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04.02.2022 - 15:25

Gambarogno, il ‘nemico’ ora si nasconde sottoterra

Da incendio di superficie a incendio di sottosuolo. Ecco perché l’opera di spegnimento andrà avanti, impegnando uomini e mezzi, almeno per una settimana

Ci vorranno ancora giorni, se non settimane, prima di poter dichiarare definitivamente spento l’incendio sul Monte Gambarogno. Sì perché il nemico, ora, si nasconde sottoterra. Da un incendio di superficie (di corona quando a bruciare erano le alte piante resinose) siamo passati a un incendio di sottosuolo (come era stato il caso nell’estate 2020 sulla Cima della Trosa), con il fuoco che arde lontano dallo sguardo dei pompieri, sotto la superficie, a 30-40 cm, per ripartire, qua e là, tra la vegetazione. Bruciano radici e altro materiale organico presente nel terreno. Si tratta di un incendio caratterizzato dall’assenza di fiamma viva salvo quando trova le condizioni per ricomparire alla luce del sole. Tipico dei periodi di siccità, si spegne con molta difficoltà e necessita di una bonifica capillare.

Un lavoro di bonifica che richiederà settimane

Anche se la notte scorsa è trascorsa tranquilla, grazie all’assenza di vento, all’umidità alta e alle temperature basse che hanno ostacolato lo sviluppo di ulteriori focolai, il lavoro della cinquantina di uomini dispiegati al fronte (militi della sezione montagna di Bellinzona, spalleggiati da loro colleghi civici e dagli uomini del Corpo del Gambarogno, categoria B) è proseguito senza sosta. Sei gli elicotteri alzatisi in volo sin dalle prime luci dell’alba (due i Super Puma delle Forze Aeree) a dar man forte con lanci d’acqua mirati. Samuele Barenco, comandante dei pompieri della capitale che coordina le operazioni di spegnimento, non si fa illusioni. Finché non arriveranno copiose precipitazioni, occorrerà tenere alta la guardia. L’obiettivo è quello di poter dichiarare sotto controllo una situazione che ancora non lo è. Magari già entro sera. O, al più tardi, per il fine settimana: «Il nostro lavoro di bonifica e spegnimento proseguirà ancora per parecchi giorni».

Il ricambio degli uomini e la solidarietà

Questo significa poter contare su un gran numero di effettivi, anche per garantire la rotazione delle squadre giorno e notte: «La nostra sezione di montagna dispone di una novantina di uomini. Ma è chiaro che dovremo iniziare a pianificare le risorse da dispiegare per la prossima settimana. Devo comunque dare atto del grande spirito di solidarietà e collegialità che aleggia tra i corpi pompieri di tutto il cantone. Abbiamo ricevuto in questi giorni diverse proposte di aiuto in termini di uomini e mezzi. Non solo dal Ticino bensì anche da oltre Gottardo e da fuori dai confini. Per ora riusciamo a gestire il tutto con le nostre forze. Non possiamo inoltre “scoprire” altre zone del territorio cantonale in un momento di massima allerta incendi boschivi. Sono grato anche ai datori di lavoro che consentono ai militi loro dipendenti di stare al fronte per più giorni. Vedremo come evolverà la situazione e se sarà il caso di allestire un concetto d’intervento su scala cantonale», conclude Barenco.

Il drone della Rega a caccia di focolai

Giovedì sera il drone della Rega, dotato di attrezzature high-tech, è stato impiegato nella regione interessata dall’incendio. Il sistema di telecamere del drone è stato utilizzato per rilevare la presenza di eventuali focolai sospetti. Un equipaggio della Rega, composto da un pilota e un operatore di droni, ha aiutato in un primo impiego sperimentale i pompieri nella ricerca di focolai ancora ardenti in aree impervie. Il “Fire Detection Pipeline” era già stato ottimizzato insieme alla Federazione Pompieri Ticino. In stretta collaborazione con gli uomini presenti sul posto, sono stati dapprima definiti i settori di terreno in cui si sospettava la presenza di focolai attivi. Il drone della Rega è quindi decollato dall’Alpe di Neggia e poi ha sorvolato autonomamente la zona di ricerca. Durante il volo di ricerca, trasmetteva automaticamente le coordinate di potenziali focolai, insieme a immagini, all’operatore a terra, che ha in seguito controllato manualmente i dati e li ha messi a disposizione dei pompieri.

Algoritmi intelligenti per la ricerca sul terreno

La “Fire Detection Pipeline” del drone Rega è un’utile estensione dello spettro d’interventi del drone e si basa sulla “Human Detection Pipeline”, utilizzato nella ricerca di persone scomparse. Grazie a un algoritmo intelligente, rileva automaticamente forme di vita sul terreno e trasmette i dati con le coordinate all’operatore a terra. In base alle immagini pervenute, l’operatore può verificare se si tratta effettivamente di una persona. Se necessario, grazie ai dati forniti e in accordo con la centrale operativa della Rega, può chiedere l’impiego di risorse supplementari, come un elicottero o soccorritori alpini via terra. Il drone Rega è dotato di un sistema di ricerca di telefoni cellulari ed è in grado di localizzarli per conto della polizia. Dispone anche di un sistema anticollisione ed è in grado di adattare automaticamente la traiettoria di volo per evitare gli ostacoli in avvicinamento.

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Trosa, quando il nemico corre sotto terra

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