Michela Luraschi, consigliera comunale del gruppo Unità di sinistra, chiede al Municipio di inserire nel Rod un congedo pagato di 8 giorni

Svizzera patria del volontariato. Con quasi tre milioni e mezzo di persone impegnate a dedicare al tessuto sociale una media di oltre quattro ore a settimana, la Svizzera rimane una delle nazioni con il più alto tasso di volontariato. Una buona abitudine che, tuttavia, nel corso degli ultimi anni è andata scemando ed è forse giunto il momento di muoversi per fare ciò che in passato non si era mai rivelato necessario: incentivare questa forma di impegno individuale a favore della collettività. È in questa direzione che si muove la mozione presentata al Municipio di Bellinzona dalla consigliera comunale del gruppo Unità di sinistra, Michela Luraschi, con la quale si chiede l’introduzione nel Regolamento organico dei dipendenti (Rod) della possibilità di usufruire di otto giorni pagati per attività di volontariato sociale.
“Il volontariato rappresenta un pilastro fondamentale della coesione sociale e del benessere collettivo. Esso contribuisce in modo determinante a garantire qualità di vita a persone anziane, persone con disabilità, bambini e giovani, nonché a rafforzare la partecipazione sociale e a contrastare fenomeni di isolamento”, si legge nel testo della mozione. Tuttavia, la società si sta trasformando in modo repentino e anche l’abitudine di mettere del tempo a disposizione di chi ne ha necessità sta perdendo velocità: “La disponibilità di tempo è diminuita, in particolare tra le persone in età lavorativa, oggi spesso assenti dal tessuto volontario. Questo squilibrio generazionale mette a rischio la continuità e la qualità di molte attività”.
Ed è preoccupante che, secondo i dati forniti dall’Ufficio federale di statistica, nonostante permanga uno dei pilastri della nostra società, il volontariato sia in leggera ma inequivocabile frenata. A maggior ragione in un 2026 proclamato dalle Nazioni Unite “anno internazionale del volontariato”. Come ricorda Luraschi nel testo della mozione, “attualmente, circa il 39% della popolazione residente svolge attività di volontariato, sia in forma organizzata, sia informale”, mentre qualche anno fa la percentuale superava il 40%. E a mancare all’appello, altro dato di riflessione, sono soprattutto le persone in età lavorativa, tra i 25 e i 54 anni, di gran lunga meno presenti rispetto a giovani e pensionati, ciò che evidenzia “un divario generazionale significativo”. Le persone hanno sempre meno tempo a loro disposizione e questo si riflette nella crescente difficoltà delle varie organizzazioni a reclutare e fidelizzare possibili volontari.
Nella sua mozione, la consigliera comunale dell’Unità di sinistra ricorda come “il volontariato non sostituisce né deve sostituire il lavoro professionale, in particolare nei settori sociali e sociosanitari, ma lo affianca e lo arricchisce”, generando valore sociale in termini di relazioni, solidarietà, inclusione e sviluppo di competenze personali e civiche. Senza dimenticare che sia il Cantone, sia diversi Comuni ticinesi già offrono la possibilità di godere di forme di congedo per attività di volontariato sociale. La Città di Bellinzona può dunque muoversi nella direzione di promuovere questa forma di solidarietà, favorendo la partecipazione dei suoi dipendenti ad attività di volontariato sociale, con una decisione che sosterrebbe indirettamente il lavoro di associazioni ed enti già attivi sul territorio.
Con la mozione si chiede dunque l’introduzione nel Rod di un nuovo capoverso che recita all’articolo 60: “Il dipendente ha diritto, compatibilmente con le esigenze di servizio, a un congedo pagato per attività di volontariato sociale, fino a un massimo di 8 giorni lavorativi all’anno. Per volontariato sociale si intendono prestazioni non remunerate svolte nell’ambito di enti o associazioni senza scopo di lucro, in particolare: a) a favore di persone anziane, malate o con disabilità; b) nell’ambito di attività giovanili, educative, sportive o di animazione; c) nell’ambito di interventi di soccorso, protezione o solidarietà; d) nell’organizzazione di colonie, soggiorni o attività analoghe. L’estensione del volontariato sociale agli ambiti ambientali e culturali è valida nella misura in cui gli enti o le associazioni di riferimento siano anch’essi senza scopo di lucro. Condizioni (eventuale capoverso aggiuntivo): il congedo è concesso su richiesta del dipendente, previa verifica della compatibilità con le esigenze di servizio, per attività che non sostituiscono prestazioni professionali retribuite”.
E Michela Luraschi conclude affermando che “si tratta di una scelta politica chiara: riconoscere il valore del tempo messo a disposizione degli altri, sostenere concretamente il tessuto sociale e investire nella coesione della nostra comunità. In un contesto in cui le fragilità aumentano, promuovere il volontariato non è un gesto simbolico, ma una responsabilità collettiva”.