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16.09.2022 - 19:13
Aggiornamento: 19:42

Ciclovie espresso e zone 30 per ‘un vero cambio di paradigma’

Mobilità lenta a Bellinzona: tra le proposte dell’Associazione traffico e ambiente limiti di velocità in tutto l’abitato e zona d’incontro in piazza Simen

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Ti-Press

È una Bellinzona con massima priorità alla bicicletta quella immaginata tra una ventina d’anni dall’Associazione traffico e ambiente (Ata). Ieri la sezione della Svizzera italiana ha presentato alla stampa un dettagliato fascicolo di 40 pagine che vorrebbe fungesse da guida per Comune e Cantone circa i programmi delle prossime legislature. Da misure puntuali, a interventi più ambiziosi che agli occhi dell’Ata darebbero al territorio una dimensione decisamente più ‘ciclistica’ a scapito del traffico veicolare. Pur riconoscendo come con l’aggregazione Bellinzona abbia mostrato una lodevole intraprendenza in materia di mobilità lenta, per l’associazione urge comunque «un cambio di paradigma se si vuole davvero avere una rete per le due ruote degna di questo nome», ha sottolineato Bruno Storni, consigliere nazionale e presidente sezionale dell’Ata.

Gli intervenuti ritenuti prioritari

Nel documento elaborato nel corso degli ultimi anni da un apposito gruppo di lavoro con la collaborazione dello studio Comal, l’associazione sottolinea in particolare l’esigenza di assicurare, specialmente sugli assi principali della rete, una circolazione riservata alle sole biciclette, senza interferenze di pedoni e di veicoli a motore. Servono dunque – questa per l’Ata la maggiore necessità – dei percorsi principali riservati unicamente alle biciclette (elettriche comprese), prioritariamente per la mobilità quotidiana di lavoratori e scolari. Delle ‘ciclovie espresso’ ad alto standard (colorate, a doppia corsia e larghe almeno 4 metri per agevolare sorpassi e incroci) pensate per collegare Bellinzona a Biasca, Grono e Locarno. Si tratterebbe di realizzare nuovi percorsi da unire a quelli già esistenti. Ad esempio quello immaginato lungo il fiume Ticino – una delle opere ritenute più urgenti – tra Via Franscini e il ponte di Sementina. Viene altresì considerato prioritario procedere con la realizzazione di una nuova via per biciclette per l’attraversamento di via Zorzi e giungere alla zona delle scuole Arti & Mestieri. Un collegamento immaginato tramite una passerella riservata alle due ruote che si aggiungerebbe a quella pedonale già esistente. La Città ha invece intenzione di allargare quella già presente per rendere anche ciclabile. La terza priorità esposta dall’associazione è la realizzazione, nell’ambito della costruzione del semisvincolo, di un sottopasso lungo via Tatti all’altezza di via Luini e via Borromini, ritenuto molto critico l’attraversamento attuale, già luogo di collisioni tra ciclisti e veicoli.

Completare la segnaletica e migliorare la viabilità sui ponti stradali

Presentato dal membro di comitato Antonio Mottini e dall’ingegnere pianificatore della mobilità Marco Sailer, il piano d’indirizzo con una visione di 15-20 anni da realizzare a tappe, mette l’accento anche sulla necessità di aggiornare e completare la segnaletica (la passerella sul fiume Ticino tra Gnosca e Claro realizzata 25 anni fa è ancora priva di segnaletica indicativa), così come di apportare migliorie ai ponti stradali sul fiume Ticino. Lungo la strada cantonale si sollecitano poi attraversamenti ciclabili appositamente strutturati almeno ogni 500 metri (secondo l’Ata gli unici attraversamenti sicuri sono quelli semaforici di piazza Simen e la passerella recentemente inaugurata ai Saleggi). Altri suggerimenti inseriti nel documento sono trasformare in un percorso pedonale e ciclabile almeno uno dei due marciapiedi sul ponte di Gorduno, rendere a uso esclusivo di pedoni e ciclisti almeno una delle due corsie di via Ripari Tondi, permettere il transito in senso inverso ai ciclisti su via C. Molo e altre piccole proposte di migliorie (delimitazioni della strada più precise, maggiore ombreggiatura, maggiore manutenzione).

‘Proposta forte, ma è infatti tutta un’altra Città che ci immaginiamo’

Tra le proposte più ambiziose presentate oggi c’è sicuramente quella del limite di 30 km/h sull’intera area urbana, con mantenimento del regime 50 km/h sulle strade principali, escluse però arterie molto trafficate come ad esempio via Bellinzona e via Zorzi. Una proposta che per l’Ata deve essere vista come una misura collaterale in grado di ottimizzare gli effetti positivi del futuro semisvincolo, segnatamente per indirizzare il traffico sull’autostrada aggirando Giubiasco e la parte sud dell’abitato. Un’altra proposta di drastico cambiamento è quella di rendere il comparto di piazza Simen (tra via Claudio Pellandini e via Vincenzo Vela, davanti all’Hotel Unione) una zona d’incontro, con limite di velocità a 20 km/h e precedenza a pedoni e biciclette. «Riconosciamo che può apparire una proposta un po’ forte – ha affermato Storni –, ma è proprio un altro tipo di città che ci immaginiamo, una città dove non si prende la macchina per attraversarla».

Anche la Città ha avviato uno studio

Ricordiamo che lo scorso febbraio il Municipio ha annunciato l’avvio di uno studio per un’analisi empirica, critica e costruttiva dell’offerta di mobilità dolce maturata negli ultimi anni sul territorio comunale, per valutarne la qualità e il possibile sviluppo concreto, orientando così di conseguenza i prossimi investimenti a dieci anni dalle prime misure introdotte e cofinanziate da Confederazione e Cantone grazie alle varie fasi del Programma di agglomerato del Bellinzonese (Pab). Con l’obiettivo di dotarsi di dati certi e di prospettive concrete per aprire una nuova stagione di interventi migliorativi. Tutte le proposte dell’Ata, è stato specificato, vanno prese come spunto per le autorità, con proposte da vagliare e considerare. «Per la Città ma anche per il Cantone può essere una spinta per fare di più rispetto a quello che già stanno facendo», ha sottolineato Storni, convinto che in Ticino il potenziale sia ancora grande se si guarda a quelli che l’Ata definisce virtuosi esempi di città europee (sono state citate Copenaghen, Monaco e Pesaro), o per restare in Svizzera Berna e Winterthur. L’associazione si dice cosciente che quanto proposto – un elevato sviluppo della mobilità ciclistica pari al 30% – richiede non solo impegni finanziari di una certa rilevanza ma anche costanza e cura nella preparazione e nella programmazione delle opere, dalla pianificazione del Piano regolatore, agli accordi con i privati, con gli enti coinvolti e la popolazione. Per realizzare quanto proposto – obiettivi che per l’Ata potrebbero ribaltare gli usi quotidiani della mobilità urbana e davvero incentivare all’utilizzo delle due ruote da parte di tutte le fasce d’età della popolazione – l’associazione si immagina un paio di milioni di investimento all’anno. L’Ata ha tenuto aggiornato il Comune di Bellinzona nel corso dell’elaborazione del documento (intitolato ’Bellinzona per le biciclette’), che nella sua versione definitiva sarà distribuito al Municipio e ai consiglieri comunali. Prossimamente sarà anche disponibile sul sito web dell’associazione.

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