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Il delitto alla rotonda di Gordola torna in aula
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10.03.2022 - 17:35
Aggiornamento: 18:03
a cura di Clara Storti

Delitto alla Rotonda di Gordola, al via il processo in Appello

Si va in aula a un anno dal secondo rinvio. Nel 2019 l’imputato fu condannato a 5 anni per l’omicidio colposo di un 44enne del Sottoceneri

Il caso del delitto di Gordola torna in aula domani mattina, alla Corte di appello e di revisione penale di Locarno. A distanza di un anno dall’ultimo rinvio del dibattimento, è stata fissata la data per il processo bis all’autore – oggi 26enne – dell’omicidio alla Rotonda, avvenuto il 22 aprile 2017. Quel giorno perse la vita Fabrizio, 44enne di Genestrerio. Il secondo grado di giudizio è slittato per ben due volte (la prima dal 10 novembre 2020 e la seconda dal 19 gennaio 2021). Le ragioni di quest’ultimo posticipo, lo scrivevamo nel gennaio del 2021, non erano chiare: si supponeva che fosse dovuto ai risultati emersi dalla perizia, commissionata dalla Corte a uno specialista per stabilire le cause del decesso. Perizia che verosimilmente sarà al centro del dibattimento.

Trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato

Ripercorriamo i fatti del 22 aprile 2017. Era l’alba di un sabato mattina. Fabrizio è in fila e aspetta di uscire dalla nota discoteca la Rotonda quando riceve una forte spallata e un pugno al collo dall’allora 21enne, che lo fanno accasciare a terra. Il violento colpo causa la morte del 44enne, probabilmente "facilitata dalla fragilità derivante da un’anomalia congenita dell’arteria vertebrale", come emerso dal processo in primo grado. Durante l’inchiesta, il giovane aveva spesso mancato nella collaborazione con gli inquirenti, dando versioni di volta in volta incongruenti e menzognere, professandosi innocente. Durante il processo del 2019, la perita della difesa aveva addirittura dichiarato l’eventualità che la morte della vittima fosse da imputare a cause naturali.

Quel dibattimento era stato per certi versi controverso. Nella ricostruzione dei fatti, e di riflesso nell’impianto del processo, c’era infatti un grande dubbio da dissipare, ovvero se fosse realmente stato l’allora 21enne a colpire con una spallata e un pugno Fabrizio. La Corte, a suo tempo, aveva quindi considerato "perfettamente credibili" i due testimoni del fatto: l’addetto alla sicurezza – che aveva ricevuto il compito di sorvegliare il ragazzo, visto il suo comportamento "aggressivo e arrogante" nel corso della nottata – e un amico della vittima, che era accanto a Fabrizio in attesa di uscire dal locale. Così come attendibili erano le tempistiche fra il gesto violento e fatale e la caduta della vittima a terra.

Cinque anni di reclusione: una sentenza invisa alle parti

Ricordando le considerazioni preliminari alla sentenza, pronunciata nel maggio 2019 dal giudice Amos Pagnamenta – presidente della Corte delle Assise criminali –, i due non si conoscevano e, prima del colpo fatale, fra i due non c’era stato nessun alterco, né alcun contatto. Quindi, neppure un’ipotetica ragione per giustificare le azioni dell’attuale 26enne.

Il 44enne di Genestrerio si è fatidicamente trovato sulla strada del suo aggressore al momento sbagliato. Nella ricostruzione degli eventi era emerso altresì che l’allora 21enne aveva fino lì trascorso una nottata contraddistinta da altri due violenti litigi con altrettante persone: "L’imputato era una mina vagante e che combinasse ciò che purtroppo è successo quella sera, era solo una questione di tempo", aveva considerato Pagnamenta nella lettura della sentenza. Lo stesso giudice aveva quindi decretato l’imputato colpevole e lo aveva condannato a cinque anni da espiare per omicidio colposo. Ricordiamo che l’accusa aveva chiesto una pena di più di dieci anni di carcere, mentre la difesa si era battuta a favore del proscioglimento per il reato di omicidio, con pena lieve e sospesa per i reati legati alla droga. La decisione della Corte non aveva però soddisfatto né accusa, né difesa che si erano dette pronte a ricorrere in Appello e affrontare un processo bis.

L’imputato torna quindi in aula e da domani, nella sede della Corte di appello e di revisione penale a Locarno dovrà rispondere di omicidio intenzionale per dolo eventuale, in subordine omicidio colposo, omissione di soccorso, ripetute lesioni semplici, ripetuta minaccia, infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti. L’accusa sarà sostenuta dal procuratore pubblico Arturo Garzoni, la Corte sarà presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will: presenti i giudici a latere Rosa Item e Francesca Lepori Colombo. La difesa dell’imputato sarà assicurata dall’avvocato Yasar Ravi. Patrocinatore della famiglia della vittima sarà l’avvocato Diego Olgiati.

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Delitto di Gordola, processo bis

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