Bellinzonese

Asili nido pubblici a Bellinzona, l’Asp sostiene l'iniziativa

L’Associazione per la difesa del servizio pubblico lo ritiene uno strumento essenziale di equità sociale, inclusione e promozione della parità di genere

(Ti-Press)
23 aprile 2026
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“Il servizio pubblico negli asili nido non è solo una risposta a un bisogno educativo, ma rappresenta uno strumento essenziale di equità sociale, inclusione e promozione della parità di genere, oltre che un pilastro per sostenere le famiglie nella gestione quotidiana tra lavoro e cura dei figli”. È quanto sostiene l’Associazione per la difesa del servizio pubblico (Asp) che invita dunque i cittadini di Bellinzona a firmare l'iniziativa popolare comunale ‘Più nidi d’infanzia pubblici’, promossa dal Partito socialista unitamente a Forum Alternativo, Verdi, PiùDonne, Avanti, Noce, Pc e il sindacato Vpod. In un comunicato l'Asp ricorda che a Bellinzona, i posti nei nidi non sono sufficienti – ne mancano circa 60, stando a recenti studi – e che queste strutture rivolte a bambini dagli zero ai tre anni sono gestite da dieci associazioni. In questo contesto, “l’iniziativa si fonda su alcuni principi chiave che l’Asp condivide pienamente: i servizi per l’infanzia sono una responsabilità collettiva, non solo privata; una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia rafforza l’economia e la società; i primi anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo; opportunità e giustizia sociale sono valori da promuovere”.

Più precisamente l'Asp ritiene che il servizio pubblico svolga “un ruolo fondamentale nella presa a carico dei servizi per l’infanzia”, in particolare “perché garantisce condizioni più eque e accessibili rispetto a quelle offerte dal settore privato”. Infatti, “gli asili nido pubblici sono pensati per rispondere a un bisogno collettivo e non a una logica di profitto: questo significa che le tariffe sono generalmente calibrate in base al reddito delle famiglie, permettendo anche a chi ha risorse limitate di accedere a un servizio educativo di qualità. Al contrario, le strutture private possono avere costi elevati e criteri di accesso meno inclusivi, rischiando di creare disuguaglianze tra chi può permettersi il servizio e chi ne resta escluso”. Inoltre, “il servizio pubblico è soggetto a regolamentazioni e controlli che assicurano la qualità dell’offerta educativa, la formazione del personale e il rispetto dei bisogni dei bambini”. Non da ultimo, per quanto riguarda la conciliabilità tra vita familiare e lavoro, “poter contare su un servizio accessibile, affidabile e diffuso sul territorio permette ai genitori di partecipare al mercato del lavoro con maggiore serenità. In particolare, questo ha un impatto diretto sulla parità tra uomini e donne: in assenza di servizi adeguati, sono spesso le donne a ridurre o interrompere la propria attività lavorativa per occuparsi dei figli”.

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