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09.05.2022 - 17:07
Aggiornamento: 17:30

Solduno, Polo Isolino: un luogo accogliente e intergenerazionale

L’inaugurazione del complesso abitativo con servizi comunitari e sociali avverrà sabato 14 maggio. La presentazione alla stampa si è tenuta oggi

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laRegione
L’entrata sulla piazza interna

Metti un terreno e la voglia di fare qualcosa di nuovo e per tutti; metti un’idea condivisa per un progetto sociale che non sia ripiegato su se stesso, ma aperto a ciò che lo circonda. Prendiamo tutti questi elementi e aggiungiamoci una grande forza di volontà – peculiare ai grandi progetti – ed ecco materializzarsi davanti agli occhi il Polo Isolino. Un percorso realizzativo durato circa una decina di anni con un investimento che si aggira sui 16 milioni di franchi, e sorto laddove una volta c’erano "i palazzi". La struttura aperta poco più di sei mesi fa in via D. Galli 50 a Solduno (di fronte alla Migros) è un complesso abitativo con l’inserimento di entità a carattere sociale che promuovono globalmente aggregazione, incontro, scambio e integrazione.

La struttura architettonica – elaborata dallo studio Cotti & Partners di Locarno – ha nella piazza interna il suo fulcro. Sulla base sono stati costruiti due lingotti di cinque piani ciascuno dove trova spazio complessivamente una trentina abbondante di appartamenti (locati nella maggior parte). Sulla piazza si affacciano quattro entità: Pro Senectute, Pro Infirmis, Supsi e Associazione VitaAttiva, che operano in ambiti diversi ma in qualche maniera complementari, animando e scandendo la vita del polo, favorendo anche grazie alla cooperazione l’intergenerazionalità. Nata dall’idea dei soci della Società cooperativa di costruzioni Isolino (www.cooperativaisolino.ch), la struttura verrà inaugurata sabato 14 maggio, dalle 10 alle 15, aprendo le sue porte alla popolazione, come anticipato questa mattina in conferenza stampa. Il momento dedicato all’informazione è stato l’occasione per fautori e partecipanti al progetto di spiegarne la ragion d’essere.

Partiamo dalla storia. Partiamo con l’intervento di Sonja Achermann Bernaschina che è la presidente della Cooperativa Isolino, proprietaria del terreno da oltre settant’anni, da quando si costituì. La cooperativa è nata per colmare la penuria di alloggi nella regione e le case plurifamiliari sono state costruite nel biennio 1948-1949. C’è un aneddoto, ha ricordato, che spiega l’incongruenza del nome con il luogo in cui sono state costruite: «Il sindaco di allora (Giovan Battista Rusca, ndr) aveva promesso al gruppo di notabili e artigiani i terreni vicino al bosco Isolino (dove è sorta la Schindler). Per contingenze politiche il sindaco cambiò idea; ma il nome della cooperativa rimase». In seguito il gruppo comprò l’attuale terreno – di 2’800 metri quadrati e di grande valore –, il resto è storia nota. Più di dieci anni fa, ha quindi ricordato la presidente, visto lo stato dei vecchi stabili «abbiamo chiesto uno studio di fattibilità che ci ha spinti a destinare i terreni a scopi sociali. Da quello studio è emersa la possibilità di realizzare dimore per anziani autosufficienti. Ci siamo fatti un’idea girando per la Svizzera». Nel 2014 è stato quindi lanciato il concorso d’architettura su invito, a marzo dell’anno successivo è stata depositata la domanda di costruzione. «Poi c’è stato un "buco" di due anni a causa di opposizioni. Per fortuna nel 2018 è arrivata la licenza. Dopo gli aggiustamenti necessari, la realizzazione è partita nel 2019 per concludersi ad autunno 2021», ha riferito in maniera sintetica. «La collaborazione fra tutti gli enti coinvolti è stata ottima. E il risultato della volontà del privato di fare qualcosa di cui ne beneficiassero le persone è lì, tutta da vedere», ha sottolineato.

A Insèma «facciamo un lavoro sociale, per il quartiere, prevenendo l’isolamento e favorendo la partecipazione, in tutta libertà», ha dichiarato Vasco Viviani, responsabile del centro diurno socio-assistenziale di Pro Senectute, che accoglie le persone dai 65 anni in su. Punto fermo «è non rinchiuderci. Il nostro intento è uscire per favorire l’integrazione con la realtà del tessuto cittadino e i suoi abitanti». In quest’ottica sono anche essenziali e proficue le collaborazioni con altri enti e associazioni, «è un esperimento molto virtuoso». Nel complesso, Viviani ha spiegato che tutto il polo mira a «creare un posto accogliente per tutte le generazioni». La partecipazione a Insèma «è buona, sono circa sessanta le persone che frequentano in momenti diversi il centro», che è il quarto sul territorio locarnese (e il nono in Ticino), dopo Maggia, Tenero e Ascona. Il centro è aperto da lunedì a venerdì dalle 9 alle 17 e il sabato dalle 9.30 alle 13.30.

Non poteva mancare un luogo per il ristoro. BisPrò è il bistrot targato Pro Infirmis e dietro l’ampia vetrata del locale che serve dalla colazione all’aperitivo si svolge un progetto che mira a rinforzare le possibilità d’inclusione nel Locarnese, ha chiarito Sarita Capra, responsabile della sede di Pro Infirmis Locarno. Al BisPrò lavorano otto utenti e «l’obiettivo dell’iniziativa è duplice: offrire un’opportunità di lavoro a persone che hanno una rendita Ai e la voglia di rimettersi in gioco in un contesto non protetto; essere un vero e proprio ristorante con qualità gastronomica». Accennando all’argomento collaborazioni anche la responsabile conferma che il locale fornisce i pasti sia al centro diurno Pro Senectute, sia al nido Supsi: «Le collaborazioni con altri contesti sono opportunità belle per tutti, per sperimentarsi. Questa è una microsocietà» inserita in un più ampio contesto sociale.

Terzo "abitante", è il SupsiNido, istituto per la prima infanzia che è parte di una rete promossa dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi), nell’ambito del Servizio prima infanzia. Sono tre gli asili nido, il primo a essere istituito è il SupsiNido di Manno (2005), poi il nido all’interno del campus dell’Università della Svizzera italiana, creato in collaborazione con l’ateneo (gennaio 2021). A raccontarlo è Elena Giambini che vanta un’esperienza pluriennale. Giambini è responsabile del Servizio prima infanzia, del Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale. «In diciassette anni è stato possibile affinare un nostro metodo di lavoro che attinge a metodi pedagogici diversi». Prioritariamente, la struttura accoglie i figli dei dipendenti Supsi, ma è altresì aperto alla popolazione. «La permanenza dei bambini al nido è coprogettata con i genitori – ha evidenziato la responsabile –; diamo grande valore alla famiglia per questo è coinvolta nel progetto individuale che riguarda il bambino». Di pari passo alla progettualità puntuale rivolta a ogni piccolo ospite, il nido elabora progetti di gruppo, affinché con le attività si integrino le individualità. Il nido accoglie un massimo di diciassette bambini, suddivisi in tre fasce d’età (dai 4 mesi ai 4 anni).

«L’idea ha una storia e parte da un progetto molto idealista», ha introdotto Paolo Caccia, fisioterapista e responsabile del Centro per il movimento InForma dell’Associazione VitaAttiva che opera in ambito sanitario. «Si tratta del primo centro del movimento nel Locarnese pensato specificamente per terza e quarta età e per la prevenzione delle cadute e migliorare così la qualità di vita». Questo centro è basato sul concetto scientifico di allenamento cognitivo motorio sviluppato dal Politecnico di Zurigo (Eth) e portato avanti da una sua azienda Spin Off (Dividat Ag). Caccia ha rimarcato che lo studio non è aperto solo agli anziani, ma anche a tutte quelle persone che vogliono riprendere a fare esercizio fisico. «Era importante inserirlo in un contesto con altri enti e associazioni affinché ci fosse sinergia, in un tessuto urbano in cui poter creare l’occasione d’incontro e anche collaborazione. Con gli enti giusti al posto giusto si creano i presupposti per un’infinità di possibilità». Il centro è aperto da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18.

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