Bellinzonese

Migranti al Seghezzone: si chiudono due alloggi e si risparmiano uno/due milioni

Dss e Dt motivano la scelta di alloggiare 88 richiedenti nei moduli prefabbricati in arrivo a Giubiasco da Lucerna: ‘Tempi molto stretti per il cantiere’

Il cantiere avviato di recente è stato stoppato dal Municipio
(Ti-Press/Golay)
26 febbraio 2026
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Richiedenti l'asilo in arrivo al Seghezzone di Giubiasco, vasto terreno situato vicino al fiume Morobbia, alla ciclopista e a un quartiere misto residenziale e artigianale; e a meno di un chilometro dal Centro polivalente di Camorino, la prima struttura per migranti in Ticino gestita direttamente dal Cantone e che può ospitare fino a 170 persone. Stamane, come già riferito in mattinata, la conferma giunta dal Cantone per quanto riguarda il Seghezzone. Diversi gli elementi poi specificati dai due consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Claudio Zali, responsabili del dossier, incontrando i giornalisti a Palazzo delle Orsoline. Il direttore del Dipartimento sanità e socialità spiega in particolare che la struttura in arrivo da Oltralpe e finora usata nel Canton Lucerna «ha dato buona prova di qualità ed efficacia nell’accoglimento dei migranti e che disporrà di 88 posti letto, spazi amministrativi e per la socializzazione. La gestione, come per altri siti analoghi in Ticino, dovrebbe essere affidata alla Croce Rossa». Per contro non è ancora dato sapere quali tipologie di migranti saranno assegnate a Giubiasco – aggiunge De Rosa – e su questo aspetto si attendono comunicazioni dalla Confederazione nel corso della primavera.

Si abbandonano Millefiori e Leon d'Or

Dal profilo logistico i tre o quattro anni di permanenza prevista al Seghezzone «permetteranno al Cantone d’individuare una soluzione definitiva», nel Bellinzonese o altrove, «la cui ricerca è in corso». In questo lasso di tempo i moduli «permetteranno di risparmiare uno/due milioni di franchi grazie alla chiusura di due attuali alloggi». Sono quelli di Giubiasco (gli appartamenti nel palazzo Millefiori, utilizzati dal 2023) e di Bellinzona (locanda Leon d’Or sotto la stazione), la cui gestione risulta più onerosa rispetto a strutture di media grandezza come quella in arrivo al Seghezzone. Un risparmio che deriva peraltro da una decisione del Gran Consiglio in ambito di preventivo.

Stop municipale e urgenza

Infine per quanto riguarda lo stop municipale al cantiere avviato senza regolari domanda e licenza edilizie, De Rosa chiarisce che i lavori preliminari «si sono resi necessari con una certa urgenza, visto l’accordo stipulato con Lucerna affinché i moduli siano ritirati nel corso di aprile». Entro quel termine il Ticino vorrebbe quindi poter avere terminato i lavori di sottofondo per poter adagiare adeguatamente i prefabbricati senza doverli posteggiare provvisoriamente altrove; moduli che dovranno poi essere ultimati con i vari allacciamenti, arredati e collaudati.

Non in centro ma nemmeno isolato

Nel frattempo, come detto, sarà organizzato un incontro pubblico con la popolazione locale. «La sensibilità in materia ha più sfaccettature: a Chiasso per esempio, anche a fronte di un numero elevato di migranti assegnato alla città di confine, le lamentele sono frequenti». Non a Bellinzona e Giubiasco, stando a quanto ci risulta. Sul fronte opposto, c’è chi sostiene che sia sbagliato marginalizzare i richiedenti l’asilo (vedi gli esempi degli ultimi anni in Val Bedretto e a Rovio). A questo riguardo Dt e Dss hanno valutato la situazione insieme al Municipio e al comitato dell’Associazione di quartiere e ritengono che il Seghezzone si trovi comunque ancora all’interno della zona urbana, con la stazione ferroviaria e relativo nodo intermodale che distano poco più di mezzo chilometro (10 minuti a piedi). Prova ne sia che il Decs e il Dss hanno in programma di realizzare lì in futuro un nuovo grande polo scolastico cantonale.

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