Il consigliere di Stato Peyer esclude che la misura provvisoria (casellario) istituita nel Moesano sino a fine 2026 possa essere estesa alle altre zone retiche

«Per contrastare la criminalità organizzata è necessario non solo un piano d'azione nazionale, ma anche uno cantonale». Lo ha dichiarato oggi il consigliere di Stato grigionese Peter Peyer durante l'incontro mensile fra governo retico e giornalisti, ribadendo che l'obbligo di presentare il casellario giudiziale per i cittadini Ue rimarrà limitato al Moesano e non potrà essere esteso al resto del canton Grigioni. «Per noi è chiaro che questa misura al momento non si può adottare in tutto il Cantone; forse un giorno un tribunale deciderà altrimenti».
Settimana scorsa, ricordiamo, l'Ufficio cantonale della migrazione e del diritto civile (Umdc) ha comunicato che i richiedenti di un permesso L, B o G provenienti da paesi Ue/Efta sino a fine dicembre dovranno presentare un estratto del casellario giudiziale nei Comuni della Regione Moesa. Una misura limitata nel tempo e anche geograficamente poiché la Segreteria di Stato della migrazione ritiene che tali misure non possono avere un carattere sistematico poiché violerebbero l'accordo di libera circolazione delle persone stipulato fra Svizzera e Ue.
La questione, come noto, ha origine dal caso di Roveredo: a fine febbraio nell'ambito di un'operazione internazionale contro il traffico di droga e il riciclaggio di denaro la polizia aveva arrestato in Francia e Italia sette persone. Quattro di esse, che risulterebbero legate camorra e alla 'ndrangheta, avevano un permesso di dimora nel capoluogo mesolcinese. Permesso rifiutato in precedenza dal Cantone Ticino che da anni ha istituito l’obbligo del casellario.
Ora, secondo Peyer, l'obbligo temporaneo nel Moesano è solo un primo passo verso la lotta alla criminalità organizzata: «Nei prossimi mesi dobbiamo lavorare e seguire l'esempio nazionale, creando un piano d'azione cantonale». Lo scorso dicembre il Consiglio federale ha in effetti approvato la strategia per la lotta alla criminalità organizzata; il piano d'azione verrà definito entro fine 2026. L'obiettivo è impedire che essa trovi terreno fertile per costruire, diffondere e consolidare sue strutture in Svizzera. Limitando i provvedimenti al Moesano, il timore dei rappresentanti politici mesolcinesi è tuttavia che la misura porti i criminali in altre regioni. Un rischio di cui è cosciente anche Peter Peyer. «Per questo abbiamo preso misure anche nelle altre regioni del Cantone per controllare cosa succede». Alla domanda su quali provvedimenti si tratti in concreto, il consigliere di Stato non ha dato ulteriori informazioni.