Ustra conferma le tempistiche annunciate da Berna in gennaio. Ufam, irremovibile, ottiene d’inserire nella consultazione anche la variante di sponda destra

Si conferma l’orizzonte realizzativo “anni 50” per il Collegamento veloce A2-A13 Locarno-Bellinzona (Cobello). Lo scrive l’Ufficio federale delle strade (Ustra) a seguito di un incontro tenutosi il 2 settembre a Sant’Antonino al quale erano presenti il Cantone, i Comuni interessati e la Commissione di accompagnamento politico del Cobello, la quale ha aggiornato i presenti sullo stato della procedura. Che presenta alcune novità indigeste alle Commissioni regionali dei trasporti di Locarnese e Bellinzonese. Durante l’incontro, specifica l’Ustra nel comunicato, “sono stati esposti gli sviluppi a seguito dello studio ‘Trasporti 45’, che pur classificando il collegamento Bellinzona-Locarno in priorità 1 a livello svizzero, ne demanda la realizzazione agli anni 50 sia a causa della maturità del progetto rispetto ai concorrenti, sia per motivi finanziari. Il progetto di messaggio al parlamento federale è attualmente in consultazione presso i Cantoni”.
Si conferma dunque quanto delineato dal Consiglio federale lo scorso gennaio, quando aveva annunciato quelle che riteneva essere le priorità nella politica dei trasporti su scala nazionale. Priorità che per i due grandi progetti ticinesi – Cobello e Potenziamento dell’autostrada tra Lugano e Mendrisio (PoLuMe) – significava scegliere quale realizzare prima (orizzonte 2045) e quale dopo (2055), sebbene il Politecnico federale di Zurigo nello studio sullo sviluppo delle vie di comunicazione elvetiche commissionatogli dal Dipartimento federale dell’ambiente, trasporti, energia e comunicazioni (Datec), abbia suggerito per entrambi una priorità alta. Nove mesi fa la scelta per l’orizzonte 2045 premiava PoLuMe, inserito nei dieci progetti prioritari; Cobello figurava invece tra le nove opere con data indicativa il 2055, ora modificata in un più generico “anni 50”. Il tutto, specificava sempre in gennaio il governo federale, con la possibilità d'invertire l’ordine dopo la consultazione, “a seconda dell’avanzamento dei rispettivi progetti”. Concetto – assicura Ustra interpellato da ‘laRegione’ – tutt’oggi valido. Ciò che va di traverso alle due Commissioni regionali dei trasporti, le quali in un comunicato congiunto “chiedono la conferma dell’orizzonte 2045”.
La domanda s’impone: visto che Ustra accenna alla “maturità del progetto”, cosa sta rallentando Cobello nell’ambito della procedura di aggiornamento in corso della scheda del Piano settoriale dei trasporti, parte infrastruttura stradale? “Questa – dettaglia Ustra nel comunicato – considera l’inserimento di Cobello quale risultato intermedio”, non dunque definitivo. Motivo? “Durante la consultazione federale alcuni Uffici hanno richiesto di approfondire il confronto tra la variante di sponda destra e quella di sinistra”. Stando a nostre informazioni si tratta dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam), che difende l’opzione di sponda destra di cui abbiamo anticipato i contenuti in due occasioni il 27 marzo 2025 e il 17 ottobre 2025, e dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (Are) che chiede di soppesare le due opzioni.
Su quale sponda preferire fra sinistra e destra, “a breve verrà avviata la procedura di consultazione del Cantone, che si occuperà di coinvolgere anche i Comuni e altri enti interessati”. Consultazione dunque, sebbene il Datec abbia le idee in chiaro e propenda per far avanzare l’iter, già abbastanza consolidato, relativo alla sponda sinistra; questo basandosi anche sulla perizia commissionata al Politecnico di Zurigo. Ciò nonostante sopravvive dunque, almeno sulla carta, la variante di sponda destra che prevede una galleria in montagna da Sementina a Riazzino. Secondo l’Ufam rispetto a quella ufficiale di sponda sinistra (in montagna da Camorino a Quartino) a suo tempo sviluppata dal Cantone e poi fatta propria da Ustra che ne ha assunto la titolarità nel 2020, comporterebbe due vantaggi ambientali. Eccoli: non richiederebbe la realizzazione a Quartino di un nuovo viadotto a quattro corsie i cui pilastri di sostegno appoggerebbero sull’area golenale sensibile dal profilo naturalistico, essendo classificata come zona palustre d’interesse federale, addirittura protetta dalla Costituzione; viadotto, ricordiamo, previsto poco più a nord dell’attuale, che a sua volta è ritenuto da Ufam intoccabile accogliendo negli interstizi una colonia di pipistrelli, anch’essi protetti.
Un'irremovibilità indigesta alle due commissioni regionali dei trasporti: “La proposta federale di approfondire nuovamente il confronto tra le due varianti, con la conseguente iscrizione del collegamento con due varianti nella scheda del Piano settoriale, non solo nega quanto portato avanti dal Cantone sulla base di un lungo percorso di partecipazione e che gode di ampissimo consenso politico, ma soprattutto suscita perplessità e viva preoccupazione per le prevedibili ripercussioni sulle tempistiche dell’opera”, scrivono i rispettivi presidenti Nicola Pini (sindaco di Locarno) e Mattia Lepori (municipale di Bellinzona). Le varie varianti, proseguono, “sono state oggetto di studi, confronti e discussioni col territorio protrattisi per decenni, con analisi e controanalisi il cui costo per i contribuenti ammonta a decine di milioni di franchi. Le basi decisionali esistono e sono ampiamente sufficienti per determinare la soluzione migliore. Il rigore delle verifiche federali non è in discussione; quanto le Commissioni rilevano è che esso venga applicato, in questa fase, a questioni alle quali è già stata data risposta”.
Quanto poi al declassamento all’orizzonte 2055 proposto, “esso non trova – come scritto prima – riscontro nella perizia del Politecnico, sulla quale il Consiglio federale ha fondato i propri lavori. La perizia raccomanda infatti per Cobello una priorità alta con orizzonte 2025-45 e qualifica la conseguenza di una rinuncia come “ulteriore peggioramento, nessuna alternativa”. Assegnandogli tale priorità, la perizia ha considerato il progetto sufficientemente chiarito sul piano pianificatorio, indicando che le condizioni quadro per l’attraversamento del Piano di Magadino sono state chiarite e che ulteriori analisi delle varianti non produrranno soluzioni migliori. Gli accertamenti relativi all'attraversamento della zona palustre sono del resto già stati svolti da Ustra con un parere giuridico, un confronto multidisciplinare dei tracciati e la definizione delle misure compensatorie. Confronto e analisi che hanno permesso di identificare nella variante di sponda sinistra quella migliore dal punto di vista della riduzione del traffico sugli assi stradali esistenti”. Inoltre “presenta un impatto paesaggistico contenuto e consente di valorizzare il Piano di Magadino”. Non da ultimo “attorno a essa si è consolidata nel corso dei decenni una condivisione ampia e trasversale, che comprende anche gli ambienti agricoli e le associazioni ambientaliste; si tratta di un equilibrio che un ulteriore rinvio rischierebbe di compromettere”.
A fronte dell’irremovibilità di Ufam emersa nell'ambito della consultazione interna ai servizi federali, ricordiamo, Ustra l’anno scorso ha chiesto un parere giuridico a un professore universitario costituzionalista, secondo cui di fronte a una situazione simile – con obiettivi di viabilità e naturalistici contrastanti – occorre soppesare gli interessi in gioco: se quello pubblico relativo al miglioramento generale del collegamento viario di un intero agglomerato risultasse preminente rispetto ai vincoli ambientali, allora si può rinunciare ad applicare i dettami della Costituzione federale. In effetti Ustra, ma anche altri uffici federali, sostengono che la variante di sponda destra non produrrebbe dal profilo viario i benefici previsti con quella di sponda sinistra, fra cui sgravare dal traffico di transito gli abitati di Sant’Antonino, Cadenazzo e Contone. Al Cantone e ai Comuni, presto, la facoltà di esprimersi, in vista della decisione a Berna. Quanto poi al fatto che il Politecnico abbia attribuito al PoLuMe la medesima priorità alta, sempre le due commissioni intercomunali dei trasporti rilevano che PoLuMe “insieme a Cobello è una componente di un unico sistema di trasporto cantonale e non quale alternativa. Si ricorda che il collegamento A2-A13 figura nella pianificazione delle strade nazionali da oltre sessant’anni e non costituisce un ampliamento della rete, bensì il suo completamento: il Locarnese è l’ultimo agglomerato svizzero privo di allacciamento autostradale”.
Tutto ciò induce le due commissioni a rivolgere alcune richieste alla Confederazione: che Cobello sia mantenuto all’orizzonte 2045 del messaggio al Parlamento federale, rinunciando a porlo in alternativa al PoLuMe; che la variante di sponda sinistra sia iscritta senza indugio nel Piano settoriale dei trasporti quale dato acquisito, rinunciando a ulteriori approfondimenti su varianti già ampiamente valutate; che ai Comuni e alla popolazione sia comunicato un calendario pubblico delle tappe che condurranno all’esecuzione dell’opera. Questo nella convinzione che “un ulteriore ciclo di approfondimenti condurrebbe a dubitare della reale volontà di realizzare l’opera”.
Durante l’incontro del 2 settembre – prosegue la nota stampa di Ustra – sono inoltre stati presentati gli sviluppi del progetto Cobello di sponda sinistra e gli studi effettuati per la gestione del materiale di scavo proveniente dalla prevista galleria: “La possibilità di un risanamento deltizio alla foce del fiume Ticino è stata verificata tramite uno studio di fattibilità, giudicato interessante dal gruppo tecnico di accompagnamento”. Infine i presenti sono stati aggiornati in merito agli interventi sulla strada cantonale, “volti a migliorare la viabilità e la cui prima fase sarà conclusa ancora nel 2026, mentre tutto il sistema sarà in funzione dalla fine del 2027”. Stando a tre atti parlamentari depositati nei giorni scorsi a Bellinzona e Berna, la nuova segnaletica e l’attivazione dei primi semafori intelligenti a Cadenazzo, non sembrano al momento mostrare i benefici attesi a livello di scorrevolezza. L’Ustra invoca pazienza vista la necessità di calibrare l’intero nuovo sistema viario.