Bellinzonese

‘Pestata al Rabadan per aver chiesto permesso’

Una 21enne di Lugano presenta in polizia una denuncia contro ignoti nella quale cita però una guggen del Sottoceneri

La prevenzione a volte non raggiunge l’obiettivo
(Ti-Press)
12 febbraio 2024
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Liti e risse nella media, spiega il comitato della Società Rabadan nel primo bilancio parziale della 161esima edizione che terminerà all’alba di mercoledì. Una vittima si è rivolta alla nostra redazione raccontando la sua disavventura. «Era sabato sera, poco prima di mezzanotte, in pieno centro storico a Bellinzona. Mi hanno gettata a terra e presa a calci. Non ho subìto conseguenze fisiche, ma reputando gravissimo l’accaduto ho sporto oggi denuncia contro ignoti». Riassunto all’osso, è il racconto fatto da una 21enne di Lugano la cui ‘disavventura’ potrebbe essere stata ripresa dall’impianto di videosorveglianza della Città, potenziato in occasione del Carnevale. Immagini forse utili agli inquirenti per ricostruire la dinamica e risalire ai responsabili. «Tutto è nato – ci racconta la vittima – dalla mia richiesta di spazio per passare nella strettoia che collega piazza Collegiata e piazza Nosetto. Ero al Carnevale col mio compagno, mia zia e degli amici. In tutto sei persone. Che hanno assistito alla scena, sono intervenute e mi hanno aiutata».

‘Presa a calci come un pallone’

Il tutto si è consumato in pochi istanti: «C’era una marea di gente e in quel momento lo spazio ristretto era interamente occupato da una guggen del Sottoceneri (ndr: il nome fatto dalla vittima è noto alla redazione). Avanzavamo in fila indiana ed essendo io davanti ho chiesto di poter passare; al che un ragazzo della guggen mi ha risposto male insultandomi. Gli ho dato del maleducato e abbiamo brevemente discusso finché un altro tizio, vestito di nero, mi ha improvvisamente sferrato un pugno. Caduta per terra, quest’ultimo e altri tre che indossavano gli abiti della guggen mi hanno presa a calci colpendomi come fossi un pallone alle gambe, al costato e alla testa. Istintivamente mi sono rannicchiata e forse questo mi ha aiutata. I miei amici sono intervenuti cercando di riportare la calma. Fatto sta che ho avuto una crisi di panico; intanto gli aggressori e l’intera guggen si sono ben presto dileguati. Ci siamo rivolti al servizio di sicurezza segnalando l’accaduto e sono stata accompagnata alla tendina sanitaria dove mi hanno visitata. Come detto, fortunatamente non ho riportato conseguenze».

‘Si assumano la responsabilità’

Poco dopo, insieme al servizio di sicurezza, la ragazza ha intercettato alcuni membri della guggen, compreso colui il cui insulto aveva scatenato il diverbio iniziale: «Una di queste persone ha detto di aver assistito al pestaggio – ci spiega ancora la vittima –, ma di non conoscere i quattro colpevoli». Siccome il Ticino è piccolo, «è poi venuto fuori che mia zia conosce un membro della guggen. Quella sera assente, le avrebbe successivamente detto che nel gruppo WhatsApp della guggen si è in effetti discusso dell’aggressione. Qualcuno avrebbe scritto che uno di noi, passando, avrebbe deliberatamente rotto uno strumento. Il che è falso. Ora, spero che anche grazie alla mia denuncia la verità venga a galla. Ancora meglio sarebbe se i responsabili si facessero avanti assumendosi le loro responsabilità, senza farla ricadere sui loro compagni».

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