Processo Pizzo Cengalo: Difesa Contesta Procura e Competenze
Grigioni

Processo Pizzo Cengalo: Difesa Contesta Procura e Competenze

Al processo per la frana del Pizzo Cengalo, la difesa critica la Procura grigionese per la gestione delle prove e contesta la responsabilità sulla chiusura dei sentieri.

25 agosto 2026
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Il secondo giorno del processo relativo alla frana del Pizzo Cengalo, che nel 2017 causò la morte di otto escursionisti, è stato caratterizzato dalle arringhe difensive. L'avvocato di uno dei due funzionari dell'Ufficio foreste e pericoli naturali ha mosso aspre critiche all'operato della giustizia grigionese.

Sono trascorsi nove anni dalla tragedia che il 23 agosto 2017 travolse otto persone in Val Bregaglia, e l'attesa per il processo è stata lunga. L'avvocato ha sottolineato che il dibattimento avrebbe dovuto tenersi due anni fa, nell'autunno del 2024. Tuttavia, le prove raccolte dalla Procura pubblica grigionese sono state ritenute incomplete dal Tribunale regionale Maloja, che ha dovuto acquisire ulteriori elementi, un lavoro definito "impegnativo" dalla difesa. Secondo l'avvocato, il tribunale non sarebbe stato autorizzato a richiedere determinati documenti al Politecnico federale di Zurigo, al Comune di Bregaglia e al Canton Grigioni.

La difesa del funzionario cantonale ha inoltre affrontato la questione della chiusura dei sentieri in Val Bondasca. L'avvocato ha sostenuto che la responsabilità di garantire la sicurezza dei percorsi spettava al Comune. L'Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali, infatti, fornisce solo valutazioni tecniche e non ha l'obbligo di formulare raccomandazioni. Questa distinzione, a detta della difesa, non sarebbe adeguatamente evidenziata nell'atto d'accusa, che imputa al suo cliente una responsabilità non sua per la mancata chiusura dei sentieri.

Secondo l'avvocato, una condanna in questo contesto creerebbe un precedente irrealistico per la valutazione delle situazioni di pericolo future. Ha evidenziato che "vaste parti del Cantone [dei Grigioni] sono esposte a pericoli naturali" e che escludere ogni rischio residuo renderebbe ampie zone inabitabili. La difesa ha ribadito che nessuno degli imputati è responsabile del fatto che, nel caso specifico della frana del Pizzo Cengalo del 2017, il rischio residuo si sia concretizzato.

In merito alle avvisaglie, la difesa ha affermato che non c'erano segnali premonitori significativi prima della frana. Due settimane prima del crollo non è stato osservato un aumento rilevante dell'attività della montagna. Un'importante crescita è stata notata dal gestore della capanna Sciora solo 15 minuti prima del crollo e prontamente segnalata a un collaboratore del Comune. Le conclusioni del perito della Procura, il geologo Thierry Oppikofer, secondo cui non si poteva escludere una frana nel giro di pochi giorni, sono state contestate dalla difesa, che ha ricordato come lo stesso geologo abbia "relativizzato" diverse sue conclusioni durante un interrogatorio precedente.

Successivamente, è stata la volta della difesa del collaboratore del Comune di Bregaglia. Il suo avvocato ha iniziato citando Reinhold Messner: "Le montagne non sono né giuste né ingiuste, sono solo pericolose". Ha spiegato che il suo cliente ha lavorato per oltre 30 anni come forestale in Bregaglia e dal 2015 come consulente locale per i pericoli naturali. Il suo ruolo consisteva nel trasmettere le raccomandazioni dei geologi al Municipio, non essendo egli stesso un esperto di geologia.

L'avvocato ha così risposto all'accusa della Procura, che imputava al suo assistito di aver valutato erroneamente la situazione di pericolo e di aver omesso di raccomandare la chiusura dei sentieri. La difesa ha sostenuto che le conoscenze a disposizione del collaboratore comunale non gli permettevano di prevedere la frana del Pizzo Cengalo e che le decisioni sulle misure, come la chiusura della Val Bondasca, erano di competenza del Municipio. Entrambe le difese hanno chiesto l'assoluzione per i rispettivi imputati.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni