Bellinzonese

Spento l’incendio alla BiascArena: ora spazio agli inquirenti

Danneggiato l’impianto fotovoltaico, si cerca la causa. Il direttore Aet: ‘Realizzato da ditte ticinesi specializzate’. Pista inagibile per diversi giorni

(Ti-Press/Golay)
7 settembre 2023
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Allarme rosso rientrato a Biasca dove per oltre due ore il locale Corpo pompieri, coadiuvato da colleghi inviati da Bellinzona, ha lottato contro l'incendio scoppiato verso le 12.30 sul tetto della BiascArena di proprietà comunale. Le fiamme, domate dopo poco più di due ore, si sono originariamente sviluppate nella parte centrale del tetto, per poi estendersi col passare dei minuti ad altre parti. Il sindaco Loris Galbusera rileva che il tetto «è completamente ricoperto di pannelli fotovoltaici e l'incendio, per quanto si è potuto sapere, riguarda proprio l'impianto realizzato tre anni fa dalla Società elettrica sopracenerina insieme all'Azienda elettrica ticinese. Ogni valutazione di dettaglio sull'origine esatta del rogo e sulle possibili cause dovrà poggiare su una perizia tecnica specialistica», dichiara alla ‘Regione’ non nascondendo la preoccupazione per eventuali danni subiti dalla struttura e infiltrazioni d'acqua. Come pure per le conseguenze prevedibili, nelle prossime settimane e mesi, per il regolare esercizio delle attività sportive che viene per il momento sospeso. Spazio dunque, nelle prime ore, alla Polizia scientifica chiamata a eseguire i cosiddetti ‘rilievi del caso’.

Stop per una settimana, forse per mesi

A questo riguardo il municipale Joël Rossetti, capodicastero Sport e tempo libero, spiega che da una prima conta dei danni emerge l'impossibilità di utilizzare la pista per più giorni, di sicuro sino alla fine della prossima settimana: «A parte il fatto che risulta completamente danneggiata metà dell'impianto fotovoltaico e dell'isolazione, dalla prima visita fatta all'interno emerge che un po' d'acqua è filtrata dal tetto e che sul soffitto formato da lamiere metalliche si notano delle macchie nere. Questo significa che del calore è penetrato. A questo punto è prioritario, e questa fase richiederà più giorni, eseguire una perizia che indichi quanto grave e diffuso è il danno subìto, se questo abbia intaccato anche la struttura portante e se in definitiva la statica è assicurata. In caso contrario, bisognerà sostituire anche parti del tetto, ciò che richiederebbe svariate settimane se non mesi». Domani, sotto lo sguardo vigile di una ditta di sicurezza, saranno svuotati gli spogliatoi utilizzati da squadre e società sportive. Peraltro, il prossimo weekend la pista avrebbe dovuto ospitare parte della tappa biaschese di Sportissima, che sarà invece interamente concentrata al centro sportivo Vallone tranne ovviamente pattinaggio artistico e curling. Pista come noto usata anche per il pattinaggio libero e per allenamenti e partite di hockey di alcuni club che dovranno a questo punto cercare ghiaccio altrove.

Provvidenziale intervento dei tecnici Ses

L'impianto fotovoltaico – il più grande nella regione delle Tre Valli – è stato realizzato nel 2020 e ha una produzione annua calcolata di 310mila kWh, pari al fabbisogno energetico di circa 70 economie domestiche. In casa Sopracenerina si segnala come provvidenziale la presenza nelle immediate vicinanze di una squadra di operai attiva nella vicina centrale tecnica. «Non appena hanno notato del fumo levarsi dal tetto, i nostri collaboratori si sono precipitati nella pista di ghiaccio disattivando e isolando l'impianto fotovoltaico. Un gesto che ha notevolmente agevolato i pompieri nelle operazioni di spegnimento», spiega alla redazione il portavoce Ses Lorenzo Franscioni. Risposte sulle possibili cause sono attese anche in casa Aet, responsabile – in base agli accordi presi – della manutenzione. Il direttore Roberto Pronini specifica che l'impianto è stato realizzato da ditte ticinesi specializzate e certificate: «Di sicuro, per ora, c‘è solo che si tratta di un evento anomalo, proprio per il fatto che l'impianto è di recente costruzione e le condizioni meteorologiche oggi sono favorevoli».

Casi rarissimi e possibili cause

Molte dunque le domande che si rincorrono per ora senza risposta, in particolare se bisogna temere che anche altri impianti simili, soprattutto abbastanza nuovi e di ultima generazione come quello in oggetto, possano incendiarsi. Da capire, ad esempio, se abbiano potuto influire le importanti precipitazioni di fine agosto, che a Biasca non si sono però manifestate sotto forma di grandine, al contrario del martoriato Locarnese dove si registrano centinaia di pannelli danneggiati e da sostituire poiché inutilizzabili. A ogni modo le statistiche parlano chiaro: incendi di questo tipo sono rarissimi. Più d'una invece le possibili cause, come ad esempio i fulmini, l'ossidazione dei contatti elettrici e la scorretta installazione dei moduli che può provocare un surriscaldamento anomalo delle celle.

Allievi rispediti a casa. Tenere chiuse le finestre

Gli allievi delle vicine scuola media e scuola professionale che stavano per riprendere le lezioni pomeridiane, sono stati rispediti a casa, o in ogni caso tenuti a debita distanza, per evitare problemi di intossicazione, vista la colonna di fumo nero che si è alzata nel cielo di Biasca dirigendosi verso nord a causa dell'aria calda proveniente dalla Riviera. A loro volta gli abitanti della zona sono stati invitati a non avvicinarsi e a tenere chiuse le finestre e spente ventilazione e aria condizionata.

Pompiere accusa malore

Non si registrano feriti, ma durante le operazioni di spegnimento un pompiere ha accusato un malore ed è stato trasportato in ambulanza all'ospedale per dei controlli. Sul posto oltre ai pompieri anche Polizia cantonale e Tre Valli Soccorso.

L'ESPERTO

‘Non c’è un rischio accresciuto per la salute’

Quale Centro di difesa cantonale Abc (Atomico-biologico-chimico) i pompieri della capitale intervengono in tutto il Ticino e anche nella galleria di base del Gottardo in caso di incidenti con merci pericolose. Al comandante Samuele Barenco chiediamo se di fronte a un incendio di pannelli fotovoltaici di tale proporzione i biaschesi debbano temere per la loro salute. «Anzitutto – premette – il primo gesto da compiere in circostanze simili è disinserire l’impianto fotovoltaico, isolarlo dalla rete». E in effetti è quanto ha fatto la squadra di operai Ses presente in quell’istante in prossimità della pista di ghiaccio. «Tuttavia – prosegue il comandante Barenco – disinserire non significa ancora che i pannelli diventino innocui. Infatti se fortemente irradiate, come nella giornata odierna, le celle continuano produrre energia, ciò che ci complica un po’ la vita perché dobbiamo considerare l’impianto come se fosse in realtà ancora sotto tensione». La situazione si complica, ma non è il caso della BiascArena, con i tetti a falde: «Qui un rischio aggiuntivo per noi è rappresentato dai pannelli che a rogo in corso si staccano cadendo al suolo o nelle aree in cui i pompieri sono in piena azione».

Tornando alla domanda iniziale, la risposta di Barenco è tranquillizzante: «No, che io sappia la combustione di pannelli fotovoltaici non comporta un rischio accresciuto per la salute dell’uomo rispetto ad altri materiali presenti negli edifici. Va però ricordato che ogni combustione, che si tratti di pannelli solari o altro, genera sostanze chimiche più o meno nocive. La tossicità dipende sia dal materiale, sia da come e quanto lo stesso brucia. Se la combustione non è ottimale, possono sprigionarsi residui tossici e in taluni casi anche cancerogeni. Ora, se si entra direttamente in contatto con quel fumo, perché magari ci si trova nell’edificio in fiamme o nelle immediate vicinanze, cresce il rischio di subire un’intossicazione. Ma se, come nel caso in questione, la colonna di fumo sale nel cielo e si disperde rapidamente nell’atmosfera, i rischi per la salute della popolazione si riducono sensibilmente. Anche perché si tratta di eventi puntuali con una durata limitata a qualche ora, non giorni».

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