Il Municipio risponde a un'interrogazione dei consiglieri municipali Colombo e Pronzini. In Città presenti 138 apparecchi in 50 postazioni

L’impiego di telecamere di videosorveglianza è necessario e “ha permesso di risolvere moltissimi casi di criminalità di qualsiasi tipo”, diventando un “irrinunciabile strumento di lavoro, sia a titolo preventivo, sia per necessità d’indagine”. È sostanzialmente questa la posizione del Municipio di Bellinzona, espressa nella risposta a un’interrogazione depositata dai consiglieri comunali dell’Mps, Martino Colombo e Matteo Pronzini, nella quale veniva posta all'Esecutivo una serie di domande relative all’utilizzo di telecamere di sorveglianza e alla loro possibile ingerenza nella privacy dei cittadini.
Avere una chiara visione della scena di un crimine, come pure delle zone adiacenti, risulta fondamentale ai fini di un’inchiesta: “In effetti, c’è sempre un ‘prima’ e un ‘dopo’ dell’evento criminogeno che risulta a volte determinante per la soluzione dei casi– fa notare il Municipio –. Avere a disposizione immagini che coprono territori ampi in qualsiasi momento” può dunque rivelarsi fondamentale ai fini dell’inchiesta.
Il fatto poi che un numero elevato di telecamere possa essere concentrato in uno spazio territoriale limitato, “non costituisce di per sé un elemento decisivo”, nemmeno per quanto riguarda la possibile raccolta indiscriminata di dati personali. La presenza di più apparecchi “può risultare conforme e giustificata da esigenze oggettive di sicurezza o di prevenzione. In tali circostanze non si è quindi necessariamente in presenza di una raccolta indiscriminata di dati, purché la sorveglianza rimanga limitata alle aree pertinenti e sia configurata in modo da non eccedere quanto necessario al raggiungimento delle finalità legittimamente perseguite”.
A livello comunale, come precisato nella risposta all’interrogazione, le telecamere di videosorveglianza sono 138, disseminate in 50 postazioni, “in modalità dissuasiva e osservativa. Le modalità di videosorveglianza dichiarate dal Comune”, con intervento invasivo unicamente in determinate circostanze (Carnevale Rabadan e simili manifestazioni) “sono conformi al diritto, in particolare ai principi della proporzionalità, della casualità e del sospetto concreto”.
Per quanto riguarda gli adeguamenti dell’Ordinanza alla nuova Legge sulla videosorveglianza (LViSo), il Municipio specifica che saranno limitati, in quanto la LViSo riprende “in larga misura i principi già contenuti negli attuali regolamenti comunali”.
Valutazioni di idoneità ed efficacia sono già state effettuate sulle installazioni esistenti, basandosi “su dati statistici forniti dalla Polizia cantonale”.
Inoltre, le aree sorvegliate sono tutte debitamente segnalate e dispongono di filtri privacy per oscurare finestre, balconi o fondi privati. Infine, il Municipio “non dispone di alcuna mappatura di telecamere private installate da privati cittadini o attività commerciali. La verifica della conformità della posa avviene su segnalazione di privati cittadini o al momento della constatazione durante le normali pattuglie di prevenzione”.