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05.10.2021 - 22:000
Aggiornamento : 06.10.2021 - 08:17

Il vuoto (colmato) dei volontari. E col Covid tanta solidarietà

Locarno, con Pedrazzini parliamo delle sfide affrontate dal Triangolo nella pandemia. Pedroli racconta cosa è Bracciaperte, per le pazienti di tumore al seno

«Nella pandemia ci siamo dovuti adattare». La sezione del Sopraceneri dell’associazione Triangolo è presieduta da Anna Pedrazzini, che abbiamo incontrato con l’intento di farci raccontare qual è stata la difficoltà maggiore per l’associazione durante il lockdown. «È stato un periodo difficile. Soprattutto abbiamo dovuto far fronte a un vuoto di volontari (la sezione sopracenerina ne conta una quarantina, ndr), che si sono ridotti notevolmente». Questo perché in larga parte sono pensionati e «quando gli over 65 sono stati dichiarati categoria a rischio per il coronavirus non li abbiamo fatti più operare. Anzi abbiamo abbassato la soglia ai 60 anni, per proteggere loro e naturalmente i pazienti». Ciononostante «a questa mancanza hanno risposto diverse persone che per il confinamento non hanno lavorato, mettendosi a disposizione. Le abbiamo così integrate temporaneamente al team. È stata una bella esperienza e un bel segnale dalla società civile: c’è voglia di aiutare, c’è solidarietà», commenta Pedrazzini.

Figura centrale per l’associazione e l’utenza che usufruisce dei suoi servizi, il ritratto che ne fa Pedrazzini è ben definito: «Il volontario è una persona che dà soprattutto ascolto. Data la delicatezza della situazione, sono richiesti il rispetto delle regole, un comportamento consono, il segreto professionale e la capacità di leggere il bisogno delle persone», animati da una bella dose di sensibilità. Seguendo una formazione di base e continua, «chiunque può diventare volontario, basta avere senso civico, disponibilità verso gli altri e capacità di farsi carico di situazioni emotivamente difficili». La centralità del volontariato è funzionale allo scopo primario del Triangolo, ovvero permettere ai pazienti oncologici di poter stare a casa propria con tutto il supporto necessario. Anche per dare sostegno ai familiari, «è importante dare loro una mano».

Tornando alla pandemia, un’altra conseguenza è stata l’annullamento degli appuntamenti e delle attività dei gruppi di pazienti, «fra le decisioni più difficili da prendere», ammette Pedrazzini. Fortunatamente, «i nostri animatori – gruppo di auto-aiuto, nordic walking, pilates, ritmo e forza, sofrologia, atelier d’arte e di cucina – hanno potuto mantenere i contatti con i pazienti grazie al telefono e alle piattaforme d’incontro virtuale, adattandosi bene ai nuovi tipi di rapporto».

Man mano le attività sono riprese, sempre tenendo conto delle norme e applicando l’iscrizione a eventi e attività. «Adesso c’è voglia di vedersi e incontrarsi».

‘Ogni tumore è una storia a sé’

«Come organizzo la mia vita? Come lo dico a mia figlia? Devo fare testamento… Era come se me lo aspettassi, perché la mia famiglia ha sempre avuto familiarità con il tumore al seno. Mia madre lo ha avuto, due mie zie lo hanno avuto». Odile Pedroli aveva sessant’anni quando le è stato diagnosticato. È stata operata. È guarita. Tuttavia, dopo anni, a ogni mammografia il fantasma del tumore ricompare.

Alla notizia di una diagnosi di neoplasia, una prima immediata sensazione è quella di vuoto. Le gambe tremano, sotto il peso di quel vuoto. È necessario però puntualizzare: «Ogni tumore è una storia a sé», intima e individuale, perciò è ingenuo generalizzare portata e significato della malattia, renderne la dimensione umana. Tuttavia, sensazioni ed emozioni possono avere un filo comune.

Da circa quattro anni Odile è responsabile del gruppo di auto-aiuto Bracciaperte dell’associazione Triangolo e una delle ragioni per cui ha deciso di operarvi è perché «a mia volta mi sono sentita abbracciata. Ho avuto un grande sostegno da parte dell’associazione», quando a essere una paziente era lei. Lo racconta con l’emozione ancora in gola. In qualità di facilitatrice, nel gennaio del 2017 apre Bracciaperte che è, scusate il bisticcio, aperto alle donne che hanno o hanno avuto un tumore al seno e che perciò vivono, o hanno vissuto, un’esperienza comune. “Per darci una mano per affrontare la malattia, accettare il dolore e vincere la paura”, riporta il volantino insieme a orari e giorni degli incontri, che si svolgono mercoledì o giovedì, con cadenza quindicinale, dalle 14 alle 15.30.

Bracciaperte «è uno spazio protetto di ascolto e discussione, scambio e sostegno reciproco. Qui, le partecipanti – come spesso emerge – si sentono a casa e trovano sintonia. Le discussioni, che restano confidenziali, nascono man mano e ognuna partecipa se se la sente», racconta. Una delle costanti che viene rilevata è la difficoltà di parlare della propria condizione con l’esterno, spesso con la famiglia, per paura d’impensierire o turbare i propri cari. «Sono momenti intensi e liberatori. Qualche volta si piange, qualche altra ci si fa una risata».

Odile è parte della grande squadra interdisciplinare (di volontari, operatori sociali, infermieri specializzati, psico-oncologi, psichiatri, medici specialisti in oncologia e in cure palliative) del Triangolo che offre una serie di servizi ai pazienti oncologici in Ticino e nel Moesano, senza dimenticare attività, conferenze e incontri volti pure alla sensibilizzazione e alla prevenzione. L’occasione di parlare con lei ci è data da una di queste proposte, l’Apero Rosa che si terrà questa settimana.

Ottobre Rosa

“Apero Rosa - Tumore al seno parliamone con gli specialisti” è una delle molteplici proposte dell’associazione ed è organizzata per sensibilizzare un ampio numero di persone sulla prevenzione e la diagnosi precoce. Per partecipare all’incontro di giovedì 7 ottobre, che si svolgerà nella corte della Sopracenerina, dalle 18 alle 20, è necessario iscriversi per permettere l’organizzazione in piena sicurezza. Scrivendo a sopraceneri@triangolo.ch oppure telefonando allo 091 751 82 41 si annuncia la propria presenza; mascherina obbligatoria.

L’associazione Triangolo è nata a fine anni Ottanta a Lugano per rispondere alla necessità del volontariato in ambito oncologico. A inizio anni Novanta, l’azione del Triangolo si estende al Sopraceneri (la sede locarnese apre nel 2005). Col passare degli anni, l’offerta è potenziata con il servizio sociale e la consulenza psico-oncologica; nasce quindi il Servizio cure palliative domiciliari.

Per informazioni: www.triangolo.ch.

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