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07.04.2022 - 17:34
Aggiornamento: 18:02

Valle di Campo, anche alcuni alpaca tra le fauci del lupo

Prima delle predazioni di Cerentino vi è stato un attacco ad alcuni camelidi. Da più parti si chiede al Consiglio di Stato un intervento

di David Leoni
valle-di-campo-anche-alcuni-alpaca-tra-le-fauci-del-lupo
Foto Archivio

Non solo ovini, ma anche alcuni camelidi sono finiti tra le fauci dei lupi in alta Valle Rovana. Da informazioni confermateci da più parti, risulta infatti che alcuni esemplari di alpaca di proprietà di un allevatore della zona sono stati aggrediti e uccisi, di recente, nella Valle di Campo. A qualche chilometro di distanza dalla predazione che, alle prime ore dell’alba di una decina di giorni fa, a Cerentino, è costata come noto la vita a cinque pecore e agnelli, aggrediti da ben tre lupi balzati all’interno di un terreno recintato, dinnanzi alla stalla. Lupi fuggiti nella boscaglia all’arrivo del pastore, il cui intervento ha scongiurato quella che sarebbe senz’altro potuta diventare una vera e propria mattanza, consumatasi oltrettutto a pochi passi dal paese. Da tener presente che alcuni ovini, fuggiti nel trambusto, mancano ancora all’appello. Di che essere preoccupati, insomma.

Lo è Germano Mattei, copresidente Associazione svizzera per un territorio libero dai grandi predatori, il quale ricorda come, a breve, il bestiame lascerà le stalle per il vago pascolo: «La situazione è molto delicata, anche se i guardiacaccia assicurano il necessario monitoraggio c’è molta apprensione per ciò che potrà accadere. Non bastasse il proliferare degli esemplari, c’è anche la questione della vicinanza ai nuclei abitati. Il Consiglio di Stato deve una risposta al settore dell’allevamento e dell’agricoltura. Le predazioni sono frequenti e quindi l’ipotesi dell’abbattimento degli esemplari problematici (un lupo può, per legge, essere ucciso se ha sbranato 10 capre o pecore e non più 15, mentre per i grossi animali come bovini ed equini la soglia è due) andrebbe tenuta in debita considerazione. Non da ultimo va rimarcato che il numero di questi carnivori in Svizzera è in marcata crescita. Occorrono quindi delle soluzioni adeguate e tempestive».

Gli agricoltori chiedono maggiore attenzione

Al Governo ticinese è diretta anche la lettera che partirà nei prossimi giorni da parte della Società agricola valmaggese, conferma Marzio Coppini, presidente della stessa. L’intento è quello di ottenere da Bellinzona le necessarie rassicurazioni e l’appoggio della politica agli attori interessati, aziende zootecniche e conduttori di alpeggio. È dunque prioritario continuare a rafforzare le misure di prevenzione e di difesa per evitare un aumento degli attacchi e delle perdite a carico degli allevatori.

La soluzione chiesta non può essere infatti solo l’indennizzo, ma la concertazione di adeguate politiche di contenimento che portino risultati concreti prima che sia tardi.

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