Critiche alla proposta di limitare la popolazione a 10 milioni entro il 2050.
Il Governo del Cantone dei Grigioni ha ufficialmente respinto l'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni!", promossa dall'Unione Democratica di Centro (UDC). L'iniziativa, che sarà sottoposta al voto popolare il 14 giugno, mira a controllare l'immigrazione per evitare che la popolazione svizzera superi i dieci milioni di abitanti entro il 2050. Tuttavia, il Governo grigionese ritiene che tale proposta comporterebbe svantaggi significativi, sia a livello demografico che sul mercato del lavoro, specialmente per le regioni montane come i Grigioni.
Durante una conferenza stampa, il Consigliere di Stato Marcus Caduff ha spiegato che l'iniziativa prevede misure restrittive già al superamento dei 9,5 milioni di abitanti, con la possibilità di rinegoziare accordi internazionali come quello sulla libera circolazione delle persone. Secondo l'Ufficio federale di statistica, questa soglia potrebbe essere raggiunta già nel 2031. Caduff ha sottolineato che, a causa di uno scenario demografico sfavorevole, il Cantone rischierebbe di subire un "duplice effetto negativo": una crescita della popolazione molto più contenuta rispetto alla media nazionale e un rapido invecchiamento della popolazione.
Le previsioni indicano che la popolazione svizzera crescerà del 15% entro il 2055, ma nei Grigioni l'aumento sarà solo del 3%. Inoltre, il rapporto tra persone attive e pensionati peggiorerà sensibilmente: attualmente nei Grigioni è di 40, ma si prevede che raggiungerà 60 entro il 2055, mentre a livello nazionale passerà da 32 nel 2024 a 45 nel 2055.
Il Presidente del Governo, Martin Bühler, ha avvertito che l'invecchiamento della popolazione potrebbe peggiorare ulteriormente se l'immigrazione venisse limitata artificialmente. Anche il mercato del lavoro è a rischio: il Cantone potrebbe non riuscire a coprire fino a un quarto dei posti di lavoro disponibili con la manodopera locale, e l'accettazione dell'iniziativa aggraverebbe la carenza di personale a livello nazionale.
La situazione è particolarmente critica nel settore sanitario, dove quasi il 30% degli impiegati è di nazionalità straniera. Limitare l'immigrazione renderebbe ancora più difficile garantire l'assistenza sanitaria, già oggi afflitta da una carenza strutturale di personale.
"Dal punto di vista economico, l'immigrazione è fondamentale per tre motivi: stabilizza l'offerta di manodopera in una società che invecchia, rafforza l'innovazione e la produttività in un'economia basata sul sapere e assicura il funzionamento dei settori che richiedono molta manodopera, in particolare nelle regioni periferiche", ha concluso Bühler.