VALLEMAGGIA

Carovana della plastica: azione individuale per impatto globale

Il Gruppo Meno Plastica lancia l'iniziativa di raccolta degli imballaggi usa e getta. Instaurato un dialogo costruttivo con la distribuzione

Tutta quella plastica è davvero necessaria? (foto Ti-Press)
25 settembre 2020
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Il Gruppo Meno Plastica è nato informalmente a inizio di quest'anno, l'interesse comune di chi lo compone: la plastica. Quella, per intenderci, di sacchetti e sacchettini, buste e involucri ‘usa e getta’. Insomma gli imballaggi che, se non ogni giorno, spesso ci portiamo a casa dalla spesa. E dopo? In taluni casi il riciclo, altrimenti la spazzatura.

Composto da una quindicina di persone della Vallemaggia, il gruppo e si è lanciato nella missione di «non voler comperare imballaggi superflui e creare rifiuti». Ce lo spiega Rachele Zurini, componente della squadra di cittadini che promuove fino al 9 novembre prossimo l'iniziativa Carovana della plastica (cui arriveremo dopo). In sintesi, si tratta di due mesi di raccolta degli imballaggi monouso per rendere visibili le nutrite quantità di plastica che via via vengono accumulate dalle economie domestiche. Una volta raccolta, la plastica verrà portata all'associazione dei Distributori Ticinesi (Disti) e si spera che sarà il punto di partenza per un dialogo costruttivo, per altro già avviato, sull'uso e sulle possibili soluzioni per contenerlo. «Si tratta di un gesto dimostrativo e simbolico».

L'iniziativa affonda le radici in alcune azioni partite circa due anni fa e spinte dall'intraprendenza individuale: «Alcuni di noi – racconta Zurini – hanno iniziato a lasciare gli imballaggi in plastica alla cassa dei negozi». Tuttavia, era necessario organizzare meglio l'atto dimostrativo, affinché non venisse visto come un gesto di maleducazione. «Personalmente, ho cominciato a raccogliere tutto il materiale in un sacco e periodicamente lo portavo in filiale. Insieme, però, ho sempre lasciato un biglietto con le motivazioni del mio gesto», spiega la nostra interlocutrice.

Le ragioni del rifiuto della plastica sono chiare e vanno ricercate nella sensibilità per la questione ambientale. Ma non è tutto, data per scontata la consapevolezza che nel corto termine soppiantare totalmente l'uso del materiale sintetico sia utopico, di primaria necessità è capire come poter gestire il suo recupero e quindi il suo riciclo, affinché non finisca nell'ambiente.

Il consumatore può farsi motore del cambiamento

Dopo alcuni mesi, durante i quali Rachele e altri hanno continuato a raccogliere e riportare imballaggi superflui, «il gerente del negozio mi ha contattata proponendomi un incontro con la direzione ticinese dell'azienda (dimostratasi sempre aperta al confronto), cui abbiamo partecipato in oltre quaranta persone, provenienti da tutta la valle. In tre ore abbiamo discusso delle ragioni delle nostre azioni e di come si potrebbe limitare l'uso d'imballaggi in plastica e come riciclarli». Quell'incontro ha segnato un punto di svolta nella presa di coscienza che insieme, anche nel piccolo, è possibile fare qualcosa se è tutta la collettività a responsabilizzarsi. Si sono quindi organizzati: il Gruppo Meno Plastica, benché non si sia costituito in associazione, ha continuato e continua a portare avanti la sua battaglia.

L'idea è sviluppare un progetto comune, basato su criteri di utilità, superfluità, quindi come evitare l'utilizzo di alcuni imballaggi («grazie ad esempio allo sfuso») e come riciclare, «riportando il materiale in negozio (come peraltro accade per alcuni contenitori), assumendosi quest'ultimo la responsabilità dello smaltimento».

Non si tratta però del proverbiale “scarica barile”, per cui una volta che non lo si ha più sotto gli occhi, il problema svanisce: «La distribuzione dovrebbe considerare tutto il ciclo della plastica; dalla produzione al recupero e al riciclo, così come lo smaltimento». Questi sono processi che possono trovare soluzioni anche grazie alla partecipazione dei consumatori. L'intento del Gruppo Meno Plastica, chiosa Rachele, è poter «instaurare un dialogo con i grandi distributori per trovare insieme soluzioni che possano innescare un cambiamento, innanzitutto di mentalità, affinché s'instauri un circolo virtuoso».

Due mesi per raccogliere gli imballaggi

Finora «sono oltre venti le persone della Vallemaggia iscritte alla Carovana della plastica». Per i prossimi due mesi i partecipanti terranno da parte gli imballaggi usa e getta dei negozi affiliati alla Disti. Il proposito dell'iniziativa è «stimolare i grandi distributori ad assumersi la responsabilità dell’immissione eccessiva di plastica sul mercato: l’idea è portare quanto raccolto a un incontro sul tema e incentivare il dibattito», ribadisce Rachele.

Esaurito il tempo di raccolta, lunedì 9 novembre il furgone della Carovana si metterà in moto per passare a recuperare quanto tenuto da parte dai partecipanti nei Comuni vallerani – Cavergno, Bignasco, Cevio, Riveo, Someo, Giumaglio, Lodano, Maggia, Moghegno, Aurigeno, Ronchini, Gordevio e Avegno – e su accordo anche nelle Terre di Pedemonte, nel Locarnese e nel Luganese.

La raccolta degli imballaggi prevede alcuni criteri: «La plastica deve essere pulita e il sacco che la contiene non deve emanare cattivi odori, non raccoglieremo plastica che viene riciclata in negozio, come Pet, bottiglie del latte e contenitori di detersivi», precisa la nostra interlocutrice.

Per poter aderire basta compilare un tagliando di partecipazione, entro il prossimo 15 ottobre, da richiedere e rispedire sia per posta, WhatsApp oppure scrivendo ad amalia@happymusic.ch.

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