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22.03.2021 - 06:00
Aggiornamento : 14:27

Ponte Brolla, opposizioni al cantiere della stazione

Esercenti, privati e l'Associazione di quartiere Solduno-P.Brolla-Vattagne preoccupati per il rumore che gli interventi causeranno nella zona. Sale la protesta

Il cantiere ancora non è iniziato (i lavori scatteranno nell'autunno del 2022 per concludersi nel novembre 2023) ma le prime voci critiche già si fanno sentire. Stiamo parlando della nuova stazione ferroviaria delle Fart di Ponte Brolla, i cui piani sono stati esposti, fino a settimana scorsa, negli uffici tecnici di Locarno e delle Terre di Pedemonte. A muoversi in maniera decisa, anche attraverso opposizioni, contro i piani dell'azienda di trasporto pubblico locarnese sono alcuni ristoratori della zona, il Comitato dell'Associazione di quartiere Solduno-Ponte Brolla-Vattagne e privati cittadini, preoccupati per quella che sarà l'aria che si respirerà dal fatidico primo colpo di piccone in poi. Il nemico numero uno si chiama baccano. Problema noto nell'area, visto che da decenni residenti e ristoratori devono fare i conti con l'attività dello stand di tiro di Ponte Brolla. Ora, ad aggiungere pennellate nere al quadro, potrebbe essere proprio il cantiere di rifacimento della fermata della Centovallina, con lavori previsti nottetempo per non perturbare il traffico ferroviario durante la giornata. Con buona pace per il silenzio nella zona e per il sonno di molti abitanti.

'Tutelare la salute dei nostri concittadini'

Nei piani delle Fart, con 5 milioni di franchi d' investimento la "porta d'entrata" che immetterà i futuri convogli nelle Terre di Pedemonte e nelle Centovalli subirà un maquillage radicale. Sparirà la vecchia stazioncina, tutti i marciapiedi d'accesso ai treni verranno adattati per migliorare l'accesso (ripetizione) alle carrozze, sorgeranno due scheletriche pensiline destinate all'utenza. Il tutto eliminando le attuali barriere architettoniche (adeguamento alla Legge federale sui disabili). Questo piano di lavoro implicherà anche lo sbancamento di buona parte della parete rocciosa posta sul lato nord del piazzale e la creazione di un muro di sostegno del terreno in calcestruzzo. Logico pensare che per queste opere iniziali di demolizione, il fracasso dei macchinari sarà davvero impattante e prolungato nel tempo (agenda alla mano, occorreranno circa 14 mesi per completare il lifting). Per un'area residenziale e a vocazione turistica, sostengono i contestatari, una “colonna sonora” semplicemente inaccettabile che priva del sonno chi deve riposare. Anche perché nell'allestimento dei piani del futuro cantiere non si è pensato a misure di accompagnamento atte a mitigare e contenere il disturbo fonico.

Addio clientela, danno finanziario assicurato

Preso atto, all'ultimo momento, dei contenuti del progetto, i vertici dell'Associazione di quartiere, spiegano Francesco Ferriroli, copresidente e il membro di comitato Alberto Regazzi, si sono subito attivati a tutela degli interessi dei cittadini e del territorio. «Un intervento necessario, il nostro - osservano in entrata i due - in quanto fa parte del mandato conferitoci. Purtroppo come molti dei confinanti, non siamo stati avvisati per tempo di quanto pianificato. La preoccupazione è comunque palpabile tra i residenti. Come pure tra gli albergatori. È il caso del Ristorante Stazione, a confine, dotato di camere, che al momento in cui inizieranno i lavori sicuramente si ritroverà senza clienti. Non sono infatti previste precauzioni foniche (malgrado non si tratti certo di lavori a contenuta emissione sonora) e il danno finanziario, per la gerente sarà enorme. Impossibile chiudere occhio, nessun rispetto delle ore di silenzio per poter riposare la notte per i suoi ospiti. Per questo pure lei ha inoltrato un'opposizione all'Ufficio federale dei trasporti».
Una zona a vocazione turistica da rispettare.

'Allestimento del cantiere e macchinari altrove, ma non davanti alle terrazze'

Accanto alla sua opposizione, vi è pure quella cautelativa di altri suoi colleghi e confinanti, dall'altra parte del ponte sulla Maggia, in territorio di Tegna. Le motivazioni di fondo vertono, oltre che sulla questione del rumore (con invito a programmare i lavori più impattanti durante la bassa stagione) , anche intorno all'allestimento del cantiere, che sorgerà sul fondo delle Fart a confine con le terrazze dei ristoranti e le camere d'albergo. Da qui la richiesta di collocare i macchinari in altre aree (come sul parcheggio AET presso la centrale elettrica in Via Vallemaggia) o all'ex laghetto AET. I contestatori chiedono altresì un incontro con le parti per approfondire le problematiche sul tappeto. Nella convinzione che una sana collaborazione giovi a tutte le parti, auspicano un ripensamento nella pianificazione del cantiere.
Chiamato in causa, il Municipio delle Terre di Pedemonte a sua volta si è subito attivato ed ha chiesto, all'Ufficio federale dei trasporti, l'adozione di tutte le misure necessarie per limitare al massimo le immissioni foniche e i disagi che i lavori porteranno con sé.

La soluzione alternativa? Spostare la stazione

A infastidire gli interessati, non è solo la scarsa informazione trapelata bensì pure la mancata ricerca di soluzioni alternative. «Il nostro Comitato – prosegue Ferriroli – considera positivo che si voglia facilitare il trasporto delle persone portatrici di handicap sui mezzi pubblici e che si migliori il servizio. Ci mancherebbe altro. Tuttavia non può accettare che la salute dei nostri concittadini venga compromessa in questo modo.  Senza parlare dei danni economici per le attività commerciali nell'area. A nostro avviso, la Città e il Comune delle Terre di Pedemonte, d'intesa con le Fart, avrebbero dovuto prendere in considerazione soluzioni alternative». Quali?
«Ad esempio lo spostamento della stazione ferroviaria nella zona dell'ex laghetto Aet, in territorio di Ponte Brolla, un'area attualmente dismessa" – risponde Alberto Regazzi, tra le altre cose pure "memoria storica" del Patriziato di Solduno - "Lo spazio su quel fondo non manca e, dal punto di vista dei costi, sarebbe sicuramente meno oneroso rispetto a quanto previsto ora».

Il Park&Ride previsto nel PaLOC, altro spettro da affrontare

Di pari passo con queste prime opposizioni, c'è un altro problema che già turba i sonni del Comitato dell'Associazione di quartiere: quello del previsto park&ride (una trentina di posti auto, da ricavare su un sedime in parte boschivo) di Ponte Brolla, contemplato nel PaLOC 4. «Un progetto che osteggeremo con ogni mezzo -assicurano i due - Sono soldi buttati al vento!».

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