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laR
 
14.05.2021 - 05:30
Aggiornamento: 18:17

L'artista mancata che ‘vede’ una nuova cultura

Prima “vittoria” per la trentenne municipale socialista di Locarno: 4 nuovi esperti nella commissione di concorso per la direzione dei Servizi

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Ti-Press
Nancy Lunghi

Trent’anni e già in Municipio. Nancy Lunghi, eletta per la Sinistra Unita a Locarno, volto nuovo della politica cittadina, sta bruciando le tappe. Ma di lei si sa ancora poco, se non che al primo tentativo ha centrato il bersaglio grosso in città così come aveva fatto nel canton Soletta, a Oensingen.

Ci dica qualcosa in più di lei.

Sono nata a Bellinzona e ho trascorso buona parte dell’infanzia a Giubiasco, salvo un anno, quello della prima Elementare, vissuto in Portogallo, Paese di origine di mia mamma. Ho frequentato il Liceo a Bellinzona, poi – nonostante la mia vera vocazione fosse probabilmente quella artistica – ho deciso di studiare Medicina dentaria fra Basilea a Zurigo, fino al Master e al Dottorato. Da lì, con il mio attuale marito Luca, ci siamo trasferiti a Oensingen, dove ho lavorato tre anni, l’ultimo dei quali mi ero candidata al Municipio perchè la sezione Ps cercava qualcuno. Sono risultata eletta a sorpresa, fra l’altro con la migliore votazione dopo quella del sindaco. Ma la mia idea era già quella di tornare in Ticino; cosa che ho fatto dopo un anno e mezzo.

La politica, quindi, come variabile casuale?

Non direi. L’interesse c’è sempre stato, ma studiando non era evidente conciliare. Nel 2014-15, finita la formazione, mi sono avvicinata al Partito socialista è ho così avuto modo di entrare a far parte di alcuni comitati: a Oensingen di quello sezionale, ma anche di quello cantonale solettese; e in quegli anni, esperienza molto interessante, nel comitato nazionale delle donne del Ps, mantenendo un contatto con il Coordinamento donne ticinese, che mi ha giocato a favore quando sono tornata a Sud delle alpi.

In Municipio come va?

A livello di persone niente da dire: sono tutti gentili ed educati. Devo però ammettere che entrando a Palazzo Marcacci sono emerse dinamiche e problematiche particolari, legate a determinate logiche nei rapporti interpersonali che francamente non immaginavo esistessero. In sostanza non tutto è semplice e lineare e non è automatico iniziare a portare le proprie visioni. Ingenuamente, pensavo che in una città più grande non si ripresentassero situazioni come quelle vissute a Oensingen, ma invece ci sono, e forse si profilano addirittura maggiormente, ma sotto forma di tanti piccoli problemini difficili da affrontare, prima che da risolvere. Spero di essermi spiegata.

Chi ha orecchie... Quanto al fatto di essere l’unica donna del collegio, cosa determina?

Secondo me una maggiore attenzione a come si parla; immagino che, se non ci fossi, i colleghi farebbero discorsi diversi, solo fra uomini, come del resto è normale. Un’unica presenza femminile è particolare; sarebbe meglio se fossimo almeno in due. Spesso mi ritrovo a pensare se determinate risposte siano tali per il fatto che ci si rivolga a me come donna, oppure sarebbero uguali se anch’io fossi un maschio. Questa maggiore attenzione comunque ha dei vantaggi e mi sprona ad esprimermi liberamente quando si delinea la tematica femminile. Tutto sommato non mi sento comunque in minoranza, perché con Nicola Pini e Pier Zanchi condivido l’essere neofita in Municipio. Questo aiuta.

Le hanno affidato il Dicastero Cultura. È successo perché dopo la nomina ha confermato un interessamento già espresso in campagna, oppure perché Giuseppe Cotti era ben contento di poterne fare a meno, dopo tutto l’affare dei Servizi?

Premetto che quando il sindaco ci aveva chiesto preventivamente cosa pensassimo, gli avevo detto che se avessi tenuto la Socialità lasciata da Ronnie Moretti, mi sarebbe piaciuto avere anche Casa San Carlo (dal 2018 nelle mani di Cotti, ndr.) poiché le case anziani sono parte integrante del tema. Qualora non potesse succedere, avevo espresso una preferenza per la Cultura, ma rivedendo il Dicastero affiancandogli grandi manifestazioni, eventi e turismo, finora sotto Scherrer. Poi l’anzianità di servizio degli uscenti e le loro richieste hanno avuto un peso ed è andata com’è andata. Per rispondere alla domanda: non mi sembra di aver visto Cotti dispiaciuto quando mi è stata affidata la Cultura. Dal canto mio, sono molto contenta del mio Dicastero, che oltre alla cultura comprende il nido, i servizi sociali e la politica giovanile.

Tornando ai Servizi culturali, la situazione è un concorso interrotto – con tre donne in finale – causa ricorso di Moretti e l’interinato assunto dall’archivista Rodolfo Huber. Quali sviluppi dobbiamo attenderci?

Per ora siamo in una situazione transitoria. L’idea che ho portato avanti in Municipio è quella di formare una nuova commissione di valutazione che permetta di giudicare in maniera seria le candidature arrivate dopo l’apertura del concorso. Ho identificato 4 persone con un’importante esperienza culturale e che nell’insieme lo rappresentano nel modo più ampio possibile. Parlo di un critico d’arte, un direttore di museo, una storica dell’arte e un’artista. Due sono quindi donne. Con la nuova commissione, e il ritiro del ricorso da parte di Ronnie, si potrà così portare avanti il concorso iniziato.

Che direzione intende dare al Servizio?

Bisogna rilanciare la politica culturale locarnese, ma non tanto puntando su grandi eventi e mostre internazionali come fatto finora, quanto innanzitutto creando una rete regionale, così come richiesto dagli stessi attori locali (musei, fondazioni, teatri, cori, eccetera) che voglio incontrare e conoscere quanto prima. Locarno deve profilarsi come l’elemento unificante fra le moltissime realtà esistenti, ancora non abbastanza in sintonia. Nel nuovo direttore o nella nuova direttrice cercherò proprio questa sensibilità, anche identitaria, rispetto alla ricerca di una maggior collaborazione verso l’esterno. Questo, considerando i presumibili freni finanziari, ma anche e soprattutto il patrimonio culturale ticinese enorme detenuto dalle strutture sul territorio, partendo dal nostro Castello Visconteo. Un punto di forza sarà ovviamente l’insediamento del Museo di Storia naturale nel comparto di Santa Caterina.

Lei ha anche il Dicastero Giovani. Innanzitutto c’è il tema della cartellonistica di divieto posata in alcuni punti “caldi” della città, per giustificare la quale si è dovuta cercare una base legale che poi però il Consiglio comunale non ha potuto o voluto avallare proprio prima della scadenza elettorale. Il suo collega di partito Sirica, in un’interrogazione, li ha considerati l’emblema di una politica giovanile completamente sbagliata. È d’accordo?

Sì. I cartelli sono una cosa orribile da vedere e non portano di certo alla risoluzione di un problema, quando si presenta, ma semmai lo spostano. Qualora venisse riproposto il messaggio, vedremo. Spero comunque si possa evitare di ufficializzarli, prendendosi il tempo per trovare delle alternative. Una, che stiamo cercando di portare avanti, è la reintroduzione dell’operatore di strada (almeno due: un uomo e una donna), e quindi di un servizio di prossimità. Ma il discorso – condotto assieme alla Fondazione il Gabbiano – va fatto a livello regionale e andrà quindi sul tavolo del Convivio dei sindaci. Più in là, tenuto conto dei tempi non cortissimi necessari per istituire un servizio veramente efficiente, sarà importante approcciarsi con i ragazzi per capire anche da loro perché a volte si creino dei problemi, e prima ancora quali sono le esigenze che sentono ma per le quali non hanno finora ottenuto delle risposte. Penso ad esempio agli spazi di aggregazione ma anche all’uso e all’abuso di alcolici. Sono convinta che se i giovani vengono coinvolti e si dà loro fiducia, reagiscono in maniera sana. La repressione fine a se stessa porta soltanto mancanza di comunicazione e disagio.

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