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26.04.2022 - 10:29
Aggiornamento: 15:19

Cerentino, il lupo fa strage di un gregge

Nuovo attacco del predatore con una ventina di ovini uccisi e feriti. Stavolta avevano appena lasciato l’area recintata per andare al pascolo

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. È il caso di dirlo alla luce di quanto accaduto stamane, attorno alle 6, a Cerentino, in val Rovana. Ancora un assalto a un gregge da parte di uno (o, molto più probabilmente, più) predatori. A essere preso di mira lo stesso gregge che, alcune settimane fa (il 30 marzo per la precisione) venne aggredito da tre esemplari all’interno di un recinto di un allevatore del posto, situato a pochi metri dalla sua abitazione. E stamane la scena si è ripetuta, con un bilancio di ovini uccisi che deve ancora essere quantificato con esattezza, dal momento che alcuni capi mancano all’appello. Quelle uccise sono 17, diverse quelle ferite che dovranno purtroppo essere soppresse perché non curabili. Al contrario della scorsa volta, il lupo ha atteso le sue prede fuori dal recinto, mentre si stavano dirigendo al pascolo, a pochi passi dal paese. L’allevatore, che ci ha contattato, afferma che le bestie avevano da poco lasciato l’area protetta dalla rete metallica. Lui, in quel momento, stava accudendo le capre e quindi non ha avuto modo d’intervenire prontamente. La disperazione per l’ennesimo attacco lascia, ora, il posto alla rabbia sua e dei rappresentanti del settore dell’allevamento: «così non si può più continuare. Ho perso una trentina di capi in poche settimane. Non è ammissibile. Oltrettutto devo anche prendermi carico del trasporto degli animali sgozzati al Centro di raccolta dei cascami di Losone e nessuno che mi aiuta».

«Non ho parole, sono semplicemente scioccato e angosciato. I contadini che sono accorsi qui a Cerentino sono disperati e arrabbiati. La situazione non è più accettabile. Ci sono in giro cadaveri di pecore sbranate sulla strada, sparse nei boschi e nei prati, animali agonizzanti con le budella fuori dal ventre, altri rantolanti azzannati alla gola, è uno spettacolo raccapricciante!». Germano Mattei, co-presidente nazionale AT liberoGP (Associazione per un territorio libero da grandi predatori), denuncia l’ennesima mattanza puntando il dito sull’inefficacia delle misure preventive: «Forse a Bellinzona non hanno ancora capito che ora il fieno nelle stalle inizia a mancare e le bestie non possono più stare chiuse nelle stalle. C’è molta inquietudine dentro che ti spegne ogni entusiasmo. Cosa devono fare gli allevatori, a sto punto? Anche quei poveri guardacaccia che devono accorrere a far la conta degli ovini e dei caprini uccisi non ne possono più».

Da parte sua l’Ufficio caccia e pesca, per bocca dei suoi vertici fa sapere che sta procedendo, tramite i suoi incaricati e a funzionari della sezione agricoltura, agli accertamenti del caso. Per avere la conferma che si tratti di un lupo (o più) è necessario attendere la conferma da parte del Laboratorio di biologia conservativa dell’Università di Losanna.

Da 15 a 10 uccisioni, poi si spara

Dal 15 luglio dello scorso anno un lupo potrà essere abbattuto se avrà sbranato 10 capre o pecore e non più 15 come in precedenza, a patto che gli allevatori abbiano disposto recinzioni e usato cani da gregge. È quanto prevede una revisione dell’ordinanza sulla caccia approvata oggi dal Consiglio federale. Questa modifica, che adempie due mozioni parlamentari adottate in marzo, consenta ai Cantoni d’intervenire più rapidamente sulle popolazioni di questo predatore. Per i grossi animali da reddito come i bovini, gli equini, i lama e gli alpaca, la soglia di danno è fissata a due predazioni per intervenire in un branco.

Nelle zone in cui i lupi non hanno finora causato danni ad animali da reddito la nuova soglia è di 15 capi (prima 25) in un mese o 25 capi (contro i 35) in quattro mesi. In questo caso, possono essere computate anche le predazioni di animali da reddito non protetti.

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