Il Consigliere di Stato Peter Peyer, direttore del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità, prende posizione in merito al caso scoppiato a Roveredo

Alla luce dell’operazione internazionale antidroga, che ha visto l’arresto di quattro persone in possesso di un permesso B a Roveredo, il governo grigionese esaminerà la possibilità e la necessità di adattare la prassi sui permessi di soggiorno.
«Valuteremo se il diritto superiore permetta di adeguare la prassi nei Grigioni. Se non dovesse essere il caso, si dovrebbe eventualmente sollecitare un adeguamento legislativo a livello federale», ha affermato il Consigliere di Stato Peter Peyer.
Il direttore del Dipartimento retico di giustizia, sicurezza e sanità si riferisce alla procedura riguardante i rilasci di permessi di dimora. Nei Grigioni e nel resto dei Cantoni, a differenza del Ticino, non vengono richiesti sistematicamente gli estratti del casellario giudiziale ai cittadini dell’Unione europea. Gli accordi bilaterali non permettono infatti alla Svizzera di consultare i casellari senza motivo. Ai richiedenti e ai loro familiari il permesso può essere negato solo se il comportamento della persona in questione rappresenta un pericolo reale e grave per l’ordine pubblico. Al Municipio di Roveredo, che ha chiesto spiegazioni per mezzo di una lettera indirizzata all’Esecutivo retico, Peyer risponde che «ci metteremo in contatto con l’Ufficio cantonale responsabile e poi forniremo una risposta al Comune», aggiungendo che ci vorrà un po’ di tempo.
A livello nazionale lo scorso dicembre il Consiglio federale ha approvato la strategia per la lotta alla criminalità organizzata. L’obiettivo è impedire che essa trovi terreno fertile per costruire, diffondere e consolidare strutture criminali in Svizzera. Il piano d’azione verrà definito entro la fine del 2026. Inoltre il governo vuole creare la base costituzionale per far sì che tutte le polizie cantonali possano consultare reciprocamente le informazioni in loro possesso. Il progetto si trova in fase di consultazione.
Difficile dire, secondo Peyer, se questi strumenti avrebbero evitato un caso di criminalità organizzata come quello scoperchiato fra Italia, Francia e Svizzera. «Il grande problema rimane la protezione dei dati», ha spiegato il responsabile cantonale della giustizia.
Il tema rimarrà d’attualità a livello grigionese. «Quali parlamentari cantonali ci muoveremo in maniera effettiva nella sessione di aprile», ha dichiarato il presidente della deputazione grigionitaliana in Gran Consiglio, Samuele Censi, ai microfoni della Rsi. Al momento la discussione dell’inoltro di un atto parlamentare è stata svolta solo fra i deputati del Moesano. La proposta potrebbe venir estesa anche ai granconsiglieri della Val Bregaglia e della Valposchiavo.