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laR
 
18.03.2022 - 10:15

‘La guerra non deve far dimenticare i poveri in ombra’

Padre Carletti, missionario di Cavigliano in Ecuador, parla della grave situazione economica del Paese sudamericano e della difficoltà nel reperire fondi

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Il dramma della guerra in Ucraina, con le sue morti, i profughi e le distruzioni, rischia di far dimenticare all’opinione pubblica, almeno per un attimo, altre situazioni disperate di questo pianeta. Passano in secondo piano, rispetto all’attualità, catastrofi umanitarie in ogni angolo del globo. Peggiorando in alcuni casi, ulteriormente, quei contesti locali dove gli aiuti e l’assistenza alimentare per far fronte a situazioni di emergenza sono indispensabili.
Dipende dagli aiuti dall’estero, fatte ovviamene le debite proporzioni del caso, anche la Parrocchia di Padre Pierluigi Carletti, missionario di Cavigliano, da oltre mezzo secolo impegnato tra i poveri dell’Ecuador, in questi giorni in visita ai familiari. Lo abbiamo incontrato per conoscere la situazione nel Paese sudamericano e per capire quale è l’impatto del conflitto russo-ucraino sulla sua attività. «Purtroppo − spiega il religioso, 78 anni il prossimo 2 aprile - la situazione economica in Ecuador, complice la pandemia, è ulteriormente peggiorata. Gli ospedali sono al collasso, molte persone stentano ad accedere a dei semplici tamponi e ai vaccini, mancano le medicine, molta gente si assembra dinnanzi alle porte della mia Parrocchia di San Patrizio per chiedere aiuto. Sono abbandonati a loro stessi e faticano ad andare avanti. È un’emergenza quotidiana, senza fine. Con la povertà crescono delinquenza, violenza, corruzione e droga. Ciò che posso, lo faccio, ma mi è impossibile arrivare ovunque». A La Libertad, dove è attivo Padre Carletti, vivono circa 100mila persone, 20mila delle quali suoi parrocchiani. Il Covid-19 ha minato anche i già fragili sistemi sanitario e scolastico del governo: «Scuole pubbliche chiuse, bambini a casa, insegnamento a distanza possibile solo per una ridotta fetta della popolazione. Per i genitori, spesso disoccupati, educare i figli non è un compito facile. Nelle scuole da me create garantiamo l’insegnamento e un pasto ai bambini. Purtroppo il mio desiderio di vedere queste strutture autonome dal profilo finanziario non si è ancora avverato. In questi ultimi tempi ho aperto le aule di catechismo della Parrocchia per trasformarle in aule di scuola. Abbiamo da coprire spese per circa duemila dollari al mese per poter far funzionare il tutto». Un contesto non certo facile, nel quale un cristiano missionario di speranza, sorretto nella fede in Dio, non perde la sua forza. «Il mattino all’alba, dalla mia camera all’interno della Parrocchia, canto. Per chi abita nelle vicinanze questa mia voce segna l’inizio della giornata. I bambini si preparano per andare a scuola, i genitori per recarsi al lavoro. La missione, infatti, non è qualcosa di pragmatico ma è un’espressione di gioia e gratitudine, compassione e amore capace di raggiungere ogni luogo, proprio come la voce che si propaga nell’aria».

Dare continuità ai progetti scuole create negli anni

Lo scoraggiamento, la fatica, il disincanto non fermano Padre Pierluigi Carletti: «Finché ce la faccio e la salute mi sorregge, proseguirò il mio lavoro – osserva con un grande sorriso – Il Vescovo mi ha affiancato un vice parroco incaricato di fornirmi il necessario sostegno. Le scuole sono affidate a direttori e personale esperto quindi saranno in grado di camminare da sole una volta che non ci sarò più. Dovranno comunque essere consci del fatto che gli aiuti finanziari dei benefattori ticinesi, in futuro, potrebbero venir meno. Sarà importante assicurare un discorso di continuità. Dipendiamo dagli aiuti esterni (quantificati in 30mila dollari al mese, ndr) proprio come l’Ecuador, il cui presidente è stato di recente in Cina per convincere il grande Paese asiatico a investire quaggiù. Creando così occupazione e indotti. Quanto al sottoscritto, una volta che mi sarò congedato, credo che concluderò la mia vita nella casa dei salesiani anziani di Guayaquil, che già ospita un mio amico».

Difficile chiedere aiuti con milioni di persone in fuga dall’Ucraina

Parlare di aiuti economici, in Europa, oggi vuol però dire parlare di Ucraina, con governi, ONG e associazioni impegnate a sostegno dei civili in fuga. «Mi rendo conto che il momento è difficile. Siamo confrontati con problemi umanitari enormi. Lo slancio solidale è comprensibilmente rivolto verso il Paese invaso da Putin. Bisognerà fare i conti con quello che sarà il quadro una volta finito questo terribile conflitto. Pensiamo ai miliardi di capitali necessari per ricostruire il tutto. Fondi che, purtroppo, andranno a scapito di aiuti ad altre zone del Mondo. Anche se dovesse vincere, la Russia, come si farà a rimettere in piedi una nazione ridotta in macerie? Mi rendo benissimo conto che chiedere sostegno ai nostri benefattori di questi tempi può sembrare inopportuno. Purtroppo noi di questi aiuti abbiamo bisogno oggi più che mai. Quindi devo ringraziare veramente le persone che hanno dimostrato il loro affetto al sottoscritto e alla missione, sentendosi anche loro parte di essa. Ciò che siamo in grado di fare laggiù è grazie alla loro generosità».
Domenica 20 marzo, intanto, al Teatro Dimitri di Verscio, si terrà uno spettacolo di beneficenza il cui ricavato andrà proprio a favore dei progetti del religioso pedemontano. Alle 15, verrà messo in scena da "Pois e ligne", Cappuccetto Rosso, con Marinella e Lucia Pawlowski.
Chi volesse contribuire all’opera del missionario originario di Cavigliano lo può fare versando un’offerta sul conto CH75 8080 8006 3595 7522 2 presso la Banca Raiffeisen Losone Pedemonte Valle Maggia a nome dell’Associazione Opera di P. Carletti, Via Cesura 5, 6654 Cavigliano.

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