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La prima squadra diserta, la salvano i veterani

Seconda lega: i ‘vecchietti’ dell’Associazione calcio Ravecchia scongiurano la retrocessione. Gesto eroico che solleva questioni su fairplay e regolamento

(Ti-Press)
7 dicembre 2023
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Si marcavano a uomo, ma uno di questi due uomini aveva esattamente tre volte gli anni dell’altro. «Il ragazzo della squadra avversaria mi ha chiesto l’età, gli ho risposto cinquantuno. Mi ha guardato stupito dicendomi che lui ne aveva diciassette e dopo un istante ha aggiunto che suo padre ne aveva trentanove». È vero, nello sport, quando pensiamo di aver visto tutto, succede sempre qualcosa in grado di stupirci. E così è accaduto anche qualche settimana fa, quando i veterani dell’Associazione calcio Ravecchia, categoria seniori 40+, sono scesi in campo al posto della prima squadra che milita in Seconda Lega ma che aveva deciso di disertare. «Abbiamo giocato per salvare la squadra, per l’attaccamento alla maglia. Nel momento del bisogno ho subito pensato di mettermi a disposizione, ben cosciente della difficoltà fisica dell’impresa e di qualche antidolorifico che avrei dovuto prendere», ci racconta uno dei veterani.

All’Acr mancavano quattro partite per terminare il girone di andata. Per scongiurare il ritiro della squadra e la retrocessione era necessario giocarne almeno due, dando forfait alle altre. «Sono entrato nel 1986 nelle giovanili, questa società mi ha permesso di praticare lo sport che ho sempre amato: il calcio. E sono grato a chi mi ha sempre fatto trovare la maglia pulita, un panino o un piatto di pasta pronto dopo la partita». Alla fine, acciacchi a parte e qualche botta ricevuta, il morale dei ‘vecchietti’ post partita era alto, pur avendo incassato cinque gol contro il Basso Ceresio e 13 contro l’Arbedo-Castione. «Non importa il risultato, ciò che conta è che abbiamo salvato la squadra», ci dicono alcuni ex giocatori e dirigenti.

Imposizione, addio e rinuncia

Dietro a questa storia tra il romantico e l’eroico si cela però qualche ombra: perché la prima squadra ha deciso di non più giocare? Tutto inizia il 19 ottobre quando il presidente Luigi Marotta rassegna le dimissioni non avendo trovato un accordo con la società. Se ne va sbattendo la porta. In un comunicato diramato dal comitato bianconero, guidato ora dal neopresidente Darko Tesic, si spiega che le dimissioni sono da ricondurre al fatto che l’assemblea ordinaria non ha accettato “l’imposizione di un nuovo membro di comitato proposto da Marotta e nemmeno presente all’assemblea”. Dal canto loro i giocatori, prosegue il comunicato, “esigevano il reintegro immediato dell’ex presidente minacciando in caso contrario di non scendere più in campo”. Giocatori che il giorno successivo hanno quindi comunicato al club la rinuncia a giocare a causa di episodi da loro definiti “inaccettabili, con inutili tentativi di trovare una soluzione insieme alla società”. Il comitato ha quindi chiesto loro di almeno onorare il girone di andata per rispetto degli altri sodalizi, ma la trattativa non è andata a buon fine. “Pretendevano che il presidente venisse reintegrato, quando è stato lui stesso ad andarsene”, chiarisce il comitato nel medesimo comunicato.

Marotta: ‘Visioni calcistiche divergenti’

Abbiamo interpellato l’ormai ex presidente Luigi Marotta per chiedere cosa l’abbia spinto a dimettersi. «Me ne sono andato perché in questo comitato non c’era più futuro. Comitato al quale non importava granché dei risultati sportivi ottenuti. A loro interessava solo fare le feste di Natale e Carnevale». Aggiunge di aver avuto invece ambizioni sportive per il Ravecchia: «Da quando ho preso in mano la squadra, in due anni e quattro mesi siamo arrivati al massimo livello del calcio regionale ticinese. Quando ho spiegato che la società non doveva solo migliorare dal lato calcistico ma anche da quello organizzativo e finanziario, mi han fatto capire che non erano interessati. Non volevano creare un gruppo di lavoro in grado di portare nuovi sponsor e soldi alla società. Da quando sono entrato in carica come presidente ho portato 20mila franchi circa all’anno di sponsor, grazie a mie società e a società che lavorano con me; ma non bastava, era necessario fare di più». A tal proposito, Marotta fa notare che una squadra in Seconda Divisione ha costi maggiori, ad esempio per l’arbitraggio che a quel livello è più oneroso. «Tirate le somme, le spese annue ammontano a circa 50mila franchi». Ma quanto ha investito nella squadra? «Tanto del mio tempo». E nei giocatori? «Quando si vinceva offrivo delle pizze, tutto qui, qualche volta da bere. E visto che la squadra vinceva tanto... mi toccava offrire sovente». Quindi le dimissioni: è vero che si è portato via i giocatori? «Ho detto loro che me ne andavo, ma che erano liberi di continuare a giocare nel Ravecchia». Evidentemente non hanno voluto.

Ripartire da zero

Ora, la prima squadra del Ravecchia dev’essere totalmente ricomposta. Ancora gli ex dirigenti: «Confidiamo che il gesto dei veterani non sia stato vano, ma siamo consapevoli che sarà dura. Per noi oltre all’aspetto sportivo ce n’è anche uno sociale: per un ventennio abbiamo vissuto diversi momenti extracalcistici molto importanti, partecipando a manifestazioni, e non vogliamo cancellare la storia della nostra società e tanti bei ricordi».

La Federazione calcio: ‘Non possiamo intervenire’

Per capire che aria tira, abbiamo interpellato alcuni ex dirigenti del Ravecchia, tutt’oggi molto vicini all’associazione, che però non intendono entrare nel merito della diatriba. Tuttavia sollevano perplessità riguardo all’operato della Federazione calcio ticinese: «Non ha tutelato la storia di una società ultranovantenne, mettendone a rischio l’esistenza». Sollecitato dalla redazione per una reazione, il presidente Fulvio Biancardi ritiene che la questione non sia di competenza di Federcalcio: «Evidentemente dispiace, ma sono situazioni interne ai club nelle quali noi non possiamo intervenire. Deploriamo l’accaduto ma non abbiamo nessuno strumento per mediare o trovare soluzioni». La competenza si limita dunque a quanto accade in campo. Dichiarazioni che scontentano gli ex dirigenti Acr: «Un atteggiamento secondo noi inaccettabile. Se è vero che in campo i comportamenti scorretti possono portare a giorni di squalifica, purtroppo in questo caso non è previsto alcun tipo di sanzione». Peraltro quattro turni di forfait sarebbero costati all’Acr seimila franchi: un danno importante anche dal profilo finanziario. «Quindi oltre al danno anche la beffa, perché non solo avremmo dovuto ritirare la squadra ma anche spendere una somma ingente».

Paghe occulte? ‘Senza prove non si può far nulla’

Tornando alle partite, risulta chiaro che quelle perse dai veterani con parecchi gol di scarto falsano l’andamento del campionato. Biancardi evidenzia che «si è verificata una situazione simile al ritiro di una squadra. Perciò si sta valutando se il regolamento attuale debba essere modificato». Quanto poi alla squadra che diserta a quattro partite dalla fine del girone per questioni interne alla società, alcune testimonianze raccolte dalla redazione parlano di significativi compensi ai giocatori. Un tema ricorrente nel calcio regionale. Marotta, come detto, assicura che tutto si è svolto correttamente e di essersi limitato a pagare delle cene e a offrire da bere. «Lo statuto di ‘amateur’ – ricorda dal canto suo Biancardi – suggerisce in effetti la possibilità di versare unicamente un rimborso spese e non compensi. In assenza di prove concrete, non possiamo segnalare un caso alla competente commissione dell’Associazione svizzera di football».

L’esodo verso il Cadenazzo

Da gennaio Luigi Marotta sarà il nuovo presidente dell’Fc Cadenazzo, sempre in Seconda Lega, e prenderà il posto di Arnaldo Caccia, già municipale e oggi granconsigliere, che ricoprirà il ruolo di vice (occupandosi della parte amministrativa) assieme all’altro vice, il sindaco Marco Bertoli responsabile delle finanze. Rimane in carica il resto del comitato. «Marotta ci darà una boccata d’ossigeno», spiega Caccia. Oltre ad alcuni sponsor porterà una decina di giocatori usciti dal Ravecchia. «Questo ci permetterà di proseguire in Seconda Lega, perché nel girone di andata abbiamo avuto molti infortuni e siamo rimasti con una rosa di una decina di calciatori».

Obiettivo della squadra, attualmente ultima in classifica, è di concludere il campionato evitando la retrocessione. In caso di successo è previsto un premio a fine stagione, rivela Caccia: «Ma i nuovi calciatori non ci costeranno nulla, se non venti franchi a punto versati a chi gioca e un rimborso spese per le trasferte». Quanto al fatto che delle società verserebbero veri e propri salari in nero o mascherati da rimborsi spesa, «si tratta di una situazione nota. Ma da noi non è assolutamente il caso», assicura Caccia specificando che nell’ambito dei rimborsi spesa vengono versati gli oneri sociali e concludendo con un aspetto positivo: «Abbiamo la fortuna di avere nella regione delle ditte che hanno assunto alcuni giocatori dando loro un’occupazione».

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