Il gruppo referendista composto da Martignoni (Noce), Rossi (Udc) e Barbato Shoufani (Pc) lancia un segnale al Municipio: ‘Ci consideri interlocutori istituzionali’

«Task Force significa, in fondo, agire. Perciò al Municipio chiediamo che ci inviti quanto prima al suo tavolo e ci consideri a tutti gli effetti interlocutori istituzionali col chiaro obiettivo di concretizzare in tempi abbastanza rapidi il rilancio dei castelli così come inteso dai quasi 7’000 bellinzonesi che il 27 settembre hanno votato il referendum e bocciato il progetto sviluppato da Città e Cantone». L’ex sindaco Brenno Martignoni Polti insieme ad alcuni membri del suo Noce, a Tuto Rossi per l’Udc e ad Adam Barbato Shoufani del Partito comunista punta dunque a giocare un ruolo decisivo, «nel dopo Fortezza», presentando ai media la Task Force Castelli.
«Siamo qui in veste istituzionale, come portavoce di una maggioranza ben qualificata, per dire che è giunto il momento di suonare la sveglia e metterci in pista. Chi ci ha dato fiducia ha detto no a un’operazione sbagliata, non ai 19 milioni». Tuttavia, ricordiamo, la formazione politica ‘Avanti con Ticino&Lavoro’ (assente alla conferenza stampa essendosi chiamata fuori, stando a quanto ci riferisce Sergio Savoia che conferma però il proprio interesse personale a seguire la questione) ha sempre sostenuto il referendum ma per un altro motivo, ossia ritenendo inopportuno investire risorse nel patrimonio Unesco poiché, a suo dire, i veri bisogni di Bellinzona e dei quartieri sarebbero altri. A ogni modo Martignoni e colleghi ribadiscono che «i temi da noi sollevati erano, sono e rimangono chiari: niente nome Fortezza, niente spazi aperti e camminamenti a pagamento, niente fondazione di gestione. Finora il Municipio non si è fatto sentire e dice che vuole prima incontrare il Cantone proprietario. Bene, ma non faccia orecchie da mercante con noi e s’impegni per un’efficace risposta istituzionale in tempi rapidi. Noi ci siamo».
Con quale idea forte, sembra chiaro. D’altronde Martignoni l’aveva già proposta vent’anni fa quando era sindaco, senza però riuscire a convincere gli altri partiti: «Allacciare il centro storico ai castelli superiori. Come ha fatto l’architetto Galfetti con l’ascensore da Piazza del Sole verso Castel Grande, dal viale Stazione è sicuramente possibile realizzare una scala mobile o una struttura simile che porti i visitatori a Montebello. E da qui un’altra fino a Sasso Corbaro. Questo dev’essere il cardine del rilancio», migliorando poi anche l’accoglienza – sostengono i referendisti – con una ristorazione all'altezza e negozi di souvenir. Tuto Rossi dal canto suo ritiene che il Municipio abbia «faticato a mostrare cosa ci fosse di concreto nel progetto da 19 milioni. Noi invece, dando voce ai quasi 7’000 cittadini che hanno votato no, abbiamo le idee in chiaro. È giunto il momento che i partiti presenti in Municipio si aprano verso chi ha vinto, che si evitino burocrazia e progetti globali, puntando invece su soluzioni pratiche e puntuali».
Adam Barbato Shoufani – pronto peraltro a lanciare una petizione per trasformare alcune strutture prefabbricate in centro giovanile – ribadisce la necessità di una «gestione pubblica e trasparente, in linea con la tradizione bellinzonese di non sottrarre gli enti pubblici al controllo democratico». Paolo Balzari, vicepresidente del Noce, sollecita «l’eliminazione immediata della denominazione Fortezza» e confida che «si costruisca qualcosa di nuovo evitando che il progetto bocciato rientri dalla finestra». Michela Christen, pure del Noce, si sofferma sul senso di fiducia: «Se vogliamo ripristinarlo, occorre saper ripartire dalla volontà di ascoltare e lavorare insieme». Infine l’architetta Cristiana Storelli va oltre: «So di dire qualcosa di esagerato, ma mi piace pensare che il Municipio possa incaricarci di elaborare il nuovo progetto». Si attende un cenno da Palazzo civico.