Secondo il consigliere comunale Martino Colombo, ex membro del vivaio Acb condannato per il pugno a Bentancur, sarebbe difficile ribaltare la sentenza

«Rinuncio a fare appello alla Carp perché considerate le testimonianze sarebbe molto difficile ribaltare la sentenza, ma non ammetto i fatti: non ho fatto quello per cui sono stato condannato». Sentenza di colpevolezza dunque definitiva quella pronunciata l’8 ottobre dalla giudice della Pretura penale Petra Vanoni a carico di Martino Colombo, condannato a una pena pecuniaria sospesa per il reato di lesioni semplici ai danni dell’ex patron dell’Acb Pablo Bentancur, cui dovrà rifondere 12mila franchi per spese legali. Interpellato da ‘laRegione’ dopo l’articolo apparso sul Corriere del Ticino, l’avvocato bellinzonese – che è anche consigliere comunale per l’Mps – conferma dunque di non volersi sottoporre a un processo di secondo grado davanti alla Corte di appello e revisione penale pur ritenendosi innocente.
I fatti (o non fatti, o fatti diversi) per i quali era stato denunciato risalgono al 3 settembre 2024: stando a Bentancur, durante una riunione del settore giovanile granata l’allora membro di comitato Colombo, mentre si stava discutendo del tifo avverso al timoniere sudamericano, gli avrebbe sferrato un pugno al volto; un gesto grave se fosse vero. Durante l’inchiesta e ancora in aula penale Colombo ha invece spiegato di essersi «avvicinato a lui cercando di colpirlo con la mano aperta, senza riuscirci». Eppure Bentancur, rivoltosi all’ospedale, ne è uscito con un referto medico che parla di “contusione allo zigomo sinistro con tumefazione ed ematoma”.
Quanto alle testimonianze citate in apertura, la difesa durante il processo ha evidenziato la presenza di tre versioni diverse da parte di quattro persone presenti alla riunione: chi non ha visto nulla, chi ha visto un pugno e chi addirittura due. Nella concitazione del momento, ha detto in aula il difensore di Colombo, avvocato Niccolò Giovanettina, «vi è stata una reazione sbagliata, ma non il pugno e quindi nessuna lesione semplice». Vana la richiesta di piena assoluzione. Rimane ora la condanna. Nonostante la quale, per i motivi citati all’inizio, il consigliere comunale non intende rinunciare alla carica politica assunta due anni fa nel legislativo cittadino.