Locarnese
24.01.2019 - 06:000

'Se ne sarebbe potuto parlare'

Semaforizzazione sulla Cadenazzo-Quartino: l'Ustra non era stata avvisata del progetto dal Cantone

Del progetto cantonale di semaforizzazione della tratta Cadenazzo-Quartino l’Ufficio federale delle strade (Ustra) «ha saputo dalla stampa». Quindi, non intende né può esprimersi nel merito, anche perché «per poter dare una valutazione tecnica bisognerebbe avere accesso allo stesso e fare degli approfondimenti». Secondo Guido Biaggio, ticinese, vicedirettore dell’Ustra, «non si può a priori dire che la sostituzione delle rotonde con semafori sia una cosa giusta o sbagliata se non la si inserisce in un contesto generale».

Questo, sostanzialmente, a indicare che il Cantone, com’era sua facoltà, ha agito del tutto autonomamente in quanto (ancora) proprietario della strada. Proprietà che però dal 2020 passerà alla Confederazione. Se, dunque, il Cantone inizierà dei lavori prima della consegna dell’arteria, «ne assumerà costi e responsabilità»; nel caso in cui invece non dovesse riuscirci (leggi referendum) «gli oneri se li assumerà la Confederazione, la quale d’altra parte fisserà le priorità di realizzazione». E potrebbe dunque anche decidere di orientarsi in modo diverso e far cadere qualsiasi ipotesi riguardante la posa di semafori al posto delle rotonde esistenti.

Alla nostra domanda se sia “normale” che in un contesto del genere Cantone e Confederazione non comunichino e il Dipartimento del territorio parta lancia in resta con un progetto oneroso (3 milioni), significativo anche dal punto di vista tecnico, negli ultimi mesi in cui può farlo, senza sentire la necessità di coinvolgere l’Ustra quale futuro proprietario, il vicedirettore risponde con prudenza ma anche con prontezza: «Diciamo che i tavoli di discussione aperti fra Bellinzona e Berna non mancano e gli scambi sono regolari; quindi in effetti convengo che se ne poteva anche parlare. Ma appunto, ripeto, il Dipartimento del territorio ha fatto delle scelte ed era del tutto legittimato a farle. Quindi, da parte nostra, nessuna polemica».

Firme, conta nel weekend

Scelte – operative, prima che relazionali con l’autorità federale – che potrebbero venire vanificate dall’esito della domanda di referendum contro il credito votato – al secondo tentativo – dal Gran Consiglio. La scadenza è il 1° febbraio, data entro la quale, per portare la popolazione alle urne chiedendole di decidere se vuole o meno i semafori, i promotori dovranno racimolare 7’000 firme. Il deputato Marco Passalia, fra gli iniziativisti, dal Wef di Davos nota che «la raccolta di sottoscrizioni prosegue e dai dati a disposizione sembra stia andando bene. Una conta “credibile” la faremo però soltanto nel corso del prossimo fine settimana; lì capiremo se ci sarà modo di confutare in votazione popolare una situazione che a molti non piace».

Tornando all’Ustra, al suo futuro “patrocinio” sulla strada in questione e alla vivace reazione del Locarnese alla prospettiva dell’introduzione dell’obbligo di avere la vignetta autostradale per transitare sulla tratta di seconda categoria (dalla rotonda di Magadino allo svincolo del San Materno, passando per la galleria Mappo-Morettina), Biaggio ribadisce come stanno le cose: «Non è ipotizzabile da parte di Ustra concedere un’esenzione dall’utilizzo della vignetta sulla tratta in questione. È la legge che parla, nessuno può decidere di fare un’eccezione per la specifica situazione del Locarnese, quando oltretutto ve ne sono altre paragonabili in Svizzera». L’unica, remota ipotesi, è una modifica di legge votata dal parlamento federale. 

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