Il ricorso al governo, sottoscritto anche da alcuni cittadini, mira a ridurre al minimo indispensabile il numero di posteggi

Si fa in salita la strada imboccata dal Municipio di Bellinzona e dal titolare Aleardo Cattaneo per riconvertire il comparto industriale delle Ferriere di Giubiasco in un sito denominato ‘Ferriere Più’, ossia un quartiere modello, moderno, multifunzionale, eco-compatibile e multigenerazionale con tanto di uffici, appartamenti, sala congressi, ristoranti, cultura, hotel e svago. Chiedendo una “visione più lungimirante” l’Associazione traffico e ambiente ha infatti interposto ricorso al Consiglio di Stato contro la variante di Piano regolatore del comparto da 47mila metri quadrati votata, non senza critiche, dal Consiglio comunale di Bellinzona il 3 febbraio 2025 e la cui pubblicazione è terminata a metà marzo. Nel ricorso – l'unico pendente, firmato da alcuni suoi soci domiciliati a Bellinzona – l'Ata contesta in particolare il numero “troppo elevato di parcheggi”, con conseguente invito alle autorità cittadine a “osare di più e proporre finalmente anche in Ticino un quartiere con un numero limitato di stalli per vetture, come già hanno fatto molti Comuni svizzeri”.
Secondo i ricorrenti “non capita spesso di poter ridisegnare un intero comparto e quando capita bisogna prendere l’occasione per adottare una pianificazione rivolta al futuro e non frutto del passato”. L’Ata si dice convinta che questa sia “l’occasione per proporre anche in Ticino un quartiere con pochi parcheggi; quello che, per semplificare, viene detto quartiere senz’auto”. Il fabbisogno di posteggi previsto sfiora le 700 unità “ed è chiaramente sovradimensionato se si considera la posizione strategica del quartiere, situato in prossimità della stazione ferroviaria e di alcune fermate dei bus e con la presenza nelle immediate vicinanze di molti servizi” quali negozi, scuole, asilo ecc. Sbagliato dunque “mettere ancora l’accento sulla presenza delle automobili, vanificando così i notevoli miglioramenti attuati negli ultimi anni per potenziare i mezzi pubblici nella regione e volti appunto a ridurre i trasporti individuali motorizzati”.
Già in passato l’Ata aveva sottolineato l’importanza di quartieri con poche o senz’auto (come ad esempio il Quartiere Officine di Bellinzona). Lo aveva fatto anche in questo caso in fase di consultazione, nel 2024: “Purtroppo però, malgrado siano stati presentati degli esempi di successo realizzati a nord delle Alpi e i relativi benefici per la popolazione, in Ticino ci si ostina a ignorare questa possibilità, dando più peso alle quattro ruote che non a uno sviluppo centripeto che sia veramente di qualità, spesso citato ma incompiuto”.
L’Ata ritiene inoltre che l’aumento dei contenuti residenziali previsti debba essere messo in relazione con la pianificazione dell’intero Comune, come imposto dalle schede R1 e R6 del Piano direttore cantonale che impone dei limiti: “È possibile valutare l’adeguatezza di questo Piano di quartiere solo se è inserito in un discorso più ampio, che tenga conto della verifica del dimensionamento delle zone edificabili, dei complessi residenziali in fase di realizzazione, dei bisogni della Città e delle zone non edificate da preservare. A tutto ciò purtroppo la documentazione in consultazione non dà risposte”.
Durante la seduta di Cc dell’anno scorso la maggioranza Plr, Centro e Lega/Udc (più sparsi nella Sinistra) aveva avallato la variante di Pr con 43 sì, 11 no e 4 astenuti senza il sostegno di parte della Sinistra, del gruppo Verdi/Fa, del Movimento per il socialismo e di Avanti con Ticino&Lavoro, Più Donne e Noce. Tutti d’accordo sulla necessità di dare un nuovo futuro allo storico comparto industriale, ma divisi sul come. I contrari, in particolare, avevano criticato sia una densificazione ritenuta insufficiente, sia l’inserimento di appartamenti a svantaggio degli altri contenuti, ritenendo che uno sviluppo residenziale sia già abbondantemente previsto, e ancora non sfruttato, in talune aree limitrofe. Il municipale Mattia Lepori, capodicastero Territorio e mobilità, aveva risposto in aula anche sulla contenibilità del Pr dicendo che «il tema qui non conta perché questo comparto industriale è già edificabile, con tanto di unità insediative definite». Tre mesi dopo il Cantone si era pronunciato sul dimensionamento della zona edificabile a 15 anni per tutto il territorio della Città, in base alla scheda R6 del Pd, che risulta del 113%. Il Comune non ha pertanto l’obbligo di ridurre le zone edificabili.