Il Plr chiede al Municipio di aggiornare il Legislativo sullo stato della procedura avviata ormai quattro anni fa

Fare piena luce sulla procedura di conversione dell’ex Arsenale di Biasca, uscito dalla matita dell’architetto Rino Tami, in un Centro di competenze arte e archivi pubblico-privato, ossia un grande deposito specializzato con tanto di polo culturale. Metamorfosi avviata ormai quattro anni fa, di cui si è perso un po’ il filo e che registra ora l’ordine municipale di sgombero intimato a coloro che occupano alcuni spazi. A chiedere lumi è il gruppo Plr in Consiglio comunale (primo firmatario Andrea Grassi), cui il Municipio risponderà durante la seduta di Cc del 15 giugno. La riconversione dell’ex Arsenale dismesso oltre vent’anni fa e acquistato dal Comune nel 2008, si ricorderà, è stata poi oggetto di acceso dibattito e di grande interesse sul piano locale e non solo. L’intenzione inizialmente approfondita, ma poi accantonata per opposizioni e ricorsi, è stata l’inserimento di un Centro dei servizi regionali.
Finché nel 2022 il Municipio ha proposto una nuova narrativa chiedendo crediti di progettazione per un progetto innovativo di scala sovracomunale. Un autentico passaggio “dalle armi all’arte” in collaborazione con la Fondazione culture e musei di Lugano e un partner privato specializzato in trasporto e conservazione d’arte con sede in Svizzera e in altre nazioni. Il tutto sostenuto dall’Ente regionale di sviluppo, sulla base di un modello di cooperazione pubblico-privato. Una grande struttura da realizzare a tappe, fino all’utilizzo completo dell’intero comparto, dove oltre ai depositi vengono creati altri contenuti e servizi specifici da destinare a conservazione, restauro, consulenza, servizi museali per l’allestimento di mostre, didattica e formazione, digitalizzazione, gestione di lasciti di artisti, casa d’aste, trasposizione delle opere nel mondo digitale, ma anche residenza per artisti, un art café aperto al pubblico e spazi espositivi. Idea ritenuta idonea dagli addetti ai lavori del mondo museale e culturale ticinese, immaginando anche ricadute positive in termini occupazionali, aumento dei ricavi per gli attori economici locali e il rafforzamento di Biasca quale polo per l’insediamento di attività innovative.
“Il Consiglio comunale – rammenta il Plr – aveva avallato l’importo necessario nel giugno 2022, ma ad oggi non vi sono ragguagli concreti e precisi da parte del Municipio in merito al risultato dello studio di fattibilità e soprattutto sulla spinosa questione del finanziamento, o meglio autofinanziamento, che era esplicita ‘conditio sine qua non’ di tutto il progetto”. Nel frattempo il Comune ha ricevuto la licenza edilizia per la trasformazione parziale. E siamo al 30 aprile di quest’anno, quando il Municipio invia una comunicazione ufficiale a tutti gli occupanti degli stabili esplicitando l’inagibilità e la conseguente necessità di sgombrare i locali e consegnare le chiavi entro il 30 giugno. Decisione presa a seguito di verifiche effettuate da periti, dalle quali è emersa la vetustà degli immobili e dell’impiantistica, non più conformi alle normative.
Da qui gli interrogativi del Plr volti a capire lo stato delle cose con i vari partner a suo tempo annunciati. In particolare, il progetto è interamente autofinanziato? Nel dettaglio, chiesti chiarimenti su come s’intende procedere col finanziamento del progetto, se è previsto un affitto e a quanto ammonterà, oppure se il Municipio prevede altre forme di finanziamento (diritto di superficie e investimento di terzi). Chieste informazioni anche sull’occupazione di alcuni padiglioni da parte dei pompieri e dell’Azienda acqua e l’officina della squadra esterna. E sul fatto nell’ambito del piano di evacuazione comunale, in caso di allarme acqua alcuni abitanti del borgo devono recarsi proprio nel comparto ex Arsenale, “ciò implicherebbe spostare la popolazione interessata da una zona di pericolo a una zona ora considerata inagibile”. In definitiva il Plr confida che si “agisca per dare un futuro concreto al comparto, rispettandone il valore storico. Chiudere la zona e lasciare che gli edifici si deteriorino senza un progetto di rilancio sarebbe un fallimento per la nostra comunità”.