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10.08.2020 - 18:04
Aggiornamento : 21:13

È morto Marzorini, ‘il burbero gentile’

Avvocato e notaio, già presidente del Gran Consiglio, era un grande appassionato di tiro

«Oviedo si faceva passare per burbero e severo, ma quando lo conoscevi capivi subito che era un buono, gentile e sensibile, con una spiccata disponibilità. Mi mancherà moltissimo». Non riusciva a trattenere le lacrime, Fabio Regazzi, commentando la morte di Oviedo Marzorini, avvenuta in giornata per un problema di salute improvviso. Avvocato e notaio, popolare democratico in un'accezione conservatrice, Marzorini ha segnato gli ultimi 50 anni della vita politica ticinese. Consigliere comunale a Gordola fin dai primi anni '70, poi a Minusio dall'88 al 2004, aveva a lungo militato nel parlamento ticinese, assumendo fra il 2004 e il 2005 la carica di primo cittadino del cantone. Appassionato di tiro e di caccia, fine conoscitore dell'arte dell'avvocatura, uomo di buona compagnia, Marzorini ha rappresentato per chi lo ha conosciuto e frequentato un solido punto di riferimento.

‘Sapeva subito individuare il problema’

Brenno Canevascini, contitolare dello Studio di avvocatura a Muralto, con Marzorini aveva effettuato la pratica, condividendo poi con lui ben 31 anni di attività professionale. Ricorda il collega come «un uomo di estrema intelligenza, caparbietà, generosità e sensibilità. Umanamente era impagabile: sembrava burbero, poteva anche mettere in soggezione con quel suo sguardo che ti inchiodava, ma non era assolutamente così nell'animo, perché aveva davvero il cuore in mano». Caratteristica principale nell'esercizio dell'avvocatura, aggiunge Canevascini, «era una dote enorme che è di pochi: riusciva a centrare immediatamente il problema, elaborando la soluzione giusta per uscirne. Questo era il segnale di un'intelligenza vivissima. Per me è stato un grande maestro e lo è stato fino alla fine, perché ci confrontavamo costantemente sulle questioni, e la sua parola dava una direzione».

‘Aborriva la politica-spettacolo’

Molto legato a Marzorini era anche, appunto, Fabio Regazzi. Questo «fin dai tempi in cui eravamo in Gran Consiglio assieme e facevano le campagne elettorali; io, un po' nelle vesti di suo autista...». Con Marzorini, l'amico condivideva le radici verzaschesi (Marzorini era patrizio di Brione) e non solo: «Con Oviedo c'era una di quelle amicizie che non bisogna confermare ogni giorno. Ricordo le serate in compagnia e le difficoltà che incontravo ogni volta che bisognava andare a casa. Lui voleva rimanere perché tra amici, letteralmente, si ritrovava, ed erano momenti indimenticabili, come quella volta che tornammo dal Maglio di Colla quando albeggiava... Solo una cosa era impossibile: fare coppia con lui a scopa. Se, come me, non si era fenomeni, erano dei brutti quarti d'ora». In politica «era un conservatore vecchio stampo, solido e molto legato ai valori. Condividevamo spesso le medesime posizioni e per questo c'era una buona sintonia. Diciamo che faceva politica con pochi fronzoli, andava all'essenziale, ed era molto preparato. Pe dirla tutta, aborriva la politica-spettacolo che purtroppo è sempre più in voga».  

Fra le molte cariche assunte nel corso di un'esistenza vivace vi è anche e soprattutto quella di membro prima e poi presidente della Federazione ticinese delle società di tiro (dal 1992 al 2018). Lunghissima fu anche la militanza nell’Asf come membro della commissione penale e di controllo. Oviedo Marzorini apparteneva al Panathlon Club Sopraceneri e al comitato cantonale di Aqua Nostra Ticino.

Alla moglie Thérèse vadano le condoglianze della nostra redazione.

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