Locarnese
02.03.2018 - 06:000
Aggiornamento : 07:07

Passerella ‘sì’, ma con variante

L’Associazione traffico e ambiente, scettica sul progetto elaborato, suggerisce un’alternativa

La nuova passerella ciclopedonale sulla Maggia? ‘Sì’, ma non così! L’Ata, Associazione traffico e ambiente, favorevole al manufatto, propone tuttavia un percorso più breve e lineare per la futura costruzione. “Il progetto ufficiale – si legge in una nota – approvato dal Gran Consiglio il 19 febbraio comporta una curva di 90 gradi, poco favorevole alla mobilità ciclistica. Oltre a un tracciato non lineare, presenta una sezione irregolare e allunga il percorso ciclopedonale fra Locarno e Ascona”. La Sezione della Svizzera italiana dell’Ata propone invece di spostare la passerella verso nord e allinearla con l’asse del ponte ciclabile esistente.

La proposta, elaborata dal presidente sezionale dell’associazione, Bruno Storni, “è da intendere come soluzione ideale per un tracciato ciclopedonale, non come progetto architettonico-ingegneristico. Per la sua realizzazione si può far capo ai progetti che hanno partecipato al concorso“ che ha portato al progetto approvato dal parlamento cantonale”, scrive l’Ata in un documento inviato al Dipartimento del territorio, ai Municipi di Locarno e Ascona, e alla Commissione intercomunale dei trasporti del Locarnese (Cit).

Per l’Ata il tracciato proposto, oltre ad eliminare i difetti funzionali di quanto progettato con l’attraversamento quasi perpendicolare del fiume e il tratto sull’argine sul lato di Ascona, ha anche pregi di tipo territoriale e paesaggistico, ordinando lo spazio del delta della Maggia per rapporto all’invasivo ponte progettato. L’opera “si inserisce infatti in uno spazio in parte urbanizzato, in parte ancora naturale e non edificato, che richiede maggiore attenzione, evitando una diffusione disordinata di nuovi manufatti. Concentrando gli attraversamenti del fiume Maggia attorno agli esistenti, si riduce l’impatto e si inserisce la nuova passerella in un disegno più organico, ordinato e meno invasivo, rispettando i pochi spazi ancora liberi che assumono un valore paesaggistico crescente”.

Il percorso ciclopedonale e relativo nuovo ponte è destinato a sostituire l’attuale percorso sul “nuovo” ponte della Maggia. Quest’ultimo verrà infatti eliminato per realizzare una corsia preferenziale per l’autoservizio Fart. Si tratta di un miglioramento per il trasporto pubblico fra Locarno e Ascona, che l’Ata apprezza. Per la nuova passerella, tuttavia, l’associazione vorrebbe “un’opera con un miglior inserimento paesaggistico e con più attenzione alle esigenze dei ciclisti e dei pedoni. Si tratterà anche di «dotare il nuovo tratto ciclopedonale di una sezione adeguata (6 metri) per offrire sufficiente spazio per importanti flussi di ciclisti e pedoni – anche famiglie con carrozzine – che in futuro transiteranno in numero crescente su questo percorso, suddividendo chiaramente in due il campo stradale”.

I notevoli ritardi accumulati per rapporto agli obiettivi del Paloc 2

In aggiunta a quanto sopra, Bruno Storni osserva: «Con il messaggio votato in Gran Consiglio si arriva a 5 minuti dalla mezzanotte con un primo credito realizzativo, ma di fatto poco o nulla per rapporto agli obiettivi del Paloc 2 (una cinquantina di misure). Le opere importanti sono tutte notevolmente in ritardo. Penso alla fermata del Tilo di Minusio (doveva entrare in esercizio nel 2019, ma slitta al 2022-23 se va bene), alla corsia riservata ai bus sulla Maggia (prevista per il 2016), al clamoroso ritardo della stazione di Muralto che ha perso l’appuntamento con l’apertura della galleria di base del Gottardo”. Quanto al rischio di perdere, ora, ulteriore tempo prezioso proprio a causa della variante, Storni risponde: «Si può anche ricorrere a una soluzione provvisoria, ma non si realizzi un altro pasticcio per quello che sarà il futuro collegamento ciclabile portante tra le due sponde della Maggia, dove già ora abbiamo punte di 4’000 ciclisti al giorno. Non penalizziamo la mobilità lenta! Di passerelle poco funzionali e costose e perfino pericolose di recente costruzione ne abbiamo già viste abbastanza, non perseveriamo nell’errore».

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