Lo propone il Municipio di Roveredo dichiarandosi insoddisfatto e preoccupato delle spiegazioni fornitegli da Coira sul caso che lo riguarda

“Profondamente preoccupato e insoddisfatto” per più motivi. E Coira “agisca con più rigore e prudenza” con l’obiettivo di “fare fronte comune contro le infiltrazioni mafiose”, magari coinvolgendo proprio la Mesolcina in un “progetto pilota” di lotta trasversale. Questa la reazione del Municipio di Roveredo alla risposta inviatagli dal governo grigionese e alle spiegazioni fornite martedì in conferenza stampa a Coira sul caso dei quattro permessi di soggiorno rilasciati a cittadini italiani residenti nella bassa Mesolcina, nonostante per uno di loro vi fossero precedenti penali legati alla criminalità organizzata che il Cantone Ticino (che aveva negato il permesso) aveva comunicato a Coira, ma purtroppo a permesso già rilasciato dalle autorità retiche e con un’inchiesta penale in corso (quella sfociata recentemente in vari arresti in più nazioni) che la Polizia federale aveva chiesto di non compromettere tramite la revoca (possibile) dei permessi.
Pur comprendendo le circostanze in cui tutto è maturato, per poi sfociare negli arresti per traffico di droga e riciclaggio di denaro, il Municipio si dice dunque profondamente preoccupato e insoddisfatto sotto tre profili. Primo, prudenza e valutazione del rischio: “Anche quando il diritto federale lascia margini ristretti, resta uno spazio di apprezzamento nella prassi cantonale. Il fatto che lo stesso profilo sia stato rifiutato in Ticino e accettato nei Grigioni dimostra che, pur nello stesso quadro normativo, sono possibili valutazioni diverse del rischio. Proprio questo scarto di valutazione è al centro delle preoccupazioni del nostro Comune”, così da evitare nel limite del possibile che sul territorio abitino e agiscano personaggi fuorilegge.
Secondo, il ruolo dei Comuni e l’informazione preventiva: “La risposta del Dipartimento non offre garanzie sufficienti sul fatto che i Comuni vengano informati tempestivamente quando sul loro territorio si insediano persone con profili sensibili. Roveredo ha appreso l’esistenza di legami con la criminalità organizzata solo a posteriori, tramite la cronaca giudiziaria. Per un Comune direttamente esposto sul territorio ciò è difficilmente accettabile. Proprio la strategia nazionale sottolinea che anche le autorità comunali devono essere messe in condizione di riconoscere per tempo tali fenomeni e di contribuire all’identificazione e alla prevenzione”.
Infine la necessità di un cambio di prassi: “Prendiamo atto con favore delle dichiarazioni secondo cui il Dipartimento sta valutando un possibile cambio di prassi in materia di permessi. Riteniamo però necessario che esso non rimanga una mera intenzione, ma si traduca in direttive chiare all’Ufficio della migrazione, in un rafforzamento strutturato dello scambio di informazioni tra Cantoni e in procedure formali di coinvolgimento dei Comuni nei casi a rischio elevato”.
Perciò il Municipio ribadisce la propria richiesta che, laddove il diritto federale lo consenta, il Cantone adotti una prassi più prudente e rigorosa nel rilascio di permessi a persone con precedenti penali significativi o indicatori di collegamento con la criminalità organizzata; chiede che siano definiti protocolli chiari affinché i Comuni vengano informati in modo sistematico quando sul loro territorio risiedono persone segnalate dalle autorità di polizia o da altri Cantoni; sostiene che quanto accaduto rappresenta un campanello d’allarme e non un semplice incidente di percorso e che richiede quindi misure correttive sul piano dei processi interni e se necessario sul piano del diritto superiore.
Il Municipio sottolinea poi che il dibattito in corso nei Grigioni si inserisce in un contesto più ampio, definito dalla nuova strategia nazionale per la lotta alla criminalità organizzata, che insiste sulla cooperazione strutturata tra Cantoni e Comuni, sul miglioramento dei flussi informativi e su strumenti preventivi adeguati per impedire l’insediamento di strutture criminali sul territorio. “In questo senso le richieste di Roveredo intendono rafforzare, e non indebolire, il fronte comune contro le infiltrazioni mafiose”. Infine l’esecutivo roveredano “conferma la propria piena disponibilità a collaborare con il Governo cantonale e il Dipartimento competente, con le autorità di polizia e con gli altri Comuni nella lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata e si dichiara pronto a contribuire, nel Moesano, a progetti pilota che traducano in pratica gli obiettivi della strategia nazionale e le eventuali nuove direttive cantonali in materia di permessi e di scambio di informazioni. Tale lotta, però, deve poter contare anche su strumenti preventivi adeguati e su una piena considerazione delle preoccupazioni dei Comuni di frontiera come Roveredo”.