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20.07.2021 - 16:200
Aggiornamento : 22.07.2021 - 17:27

‘Evviva le vacanze!’ Ma a Kloten va tutto storto

Le peripezie di tre locarnesi in partenza per il Brasile con Swiss; il volo di venerdì slitta a domenica sera. Senza parlare dei bagagli...

È tutto organizzato con largo anticipo: mamma e due figlie maggiorenni, svizzere e domiciliate nel Locarnese, stanno per partire in vacanza. La meta: Rio de Janeiro in Brasile. Ma non si va alla ventura: il periodo d’incertezze Covid e la meta lontana spingono a una preparazione meticolosa. Oltre alla doppia dose di vaccino, il terzetto opta per una compagnia fidata: la Swiss.

Ma giunte a Kloten qualcosa va storto tanto che la partenza fissata per venerdì 16 luglio slitta a sabato e poi, per finire, a domenica sera. Peripezie tragicomiche le attendono all’organizzatissimo (così si pensava) scalo zurighese.

Il capofamiglia, rimasto a casa, ci racconta l’accaduto e annuncia una battaglia legale contro i responsabili di tali pasticci. «Hanno fatto il check-in venerdì alle 17, consegnando i bagagli da stiva e preparandosi al decollo delle 22.40. Ma sull’aereo nulla si è mosso. A mezzanotte il comandante ha informato che una passeggera non era stata fatta salire a bordo poiché mancava il suo test Pcr per il coronavirus; il personale si è messo a cercare la sua valigia nella stiva e quando l’ha trovata, ormai era tardi. Il velivolo ha dovuto restare a terra perché a partire da una certa ora, da Zurigo non si parte più».

Giù tutti dall’aereo, una banana e un cioccolatino per cena e via in albergo. Le viaggiatrici locarnesi riescono ad avere una stanza alle tre e mezza del mattino.

L’odissea fantozziana prosegue il giorno successivo. Il volo sostitutivo è previsto sabato alle 12. A tutti i passeggeri del volo annullato è richiesto di presentarsi alle 10: a chi è scaduto il test Pcr (valevole 72 ore), la compagnia ne regala uno nuovo, da effettuare in aeroporto prima del decollo. Al bancone per il secondo check-in, vengono comunicate due notizie: una buona e una cattiva. Prima la cattiva: il volo è spostato alle 22.40. Poi quella buona: la Swiss ha deciso di prolungare di 24 ore la validità dei test Pcr per i passeggeri del volo cancellato venerdì.

«Mia moglie ha chiesto conferma, anche perché il loro test sarebbe scaduto prima delle 22.40 di quel sabato – prosegue l’intervistato –. L’hostess di terra della Swiss l’ha rassicurata. Ma mia moglie ha insistito, visto che comunque lei e le figlie avrebbero avuto tutto il tempo di rifare un test lì in aeroporto, prima della partenza. La signorina ha chiamato un suo superiore che ha riconfermato. Pure al Gate E l’informazione che ha ottenuto è stata la medesima».

Scoppia il finimondo

La giornata nei corridoi e nelle sale d’attesa dello scalo di Kloten è lunga, ma arrivano le 21 e la combriccola (le tre locarnesi e gli altri del volo annullato) si rimette in fila. Sorpresa: al controllo documenti vengono fermati quelli (praticamente tutti) a cui è scaduto il test Pcr. Ma come – si chiedono –, non era stato prolungato? Tra sconcerto e frustrazione scoppia il finimondo. C’è chi protesta e chi strepita; una donna si accascia a terra svenuta. Viene soccorsa dai compagni di viaggio mentre il personale Swiss se ne sta impassibile in un angolo a osservare la scena. A un certo momento una hostess perde l’aplomb e lancia, facendoli volare in ogni dove (quelli sì, sono decollati), i documenti di viaggio dei passeggeri. Accorrono gli agenti della sicurezza per tentare di riportare l’ordine nella protesta.

Seguono le sentite scuse della compagnia aerea, ma nessuno è imbarcato. Quindi, a notte ormai inoltrata, vengono tutti rispediti in albergo senza cena, ma con un buono per un nuovo test Pcr da eseguire l’indomani. I viaggiatori sono pure invitati a ritirare i bagagli da stiva per rifare il check-in. Ma le valigie non ci sono e la compagnia annuncia d’incaricarsi lei stessa delle operazioni d’imbarco dei bagagli il giorno seguente.

Decollo, atterraggio e un ultimo inghippo

Dopo la colazione al magro buffet dell’hotel, inizia il terzo giorno all’aeroporto di Kloten. Di mattino presto le locarnesi si sottopongono al test Pcr. Nell’attesa dei risultati, che si rivelano poi negativi, acquistano gli abiti per cambiare quelli che indossano da venerdì, ormai sgualciti dalle tante disavventure. Alle 22.40, dopo aver ricevuto garanzie dalla Swiss che i bagagli sono nella stiva, l’aereo decolla. Il viaggio è tranquillo e l’atterraggio a Sao Paulo dolce e leggero. Uno scalo breve, per prendere la coincidenza verso Rio, con un volo interno. Forse la vacanza ha preso la piega giusta. O forse no. Infatti pure nella lontana terra brasiliana, c’è ancora un inghippo, con lo zampino di Swiss, da risolvere. Al nastro per il ritiro delle valigie l’attesa è vana: non appaiono. Preoccupati, i passeggeri del volo cancellato il venerdì precedente, dopo diverse decine di minuti chiedono spiegazioni al personale di terra. Parte una rapida indagine e si scopre che i bagagli erano stati imbarcati sul volo delle 12 del giorno precedente. Gli impiegati di Sao Paulo si lanciano alla ricerca dei colli dispersi e li ritrovano appena in tempo per l’ultima tappa del viaggio: il volo verso Rio.

«La documentazione, anche fotografica, di quanto avvenuto, così come una lista di nomi di persone che hanno vissuto questa disavventura, è già nelle mani del mio avvocato – conclude l’intervistato –. La scelta della destinazione, così lontana, è stata ponderata: infatti la nostra famiglia ha anche radici in Brasile e alcuni parenti a Rio. Al telefono ho chiesto a mia moglie se sceglierebbe di nuovo Swiss. Non ha esitato e mi ha risposto: piuttosto attraverso l’oceano a nuoto!».

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