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laR
 
16.03.2022 - 05:30
Aggiornamento: 17:24

Voto o no, i semafori arriveranno di sicuro. ‘Ma funzionano’

Gli ingegneri dell’Ustra difendono il progetto sul Piano: ‘Per i 7 nodi da Sant’Antonino a Quartino via le rotonde per dosatori dinamici e comunicanti’

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«Peggio della situazione attuale è difficile. Se davvero vogliamo pedissequamente continuare sulla strada delle colonne, non abbiamo che da accettare lo statu quo. L’alternativa esiste, è tecnologicamente all’avanguardia e ha poco a che fare con una gestione semaforica tradizionale». Pertanto, il progetto Ustra verrà portato avanti, indipendentemente dall’esito della votazione popolare contraria ai semafori proposti a suo tempo dal Cantone. Questo poiché proceduralmente non è data facoltà di ricorso.

Sono i concetti che emergono dall’incontro che la "Regione" ha avuto con Francesco Caggia e Daniele Stroligo, entrambi ingegneri Ustra, responsabile del settore Gestione dei progetti Sud il primo, capoprogetto il secondo.

Il tema è tornato a generare polemica quando il consigliere nazionale Udc Piero Marchesi aveva chiesto al Consiglio federale come si ponesse di fronte al fatto che nonostante lo schiacciante "no" popolare ai semafori espresso in Ticino nel 2019 (con oltre il 73%), proprio con i semafori Ustra intenda affrontare e possibilmente risolvere il problema delle colonne sulla Cadenazzo-Quartino, dall’inizio del 2020 strada nazionale, quindi sotto "giurisdizione" federale. Alla domanda di Marchesi se questo approccio non fosse anti-democratico, la direttrice del Datec Simonetta Sommaruga aveva dapprima risposto che non c’è niente di anti-democratico poiché il progetto cantonale e quello federale sono «sostanzialmente diversi»; poi, sollecitata nuovamente sul tema da un insoddisfatto Marchesi, la ministra ha maggiormente circostanziato il progetto, spiegando in tre parole quello che la "Regione" ha approfondito con chi quello stesso progetto lo sta direttamente coltivando, non senza sentire sulle spalle il peso dell’opinione pubblica e, appunto, della classe politica.

«Il primo elemento, essenziale, riguarda l’estensione del progetto: si interverrà sull’intera tratta Bellinzona Sud (Sant’Antonino)-Quartino, quindi lungo circa 8 km, contro i circa 3 km della Cadenazzo-Contone considerati dal progetto cantonale», premette Caggia. Ciò, aggiunge, «determina un diverso approccio, basato in effetti sempre su dei nodi semaforici (7) al posto delle attuali rotonde, ma che vanno intesi per quello che sono, ovverosia dei "dosatori" dinamici che dialogheranno costantemente, in tempo reale, fra loro, dando in sostanza precedenza ai flussi di traffico lungo la direttrice principale (onda verde) rispetto a quelli, molto più ridotti, provenienti dalle laterali». Parliamo di un concetto innovativo di "autoregolazione" «che ha avuto risultati promettenti in Svizzera e all’estero».

Rispetto al progetto cantonale «il passo in avanti è importante – puntualizzano i due ingegneri –, ma non tanto perché quel progetto non fosse valido, quanto perché nel frattempo la tecnologia si è evoluta e continua a evolversi. Bisogna inoltre considerare che ciò che possiamo ipotizzare oggi come risultati è ancora diverso da ciò che sarà fra un minimo di 3 e un massimo di 5 anni, ovverosia il tempo necessario da adesso affinché il progetto entri in funzione».

Tempi di percorrenza quasi dimezzati

Ciò che viene ipotizzato adesso può essere tradotto in cifre che paiono incoraggianti. Secondo una simulazione dinamica sui circa 31mila veicoli giornalieri registrati nelle due direzioni, negli orari di punta mattutini con il progetto Ustra i tempi di percorrenza risulterebbero nettamente inferiori rispetto a quelli attuali, calcolati in media annuale. Dalle prime valutazioni di massima, che dovranno essere verificate e consolidate in uno studio più approfondito, da Locarno a Sant’Antonino scenderebbero infatti dagli attuali 16 minuti a 9 (meno 44%) e viceversa da 15 a 8 (meno 47%). Inevitabile il beneficio anche per i gambarognesi, che per recarsi nella capitale (immaginiamo, ma non è specificato, da Magadino) dovrebbero impiegare non più di 12 minuti fino a Sant’Antonino (meno 43% rispetto agli attuali 21) e per tornare a casa 9 (meno 44% rispetto agli attuali). Sempre negli orari di punta mattutini, ci guadagnerebbe, secondo la simulazione dinamica, anche il servizio pubblico: da 18 a 11 minuti verso Bellinzona (meno 39%) e da 26 a 17 minuti verso il Gambarogno (meno 35%). Stesso discorso per gli orari di punta serali: 10 minuti da Locarno a Sant’Antonino, 12 all’inverso, 13 minuti dal Gambarogno e 17 verso il Gambarogno, con guadagni fra il 28 e il 36% in bus da e per Bellinzona.

«Bisogna rilevare che la situazione attuale è congestionata perché i nodi attuali, ovverosia le rotonde, svolgono una funzione per così dire "democratica" – sottolinea Caggia –: oggi il primo che entra ha la precedenza. Ciò risulta adeguato laddove i flussi di traffico sono equivalenti, ma non è il caso sulla tratta in questione, dove gli utenti provenienti dalle laterali in qualche modo "ostacolano" il procedere dei flussi principali Locarno-Bellinzona, e viceversa». La situazione critica attuale, riflette Stroligo, «è anche dovuta all’urbanizzazione, allo sviluppo che ha avuto il comparto da quando sono state realizzate le rotonde. Esse sono state un’ottima soluzione negli ultimi decenni, ma ora per così dire non ce la fanno più. Il risultato è oggi che il traffico principale risulta troppo disturbato dagli assi secondari e da altri accessi. Ciò determina i continui "stop & go" e i rallentamenti che tutti conosciamo. A tutto ciò va aggiunto un fattore fondamentale: sulla tratta in questione circa il 50% delle movimentazioni (origine e destinazione) è interno».

I dosatori, secondo gli esperti Ustra, permetteranno di regolare meglio il traffico, anticipando i flussi che arriveranno nei rispettivi nodi. Inoltre, il nuovo sistema «non penalizzerà per forza chi arriva sull’asse principale dalle laterali: dovrà forse aspettare un minuto per entrarvi, ma poi, una volta dentro, approfitterà dell’onda verde, guadagnandoci in termini di tempo».

‘Altre esperienze insegnano’

Caggia precisa che «la tecnologia è incoraggiante, come dimostrano ampiamente le esperienze del progetto pilota a Lucerna o sulla circonvallazione di Zurigo a Wetzikon, e sarà ulteriormente sviluppata e calibrata dopo che sarà entrata in funzione. Dobbiamo considerare che i futuri 7 nodi semaforici saranno coordinati uno con l’altro, mentre le rotonde fra di loro non "parlano". Per tutti questi motivi la gestione della Quartino-Sant’Antonino non può essere paragonabile a ciò che sulla Quartino-Cadenazzo si basava su semafori con cicli di verde/rosso predefiniti. Il grosso vantaggio è che ora è possibile riprendere i risultati di progetti avanguardistici e già testati».

Quanto alla tempistica, si diceva di un massimo di 5 anni (ma nella migliore delle ipotesi "solo" 3) per il sistema in funzione. Il primo passo è l’appalto della progettazione a concorso pubblico, che tendenzialmente dovrebbe dare dei nomi entro fine anno. Poi gli specialisti prescelti si metteranno al lavoro, interfacciandosi regolarmente con quelli di Ustra. Tutti i costi – al momento non quantificabili – saranno a carico della Confederazione.

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