe in grado di costruire in proprio una scuola e addirittura più confacente e adatta". Il progetto avrebbe poi causato una frattura fra Municipio, Cc e popolazione: "Il Patriziato di Bignasco dichiara di avere un ‘progetto’ pronto (nessuno l’ha mai visto). I promotori del referendum si impegnano, se il referendum fosse accettato, a presentare un’iniziativa popolare per la costruzione della scuola elementare a Cavergno. La nuova scuola a Cavergno arriverà forse alcuni mesi dopo rispetto a quella preventivata a Bignasco, ma sarà costruita nel posto giusto, nel posto promesso, sarà di proprietà del Comune e sarà una scuola studiata nei minimi particolari".

‘Una politica dell’alloggio vicina alla gente’

Il secondo referendum dal quartiere di Bignasco si sposta a quello di Cevio, ma parliamo pur sempre di una questione legata all’edilizia e alla gestione di terreni. Più nello specifico si tratta dell’alienazione di un terreno di circa 3mila metri quadrati che il Comune intende vendere a una società immobiliare interessata a costruirci una serie di abitazioni, otto in tutto. Compravendita che i promotori considerano una vera è propria speculazione edilizia, che ben si distanzia dalle originarie intenzioni che spinsero il Comune ad acquistare il sedime con lo scopo di offrire alloggi a pigione moderata: "Il prezzo di vendita è quasi irrisorio. L’introito di 700mila franchi incassati da parte del Comune non avrà nessun effetto sulle finanze comunali. Resta inoltre in sospeso la restituzione del sussidio cantonale, ottenuto anni or sono per l’acquisto del terreno, che ammonta a circa 100mila franchi. Al Comune rimarrebbe quindi ben poco", e poi "un terreno in zona R3, da dividere in otto parti, viene fortemente svalutato. L’operazione è chiaramente speculativa. L’affare lo farà solo il compratore e non il venditore. L’investimento previsto di 8 milioni di franchi lascia supporre che le casette dovranno essere acquistate a circa 800mila franchi cadauna e inoltre saranno di dimensioni assai ridotte. I referendari fanno notare come "da parte degli enti pubblici, in generale, non vengono più venduti terreni o proprietà, semmai vengono offerti quale ‘diritto di superficie’, che prevede il pagamento costante di un canone. Tale importo entrerebbe regolarmente nelle casse del Comune e le proprietà in questione, immobili o terreni, rimarrebbero sempre e comunque di proprietà del Comune. Non abbiamo bisogno di altri alloggi visto che ce ne sono molti sfitti nel nostro Comune. Abbiamo bisogno, semmai, di creare posti di lavoro e non altri appartamenti o case vuote. Il Comune e i nostri figli avranno a disposizione questo terreno per il futuro. Non buttiamolo alle ortiche.

Contrattacco (in largo anticipo) dell’Esecutivo

Lascia qualche dubbio la scelta dell’Esecutivo di prendere posizione riguardo a una raccolta firme (e non voto). Ancor di più se questa arriva addirittura prima dei referendisti. Infatti, i volantini degli iniziativisti non erano ancora stati inviati che già nelle bucalettere degli abitanti di Cevio era presente la circolare, firmata da sindaca e Municipio, in cui si dicono "preoccupati dai due referendum" ed esortano la cittadinanza a riflettere sulle conseguenze che si potrebbero avere qualora i due oggetti sottoposti al voto popolare fossero accolti. Ma non solo. Altro particolare curioso, prima dell’inizio dei festeggiamenti per il Natale della Patria tenutisi quest’anno al campo di calcio di Bignasco, sul sedime (accanto) dove dovrebbe sorgere la futura scuola, il Patriziato ha posto uno striscione a favore del progetto.

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Approvata la scuola a Bignasco, ma tira aria di referendum

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