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28.04.2021 - 15:53
Aggiornamento : 18:17

Bosco Gurin, 'il monopolio crea una situazione malsana'

Il Patriziato, dopo le minacce di Frapolli, esce allo scoperto e snocciola le cifre degli accordi: 'affitti a prezzi di favore, altro che ente delle tasse'

Bosco Gurin, l'Ufficio patriziale rompe il silenzio. Dopo l'assemblea che lo scorso 16 aprile ha scatenato un vero e proprio putiferio dentro e fuori i confini distrettuali e che ha portato al clamoroso annuncio di Frapolli di mollare tutto e chiudere baracca, l'ente valmaggese ha deciso di far sentire la propria voce.
Lo fa replicando, con tanto di cifre alla mano, alle pesanti critiche formulate dal proprietario degli impianti di risalita della località walser. La disamina parte da una riflessione sul futuro delle stazioni invernali, minacciate dai mutamenti climatici sotto gli occhi di tutti. “In Ticino non si scia quasi più: è la dura realtà dei cambiamenti climatici, che stanno colpendo anche il nostro territorio. E diciamo ‘quasi più’ perché ormai le stazioni attive si contano sulle dita di una mano. Una delle più antiche e prestigiose è Bosco Gurin, che proprio quest'anno festeggia il mezzo secolo dalla fondazione della prima società locale di gestione degli impianti sciistici. Un anniversario triste perché segnato dalle polemiche e dalle tensioni. Inutile ricostruire tutta la vicenda che affonda le sue radici negli anni novanta e che più volte ha occupato le cronache del nostro Cantone. Di fatto, oggi la situazione è questa: nei mesi invernali gli impianti di Bosco sono fondamentali per la vita, economica e anche sociale, del territorio, ma tutte le infrastrutture, che sono state finanziate per la maggior parte con soldi pubblici, sono nelle mani di un solo privato. Questa cosa ha un nome: monopolio”.

Gli umori dell'unico proprietario condizionano ogni scelta

Tutto quanto gestito da un unico proprietario che decide di propria iniziativa, dunque. Con quali rischi? “Ebbene, se da un lato un monopolio semplifica la gestione, dall'altro crea una situazione malsana e pericolosa, poiché sottopone ogni attività all'arbitrio di un unico soggetto – in questo caso un'unica persona – alle sue fortune o sfortune economiche, alle sue lune e alle sue mire”.
Sempre a detta dell'Ufficio patriziale, “la situazione diventa ancora più critica quando il soggetto in questione, Giovanni Frapolli, manifesta una propensione a una gestione autoritaria e al conflitto con chi non si sottomette ai suoi desideri. Lo strumento di pressione è la minaccia di chiudere e sbaraccare tutto. Nonostante il soggetto in questione sia stato amministratore di una società, la Grossalp SA, finanziata dalla fine degli anni '90 con 25 milioni di denaro pubblico, in seguito fallita, poi messa all'asta nel 2009 e infine ritirata da Frapolli medesimo per un valore inferiore al 10% della cifra iniziale. Adesso annuncia di voler vendere tutto per 20 milioni di franchi. A chi? Non si sa. Con il rischio di lasciare Bosco senza alcuna possibilità di godere del turismo invernale”.

Quelle giornaliere gratuite pomo della discordia

Se a Bosco Gurin si respira aria di resa dei conti è anche perché “i patrizi di Bosco reclamano lo sconto del 100% sulla carta annuale di libera circolazione? A prima vista questo potrebbe sembrare un privilegio ingiustificato, finché non si scopre che la condizione fa parte di un accordo, accettato e sottoscritto da Frapolli stesso nel 2009, per poter godere di un diritto di transito degli skilift sui fondi patriziali. Ma niente: Frapolli non ci sta e accusa la controparte di essere il ‘Patriziato delle tasse’. Allora vogliamo parlare di tasse? Bene, parliamone. Quelle pagate da Giovanni Frapolli al Patriziato ammontano a 4'150 franchi all'anno (!) e questo per i diritti di superficie di tutte le infrastrutture turistiche costruite sui terreni patriziali, oltre che per l’utilizzo dell’acquedotto e della strada agricola. Vale la pena qui ricordare che, solo nel 2020, il Patriziato ha investito più di 65 mila franchi per l'ammodernamento dell'acquedotto e la manutenzione della strada. Senza dimenticare che esso concede gratuitamente ai fruitori della stazione sciistica anche i due grandi posteggi di 450 posti in fondo al paese”.

I progetti futuri, il rischio di ritrovarsi con un paesaggio deturpato

Nel botta e risposta a distanza con l'imprenditore bellinzonese entrano in ballo anche i progetti futuri: “In questi anni il Patriziato non ha mai fatto mancare la propria collaborazione a Giovanni Frapolli. Anzi, ha sempre aderito a ogni proposta, sforzandosi perfino di anticipare le richieste per favorire la realizzazione dei progetti. Un esempio? La slittovia, che avrebbe dovuto entrare in funzione nel giro di pochi mesi e oggi, quattro anni dopo, è ancora ferma al palo, a quanto sembra per problemi strutturali. Si potrebbe parlare di molto altro. Per esempio di una zipline progettata senza alcuna garanzia che venga smantellata a fine vita (come del resto la slittovia), con il rischio, fra qualche anno, di ritrovarsi con degli ammassi di ferraglia arrugginita, come tanti impianti dismessi in tutta la Svizzera che deturpano il nostro bel territorio”.
La risposta dei vertici del Patriziato si conclude con una domanda che resta in sospeso: “è davvero questo lo sviluppo che vogliamo per Bosco Gurin e più in generale per il territorio ticinese? Uno sviluppo guidato da studi che vengono calati dall'alto, commissionati dal Cantone a società per lo sviluppo turistico che sanno proporre solo modelli standardizzati e globalizzati, uguali ovunque nelle Alpi. Modelli che ruotano intorno a infrastrutture faraoniche, senza minimamente considerare il loro destino a medio-lungo termine. Modelli che trascurano le peculiarità locali, la sostenibilità, l'impatto con un territorio per il quale sarebbe forse più adatto uno sviluppo più semplice e in sintonia con lo spirito delle nostre montagne. È proprio questo che vogliamo?”

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Niente ripensamenti, 'chiudo gli impianti di Bosco Gurin'

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