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laR
 
18.05.2021 - 05:30
Aggiornamento: 14:58

Centro balneare, quel ‘virus’ del disinteresse indigeno

Il “sonderfall” locarnese nel contesto nazionale: gli utenti locali sono la metà rispetto alla media dei lidi svizzeri. Cercasi (più) appoggio dai Comuni

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Non un'azione della Centro balneare regionale come società anonima (di diritto privato ma con azionisti pubblici), ma un'iniziativa dei Comuni stessi, azionisti e non, promossa per favorire l'utilizzo del Lido di Locarno. Si situano in questa differenza – più di forma che di sostanza – i buoni gratuiti d'entrata alle piscine recapitati in questi giorni ai domiciliati di diversi Comuni del Locarnese. Perchè proprio nella differenza sta il senso ultimo dell'operazione: spingere la popolazione locale ad utilizzare le infrastrutture balneari, per maggiormente conoscerne (se non addirittura scoprirne) il potenziale, e magari rendere abitudine quella che molto spesso è ancora una rara eccezione. Il sopportabile sforzo finanziario richiesto ai Comuni per coprire i costi andrebbe quindi inteso come un impegno assunto da ognuno di loro per sostenere il Lido, e con lui la Centro balneare, contribuendo a trascinare la società fuori dalle secche delle due annate pandemiche. Quei Comuni che ancora non hanno deciso di aderire, è proprio a questa predisposizione che dovrebbero pensare; egoisticamente parlando, per dirla in altre parole, è un dare per avere.

Il discorso non è nuovo: l'antidoto contro il virus che, fin dalla sua nascita, si è impadronito del Lido, è proprio quello di un certo disinteresse da parte della popolazione indigena. Dati alla mano, lo sottolinea l'amministratore delegato della Sa, Gianbeato Vetterli: «In effetti sin da subito ci siamo accorti che gran parte del successo del Lido è dovuta ai turisti, quindi a chi viene da fuori. Sull'arco di un anno normale, questi rappresentano una nettissima maggioranza delle entrate. Questo significa una sola cosa: che ancora e sempre c'è un'eccessiva timidezza, se così vogliamo chiamarla, da parte dei residenti». Guardando le statistiche fornite dall'Associazione delle piscine pubbliche svizzere si nota che in tutto il Paese la tendenza è molto diversa: i fruitori locali sono praticamente dappertutto almeno il 30% del totale, mentre nel Locarnese si situano fra il 15 e il 20%. «Oltretutto – prosegue Vetterli – a Locarno l'identificazione delle tipologia di ospiti è facilitata dall'esigenza, iscritta a statuto, di un controllo sulle facilitazioni concesse ai locali (sconti che in riferimento alla balneazioni variano fra il 15 e il 25 per cento sui prezzi d'entrata). Anzi, grazie a questo monitoraggio osserviamo che una parte di questi utenti locali si dedica unicamente al fitness. Tutto questo per dire che Locarno, situandosi al 50% dello standard nazionale, è in Svizzera un autentico “sonderfall”. Lo abbiamo appunto constatato fin dal principio, e poi sempre sottolineato nel corso degli anni, cercando di sensibilizzare i Comuni. Purtroppo, va detto, una parte di essi non sempre ha agito come era lecito attendersi per stimolare l'utilizzo da parte dei domiciliati, ma ha spesso rinunciato ad attuare quella politica attiva che sarebbe invece nel suo stesso interesse».

Allo stesso disequilibrio è per altro da sempre confrontata anche la Cardada impianti turistici, che come il Lido si distingue fra l'offerta per il tempo libero fra i forestieri, mentre ancora fa fatica a farsi apprezzare dai locali. “Nemo propheta in patria”, dicevano i saggi.

Nonostante tutto, minimizzati i danni

Il 2020 del Lido è stato fortemente condizionato da un “apri e chiudi” di oggettiva difficile gestione: il 12 marzo era stata decretata la chiusura totale; l'11 maggio era stato riaperto il fitness; il 6 giugno le piscine; e il 22 dicembre era stato nuovamente chiuso tutto. Tradotto: 210mila 436 entrate (media giornaliera di 715) contro le 311mila 993 del 2019 e le 320mila 613 del 2018. In soldi: mancate entrate per circa un milione di franchi. Milione che se abbinato al deficit medio strutturale degli ultimi anni – sui 700mila franchi all'anno, coperto dai 13 Comuni azionisti fino ai primi 540mila franchi, poi assunto dalla Città di Locarno, maggiore azionista per distacco – avrebbe potuto indurre un'autentica voragine finanziaria. In realtà, sebbene confrontata con un fronte critico piuttosto esteso, la Cbr è riuscita a contenere i danni, riducendo a circa 150mila franchi l'entità del disavanzo maggiorato (assestatosi nel complesso a 843mila franchi). «E lo ha fatto, nota importante, senza artifici contabili», sottolinea Vetterli. Ci è semmai riuscita grazie alla provvidenziale àncora di salvataggio del lavoro ridotto, richiesto e ottenuto dallo Stato per evitare licenziamenti, e ai prestiti a tasso zero contratti per non entrare in crisi di liquidità. Sull'altro piatto della bilancia pesano per altro i tentennamenti assicurativi riguardanti la seconda parte dei risarcimenti per interruzione d'esercizio dovuta a pandemia, nonché il mancato riconoscimento del “caso Lido” fra quelli di rigore: nonostante fossero ottemperate tutte le condizioni richieste (cifra d'affari oltre i 50mila franchi, diminuzione di almeno il 40% e costrizione alla chiusura per almeno 40 giorni consecutivi), l'Ordinanza del Consiglio federale non considerava gli enti pubblici e le aziende di diritto privato con una partecipazione azionaria pubblica di oltre il 10% (e la Cbr è interamente di proprietà dei Comuni).

Nonostante tutto, la Centro balneare ha chiuso il 2020 con un utile operativo di poco inferiore a quello del 2019, e con un grado di copertura dei costi del 112,86%, quindi decisamente superiore a quell'80% già ritenuto soddisfacente per il settore degli impianti balneari pubblici in Svizzera.

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