Buseno, Calanca, Rossa e Santa Maria vagliano la possibilità di unire le forze. Castaneda rimane alla finestra. Nel 2027 i risultati del lavoro

Si torna a parlare di aggregazioni in valle Calanca. Lo fanno i Municipi di Buseno, Calanca, Rossa e Santa Maria, i quali hanno dato il via a uno studio di fattibilità che avrà quale obiettivo l’analisi delle opportunità e delle implicazioni di un’aggregazione tra i Comuni interessati. Comuni interessati che saranno quattro e non cinque, in quanto Castaneda ha deciso, per il momento, di non prendere parte allo studio. Anche per il primo comune della valle, la porta di una futura adesione rimane tuttavia aperta.
Quello di un’aggregazione, non solo calanchina ma anche mesolcinese, è un tema dibattuto da parecchio tempo e che non è stato messo nel cassetto nemmeno dopo le aggregazioni avvenute nel 2015 tra Arvigo, Braggio, Cauco e Selma per formare il Comune di Calanca, e nel 2017 tra Grono, Leggia e Verdabbio. Che nel corso dei primi mesi dell’anno il tema avrebbe dovuto subire un processo di accelerazione, lo avevano confermato a più riprese da queste colonne sia il sindaco di Grono Samuele Censi, sia la vicesindaca di Calanca Rosanna Spagnolatti, la quale aveva preannunciato il lancio dello studio diventato operativo proprio in questi giorni.
L'eventuale nuovo comune, espressione di Calanca, Buseno, Santa Maria e Rossa, conterebbe quasi 600 abitanti e si estenderebbe su una superficie di 117 chilometri quadrati. “Nel corso dei prossimi mesi – si legge nel comunicato diffuso dai Comuni interessati – verrà quindi elaborato uno studio di fattibilità, che permetterà di esaminare in modo approfondito diversi aspetti legati a una possibile fusione, tra cui l’organizzazione istituzionale, la situazione finanziaria, i servizi alla popolazione, la gestione del territorio e le prospettive di sviluppo della valle. L’obiettivo dello studio è fornire alle autorità comunali e soprattutto alla popolazione una base informativa chiara e trasparente per valutare l’opportunità di procedere con il progetto di aggregazione”.
Un percorso che si concluderà davanti alla popolazione, la quale sarà chiamata a esprimersi attraverso le assemblee comunali dei quattro Comuni coinvolti. Se non dovessero esserci intoppi di varia natura lo studio, conferito alla ditta Consavis di Lugano che nella persona di Michele Passardi lo seguirà fino alla votazione finale, dovrebbe giungere a conclusione nel corso del 2027: “Il consulente ha già curato altri progetti di aggregazione simili a quello calanchino ed è già attivo per altri mandati sul territorio grigionese”.
La popolazione non dovrà tuttavia aspettare la fine dello studio per essere informata sugli sviluppi, ma verrà costantemente tenuta a conoscenza dei risultati raccolti, i quali verranno presentati pubblicamente e messi a disposizione: “Entro il termine del 2026 saranno pure organizzati momenti di informazione e di confronto, per permettere ai cittadini di conoscere i contenuti del rapporto e di approfondire i diversi aspetti del progetto e anche di poter dare degli input”.
Per quanto riguarda l’aspetto politico, la valle Calanca ha deciso di organizzarsi con una commissione che prende il nome di Commissione fusione valle Calanca. Ne faranno parte i quattro sindaci e un Municipale per ogni Comune interessato. Alla presidenza è stata chiamata la granconsigliera Rosanna Spagnolatti, mentre le funzioni di segretario saranno svolte da Giovanni Pizzetti, segretario del Comune di Calanca. L’Ufficio cantonale per i Comuni sarà presente nella commissione con un ruolo di consulente.