Incontro a Roveredo fra autorità comunali della regione e quelle amministrative di Coira sul caso dei quattro italiani arrestati poiché in odor di mafia

Nuovi canali di dialogo, maggiore coinvolgimento dei Comuni e richieste di controlli più incisivi. Sono alcuni dei temi emersi durante l'incontro tecnico odierno svoltosi a Roveredo a porte chiuse tra i rappresentanti dei Comuni del Moesano e i vertici dell'Amministrazione cantonale grigionese sul tema della criminalità organizzata. Incontro che arriva dopo mesi di tensioni istituzionali seguiti al caso delle persone domiciliate a Roveredo finite al centro di un'inchiesta internazionale legata al traffico di droga, al riciclaggio di denaro e a presunti ambienti della criminalità organizzata. La vicenda aveva riacceso il dibattito sul rilascio dei permessi, sui controlli effettuati dalle autorità e sullo scambio di informazioni tra Cantoni.
Secondo il vicesindaco di Roveredo, Decio Cavallini, il confronto ha permesso soprattutto di stabilire un contatto diretto con i vertici dei servizi cantonali. «Finalmente li vediamo in faccia e finalmente sappiamo con chi parlare», ha dichiarato ai media al termine della riunione. Tra le proposte avanzate dai Comuni vi è la definizione di un nuovo ‘flusso di processo’ tra autorità comunali, Polizia cantonale e uffici cantonali. L'idea è quella di chiarire modalità operative, scambio di informazioni e livelli di coinvolgimento dei diversi enti, in vista di un successivo incontro tecnico più ristretto.
Cavallini ha inoltre insistito sulla necessità che i Comuni possano esprimersi maggiormente sui permessi rilasciati e monitorare meglio le società presenti sul territorio. «Ci sono società installatesi in Mesolcina che non si sa bene a chi appartengano o come funzionino», ha affermato chiedendo una collaborazione più stretta con Registro di commercio, Ufficio del lavoro e altri enti cantonali.
Critiche sono state espresse anche nei confronti della nuova autodichiarazione introdotta nei Grigioni a metà maggio per le richieste di permesso. Secondo il vicesindaco la misura non sarebbe sufficiente. «Quando mai un delinquente dirà di avere dei precedenti...», ha dichiarato sostenendo che l'esibizione del casellario giudiziale «resta la misura migliore». Sempre Cavallini ha poi giudicato troppo lenta la procedura di revoca dei permessi nei confronti delle persone arrestate: «Andava fatto il giorno dopo, dando un segnale immediato». Pur dicendosi parzialmente soddisfatto dell'incontro, il vicesindaco ha sottolineato di attendere ancora una risposta politica più chiara da parte del Cantone: «Qualcuno deve dire qual è il grado di tolleranza richiesto», ha detto indicando anche la persistente e nota distanza, non solo geografica, tra Coira e il Moesano: «La capitale è lontana e non sufficientemente presente. Perciò questo tipo di incontri può dare avvio a un altro modo di essere attivi tra regioni periferiche e potere centrale».