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13.07.2022 - 13:31
Aggiornamento: 15:52

Pestaggio in Rotonda, fu aggressione: 2 anni e mezzo di carcere

Il giudice delle Assise criminali di Locarno scarta tentato omicidio intenzionale o lesioni semplici. I due fratelli dovranno scontare la pena

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Non fu tentato omicidio intenzionale, come ipotizzato dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni. Ma non sono neppure considerabili "lesioni semplici", come richiesto dagli avvocati difensori Roberto Rulli e Andrea Ronchetti.

Il pestaggio alla Rotonda di Locarno dello scorso 4 dicembre fu un’aggressione. Per il giudice della Corte delle Assise criminali di Locarno, Siro Quadri, i due fratelli iracheni, alla sbarra da lunedì, vanno condannati per questo reato. Le pene: due anni e sei mesi per il 19 enne e due anni e due mesi per il 20enne (che dovrà scontare altri quattro mesi per una precedente condanna del Tribunale dei minorenni, sempre per aggressione).

Entrambi resteranno in carcere per il periodo della pena, con la deduzione dei mesi già trascorsi dietro le sbarre. Dovranno seguire un trattamento psicoterapeutico e in seguito saranno espulsi dalla Svizzera per 10 anni.

Quadri ha escluso il tentato omicidio intenzionale: «Non regge dal punto di vista giuridico per la lievità dei danni subiti, combinata all’assenza di prove certe sui colpi potenzialmente letali».

L’aggressione, invece, ci sta tutta, e si riferisce al pestaggio del 18enne e pure alle botte inferte in precedenza a un suo amico: «In quel momento c’era la volontà degli imputati di mettere in pericolo le vittime».

Quadri (affiancato dai giudici a latere Monica Sartori-Lombardi ed Emilie Mordasini) ha introdotto la sentenza riprendendo alcune parole di uno dei due imputati, che aveva affermato: "Siamo adolescenti. C’è chi esce per divertirsi e altri per fare a botte. Non sono un santo. Si fa a gara per chi conduce l’esistenza più malavitosa. Per essere considerato devi dimostrare di aver rotto la faccia a qualcuno. Lo si fa per noia e per la visibilità".
Un clima pesante, lo ha definito il giudice, «purtroppo sempre più diffuso. I due imputati, giovani, nel corso dell’istruttoria hanno dimostrato che vivono distaccati dalla realtà. Banalizzano inconvenienti. Non dimostrano pentimento né dispiacere, ma solo desideri, voglia di divertirsi, di emergere, di farsi notare. Con completa assenza di altruismo e di senso di colpa. Si partecipa a bagarre e poi si torna a casa, con un sottofondo di noia. Senza obiettivi e con ideali sbagliati. Si picchia per rabbia, senza motivo particolare».

Le versioni alla prima giornata di processo

Nel corso della prima giornata di processo i due imputati avevano ammesso solo alcuni dei reati che gli venivano contestati dall’accusa. In particolare, il 19enne aveva raccontato di aver mollato uno schiaffo a un ragazzo e di aver strattonato il 18enne, vittima poi del pestaggio, che era intervenuto per cercare di sedare gli animi. Ma poi si sarebbe allontanato. Quindi ha osservato da lontano il resto della lite.

Il 20enne, invece, ha spiegato di aver assestato un primo pugno al 18enne per difendere il fratello minore. Il ragazzino era caduto a terra e lì lo ha colpito con altri due cazzotti al volto. In seguito una ragazza, della quale non è riuscito a fornire le generalità, lo avrebbe allontanato, trascinandolo quasi di forza e invitandolo a desistere.

Insomma, tre pugni e poco più. I due fratelli hanno affermato di non aver commesso altri reati. E sulla stessa linea i loro avvocati difensori, che al termine delle loro arringhe avevano chiesto di promuovere unicamente l’accusa di lesioni semplici e di assegnare ai loro assistiti pene di 8 e 7 mesi di carcere, senza decretare l’espulsione dal suolo elvetico.

La procuratrice pubblica, dal canto suo, aveva puntato tutto sull’accusa più grave: l’omicidio intenzionale tentato. A suo dire – e appoggiandosi alle testimonianze raccolte durante l’inchiesta –, quella sera entrambi gli accusati, assieme a un’altra decina di giovani (alcuni dei quali incappucciati), avevano circondato la vittima, pestandola con pugni, pedate e calci in testa. Non solo un’aggressione. Infatti a un certo momento dal gruppo si è alzato un coro: "Ammazzalo, ammazzalo". Il 18enne ha raccontato di aver temuto per la sua vita, anche se poi, come gli avvocati difensori hanno fatto notare, ha riportato solo ferite lievi (due ematomi al volto e un taglio sulla testa).

Per Tuoni il reato è stato commesso in gruppo e nessuno, a quel momento, si è tirato indietro. Ma solo i due fratelli sono stati identificati con certezza dai testimoni: gli altri membri del branco non sono stati identificati.

Per il giudice Quadri il pestaggio c’è stato e giuridicamente va considerato un’aggressione a tutti gli effetti.

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